Casella di testo: 14  luglio                 metodi per diventare santi
Casella di testo: “Dio è tutto; il resto, tutto il resto è nulla! Salvar l’anima che non muore è l’unico impegno per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell’uomo sulla terra”.

             San Camillo de Lellis nasce a Bucchianico (Chieti) nel giorno della festa di S. Urbano, patrono del paese, il 25 maggio 1550. La sua nascita è fonte di grande gioia, perché il fratello maggiore, Giuseppe, era morto in tenera età.

 

La madre, Camilla de Compellis, è molto anziana, “già bianca di capelli e con la faccia crespa” dicono le cronache, tanto che la letizia della gravidanza si mescola un po’ alla vergogna. La gente, ricordando il Vangelo, la chiama S. Elisabetta.

In quel giorno solenne, Camilla viene colta dalle doglie del parto durante la celebrazione eucaristica. Rientrata frettolosamente a casa, dà alla luce il bambino in una stanza adibita a stalla. “Come Gesù”, commentano subito i paesani.

Il padre, Giovanni, di nobile famiglia ormai decaduta, è capitano di fanteria assoldato a compagnie di ventura, impegnato in numerose battaglie a servizio della Spagna.

 

Mamma Camilla muore quando Camillo ha 13 anni. A 18 anni, intraprende la carriera delle armi, partecipando in compagnia del padre che muore nel 1570, a parecchie campagne militari.

Camillo rimane solo, conosce lo smarrimento e la solitudine. Il duro mestiere delle armi, la passione delle carte e dei dadi, la corruzione dell’ambiente militare minano la sua salute fisica e spirituale.

Costretto a chiedere l’elemosina dinanzi alla chiesa di S. Domenico a Manfredonia, accetta di lavorare come manovale presso il Convento dei Cappuccini.

Quando il lavoro nel convento è finito, i Cappuccini decidono di trattenerlo per i bisogni della comunità.

 

Il 1° febbraio 1575 il Padre Guardiano (Superiore) lo manda al convento di S. Giovanni Rotondo con delle provviste per i frati e l’impegno di potarne delle altre. Giunto a S. Giovanni Rotondo nel pomeriggio, viene accolto con cordialità da P. Angelo, guardiano del convento. Ambedue discorrono a lungo nell’orto del convento. Il frate gli parla di Dio e della salvezza dell’anima con parole semplici e luminose: “Dio è tutto; il resto, tutto il resto è nulla! Salvar l’anima che non muore è l’unico impegno per chi vive una vita breve e sospesa come quella dell’uomo sulla terra”.

Passata la notte in bianco, la mattina seguente, il 2 febbraio 1575, Festa della Purificazione della Vergine Maria (oggi Festa della Presentazione del Signore), dopo aver partecipato alla Messa e ricevuto la candela benedetta, riparte con il suo asino verso Manfredonia per portare il vino al convento.

Lungo la strada solitaria, risuonano nella mente le parole del frate: “Dio è tutto… il resto è nulla…”. Ad un certo punto scende dalla sella e si butta a terra piangendo: “Signore ho peccato! Perdona a questo gran peccatore! Misero e infelice me, che per tanto tempo non ti ho conosciuto, mio Dio, e non ti ho amato! Dammi tempo di far penitenza e di piangere a lungo i miei peccati, fino a lavare con le lagrime ogni macchia di essi… Non più mondo… non più mondo!”. Rimane a lungo a piangere; alla fine si alza con il desiderio di iniziare una vita nuova. Decide di farsi frate cappuccino.

 

Camillo è un gigante, con i suoi due metri di statura, ma fragile ai piedi. Da due anni una misteriosa piaga al piede destro lo tormenta fisicamente e psicologicamente.

Il saio francescano, irritando la pelle, riapre la piaga e Camillo deve ricoverarsi presso l’Ospedale S. Giacomo degli Incurabili a Roma. Raggiunto qualche miglioramento decide di tornare fra i Cappuccini, ma sotto lo sfregare del ruvido panno francescano, la piaga si riapre un’altra volta. Deve, così, interrompere l’esperienza fatta presso i frati e tornare di nuovo a Roma, questa volta definitivamente. Camillo ripete tra sé e sé: “Poiché Dio non mi ha voluto cappuccino, né in quello stato di penitenza, dove desideravo tanto stare e morire, è segno che mi vuole qui al servizio di questi suoi poveri infermi” e si dedica a vivere tutto per gli altri.

 

Rimane nell’ospedale e si prende cura degli infermi con ogni carità. Qui sente per la prima volta la volontà di Dio: “instituire una Compagnia d’homini pij et da bene che non per mercede ma volontariamente e per Amor d’Iddio servissero (gli ammalati) con quella carità et quella amorevolezza che sogliono far le madri verso i loro proprj figliuoli infermi”.

Questo è l’inizio d’un nuovo carisma nella Chiesa di Dio. A Camillo si unirono i primi compagni che cominciarono a pregare davanti ad un Crocifisso in un oratorio allestito nell’ospedale.

Come spesso succede, Camillo e i suoi compagni incontrano i primi ostacoli. Accusati di volersi impossessare del comando dell’ospedale, gli viene imposto di disfare il piccolo oratorio.

Stanco e sfiduciato, Camillo sta