Casella di testo: Metodi per diventare Santi
Casella di testo:         Tra i Santi del primo novembre                                           posta@unangelo.it

 

Fratel Francesco Giai Baudissard è morto il 22 novembre 2006, presso la Clinica “Betania”, a Roma. Aveva 82  anni di età, 64 di Professione religiosa e 64 di servizio in Vaticano.

È un religioso che ha fatto della fedeltà e della precisione  nel compimento del proprio dovere la sua via di unione al Signore. Aveva buona cultura religiosa e una convinzione dominante: “Dio è presente nella sua Volontà e noi, facendo la sua Volontà, siamo con Dio e diventiamo santi”. 

 

E’ facile ricordare qualche tratto della vita di fratel Giai perché fu estremamente semplice e lineare, “tutto casa, chiesa e lavoro”.

Nato in Francia, a la Tronche di Grenoble, ha conosciuto nella sua infanzia le difficoltà proprie degli emigrati, accresciute anche per la mancanza del padre. La mamma Margherita, appena poté, ritornò in Italia e si stabilì a Giaveno (Torino) ove educò nell’amore e nella fede i due figli, Francesco ed Ester.

In questo clima di sacrificio e di fede sbocciò la vocazione di Francesco che, a 15 anni, il 22 ottobre 1939, bussò alla porta di Don Orione (allora ancora vivente), a Tortona,  per “darsi al Signore”.

Dopo la professione religiosa, emessa a Villa Moffa di Bra (Cuneo) l’8 dicembre 1941, fu inviato a Roma, nella comunità orionina cui, l’anno prima, era stato affidato il servizio di Poste e Telefoni del Vaticano.

Giai ha dunque trascorso tutta la sua vita religiosa in Vaticano, ben 64 anni, essendovi giunto nel 1942. In un primo tempo svolse l’ufficio di telefonista e poi, dal 1948, ricoperse il ruolo di vice-capo delle Poste Vaticane, affiancando i vari Ispettori orionini delle Poste e Telegrafo Vaticane che egli ricordava sempre con stima e devozione: Don Giuseppe Callegari, Don Dionisio Di Clemente, Don Angelo Cordischi, fino all’attuale Don Giorgio Murtas.

Noi confratelli lo ricordiamo fedelissimo, onorato e concentrato sempre nel suo speciale servizio di responsabile del servizio delle Poste Vaticane.

Personalmente, gli sono stato a fianco per 5 anni, mentre ero al servizio della Congregazione per la Dottrina della Fede, e ho potuto sperimentare direttamente la sua gentilezza, la sua finezza spirituale sempre volta al miglior bene. Ho sempre apprezzato il suo amore verso la Congregazione di cui si interessava con cuore di figlio.

Era molto discreto e riservato, ma anche molto sensibile verso le persone con parole e gesti di attenzione.

Coltivò la sua vita spirituale con la fedeltà alle pratiche di preghiera comunitaria e alimentandosi delle celebrazioni e delle altre iniziative offerte nella Basilica Vaticana.

Aveva grandissima devozione verso il Santo Padre e verso tutti gli Ecclesiastici del Vaticano. Coltivò relazioni con molti ecclesiastici, comunità religiose e laici; si offriva per piccoli e fedeli servizi pratici e religiosi.

Era lontana dalla sua bocca ogni parola di pettegolezzo o di critica. Stimava con la parola e indicava con il comportamento quale doveva essere la rettitudine e la devozione nel servire la Santa Sede e il Santo Padre.

Negli ultimi anni, alcuni problemi di salute diminuirono la vigoria fisica di Fratel Giai e ne rallentarono l’attività. Ma volle “morire d’in piedi”, come amava ripetere San Luigi Orione, cioè al proprio posto con gioia, al lavoro. E così fu per Fratel Giai che, fino a 15 giorni fa, continuò la sua semplice e santa vita quotidiana tra casa, chiesa e ufficio. Proprio in chiesa, nella sua cara basilica di San Pietro, durante una celebrazione, il 2 novembre scorso, un grave malore lo avvisò che era giunto il tempo del riposo, della ricompensa, della gioia che Dio che nella sua Provvidenza non toglie mai ai suoi figli se non per prepararne una più certa e più grande.

Questa gioia eterna è stata invocata per lui con la Messa di esequie celebrata nella chiesa a Sant’Anna al Vaticano con grande concorso di ecclesiastici, confratelli e fedeli. La celebrazione è stata preceduta da una breve visita per una preghiera del Card. Angelo Sodano, già Segretario di Stato. Ha poi presieduto la Messa l’arcivescovo Mons. Renato Boccardo, Segretario generale del Governatorato. Al suo lato erano altri due vescovi, Mons. Oscar Rizzato e Mons. Giovanni Coppa, Don Flavio Peloso, superiore generale e Don Giorgio Murtas, ispettore delle Poste e Telegrafo del Vaticano. Tra gli intervenuti c’erano anche Mons. Giorgio Corbellini, Mons. Giuseppe Conte, Don Elio Torrehiani, direttore della Tipografia Vaticana, il prof. Mario Agnes, direttore de “L’osservatore Romano”, molti confratelli, i dipendenti delle Poste Vaticane e numerosi religiosi e laici. A coronamento della stima e dell’affetto di cui godeva fratel Giai in Vaticano, è giunto anche il telegramma con la Benedizione del Santo Padre, a firma del Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. La salma di Fratel Francesco Giai è poi proseguita per Giaveno (Torino) ove sarà tumulata.

 

Don Flavio Peloso

 

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