Casella di testo: “Hanno Scritto”      mEtodi per diventare santi
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Alla mia comunità e a tutti coloro che credono nei sogni.

Caro amico/a,

«Ma di che sogno sei? Cos’hai negli occhi tuoi? E quello che hai nel cuore tu lo sai? È un sogno antico che non morirà perché è lì da sempre e ti ricorda che…».

Sono le parole del canto che ha aperto il meeting dei giovani di Portici, San Giorgio a Cremano e San Sebastiano al Vesuvio svoltosi il 19 maggio 1996 in occasione della visita pastorale del nostro cardinale Michele Giordano. Quel giorno ero presente anch’io insieme a tanti giovani che con grande emozione si raccontavano i propri sogni e, forse, c’eri anche tu!

Anch’io ho un sogno, ma non l’ho mai raccontato a nessuno. Mi rendo conto però che non è più il tempo delle mezze verità e non è giusto nascondere qualcosa che ho dentro e che, forse, avrei dovuto dire da molto tempo.

Il mio sogno è il sogno di Dio: “Io sogno una nuova umanità formata da uomini santi, che crede nell’amore come segno di unità”. Probabilmente penserai che sono un illuso, un folle sognatore, perché la santità è riservata ad un’élite, a dei privilegiati ricchi di svariati doni spirituali. Ma ti posso assicurare che non è così. La santità è per tutti gli uomini! Dio stesso disse a Mosè: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (Lv 19,1).

Sicuramente adesso ti starai chiedendo come si diventa santi, quali sono i mezzi più semplici per santificarsi ed essere felici. Ti rispondo subito: conoscere Gesù, la sua vita, il suo amore. Conoscerlo fino in fondo, senza pensare mai di conoscerlo fin troppo, imitarlo ed essere sempre suo testimone!

Conoscere Gesù significa farsi delle domande su di Lui e chiedersi in continuità chi è, fino a giungere alla domanda cruciale: “Per me chi è Gesù?”. Ma come è possibile conoscere Gesù e fare esperienza di Lui? Come imparare ad essere suo discepolo e testimone, cioè “santo”? Bisogna anzitutto avere il coraggio di interrogarsi senza paura, abbandonandosi a Lui e spogliandosi di sé stessi, delle proprie idee, giudizi e pregiudizi. Occorre essere semplici e umili per farsi meravigliare da Lui e affezionarsi.

Forse tutto questo ti potrà sembrare difficile, ma è più semplice di quanto tu possa immaginare. Diceva S. Francesco di Sales: «Io penso che tra il libro del Vangelo e la vita dei santi c’è la stessa differenza che passa tra la musica scritta e la musica cantata». E allora, cosa aspetti?, «canta e cammina, vai avanti nel bene e progredisci nella santità» (S. Agostino).

Comincia, allora, col leggere il Vangelo di Marco, meditalo, approfondiscilo. Il Vangelo di Marco è stato definito il “manuale dell’apprendista discepolo”, e tu, perché non cerchi di farlo diventare una sorta di “manuale di istruzioni” per vivere da santo? In nessun altro Vangelo c’è un continuo e serrato confronto con Gesù come in Marco. Sin dall’inizio Gesù è colui che chiama. Chiama per una testimonianza e un apostolato, per continuare la sua opera ed essere dei santi, ma non improvvisa i suoi testimoni, né i suoi apostoli, non getta nessuno allo sbaraglio. Prima vuole educare a lungo i suoi discepoli, non come fa un maestro che si limita a dare informazioni, ma come uno che insegna un modo di vivere. Per questo li vuole sempre accanto a sé a tal punto che il Vangelo dice: «li chiamò perché stessero con Lui» (Mc 3,14). Quando la vita terrena di Gesù si conclude i suoi discepoli si disperdono nel mondo intero a continuare la sua opera. Altri li hanno seguiti fino ad oggi e adesso siamo noi che dobbiamo fare la loro stessa esperienza. Gesù chiama anche noi “a stare con Lui”, a fare, leggendo con calma e nella preghiera il suo Vangelo, la stessa esperienza dei primi discepoli. Come loro dobbiamo imparare con pazienza ad essere suoi discepoli, ovvero dei santi. Essere santo significa dare bellezza e senso alla propria vita sull’esempio di Gesù, significa sentirsi anche umanamente realizzati in pieno. Solo Gesù è l’uomo veramente riuscito: santo e simile a Lui sarà chi si sforza di vivere così come egli è vissuto. Diceva Charles de Foucauld: «Accettiamo il Vangelo, è per mezzo del Vangelo, secondo il Vangelo che saremo giudicati. Non secondo questo o quel libro di questo o quel maestro spirituale, di questo o quel dottore, di questo o di quel santo, ma secondo il Vangelo di Gesù, secondo le parole di Gesù, gli esempi di Gesù, i consigli di Gesù, gli insegnamenti di Gesù. Seguiamo dunque gli insegnamenti di Gesù, i consigli, le parole, gli esempi di Gesù e non quelli di questo o quel maestro, di questo o quel santo, se essi si allontanano poco o molto da quelli del nostro solo Maestro e del solo perfettamente santo: Gesù».

Fare esperienza di Gesù è un’esperienza personale che non si può raccontare, ma si deve vivere in prima persona. Anch’io ho conosciuto Gesù, ho fatto esperienza di Lui e l’ho riconosciuto come l’unico Maestro della mia vita. Posso dire in coscienza: Gesù è il mio cuore ed io ho puntato su di Lui la mia vita, l’unica vita che ho. Ho capito che vale la pena seguirlo, cercare di uniformarmi a Lui. Adesso Gesù conta molto nella mia vita, la mia esistenza non ha senso senza di Lui, non ha uno scopo se non annuncio Lui, se non sono sempre suo testimone. Gesù mi ha conquistato ed io ho conquistato Lui, ed ora posso affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).

Caro amico/a, ti ho detto queste cose con trepidazione ed entusiasmo perché ti voglio bene. Sono un piccolo sacerdote giovane e fragile, ed ho bisogno anche del tuo aiuto per realizzare questo mio sogno. Un’ultima cosa sento, però, di dirti: qualunque età tu abbia non è mai troppo tardi, getta le tue reti nella famiglia, nel tuo ambiente di lavoro, nella società, nella Chiesa. Non esitare! Prendi il largo e abbandonati all’immensità di Dio. Sii sempre felice di amare Dio e il prossimo con un cuore semplice ma grande e nei momenti difficili non scoraggiarti mai, fermati nel silenzio del tuo cuore e la preghiera ti aiuterà. Se vuoi vienimi a trovare, potremo parlarne assieme. O se vuoi scrivimi mailto:maricci@inwind.it

Ti lascio raccontandoti le “paure di una piccola brocca”.

«Signore scusami se vengo a disturbarti.

Poco fa mi è venuta in testa un’idea …

può darsi che tu abbia bisogno di un santo...

Allora sono venuto per accordarmi sul posto

e per assumermi l’incarico, perché penso di saperlo fare bene.

Per quanto se ne dica, il mondo è pieno di gente perfetta.

Ci sono quelli che ti offrono dei sacrifici

e, perché tu non sbagli,

li contano e segnano una piccola crocetta su un quaderno.

A me non piace fare dei sacrifici!

Mi costano tremendamente.

Quello che tu mi hai dato Signore,

tu lo sai bene che te lo sei preso,

tutto quello che ho potuto fare è di non protestare.

Nel mondo c’è anche gente che si corregge un difetto per settimana.

Sono per forza perfetti alla fine di un trimestre.

Io Signore, forse non ho abbastanza fiducia per fare questo

e poi: cosa ne so se sono ancora vivo alla fine della settimana?

Tu sei così imprevedibile e così impulsivo mio Dio!

Così a me piace altrettanto conservare i miei difetti

e mi servo di questi il meno possibile.

La gente perfetta ha tante qualità:

tanto che non c’è posto per altre cose nella loro anima:

loro non arriveranno mai ad essere dei santi!

Ma, Signore, un santo è un vaso vuoto

che tu puoi riempire della tua grazia

e traboccare del tuo amore trinitario.

Vedi, Signore, io sono un vaso vuoto

con un po’ di fango nel fondo!

Lo so bene, non è pulito…

Se tu però, Signore, non sai cosa fartene di me,

io non insisterò.

Ti chiedo però di riflettere un po’ sulla mia situazione

perché è abbastanza preoccupante.

Quando andrai nella tua cantina,

ricordati che in qualche parte sulla terra,

una piccola brocca vuota è a tua disposizione…».

Anche tu sei una piccola brocca, lasciati riempire dal suo amore, perché Dio “crede” in te! Lui “va pazzo per te!”.

«Qualunque cosa ti accada tu non stancarti mai di credere ai tuoi sogni e di cercare di essere felice. E quando sul tuo cammino incontrerai qualcuno che ha perso le sue ali dimenticando il sogno del suo cuore, tu guardalo negli occhi e poi sussurragli così: E tu, di che sogno sei?».

Io ho un sogno e, per favore, lasciatemi sognare…

 

Napoli, 27 settembre 1998                                                                                                                                   

 

                                                                       Con amicizia.

    Marco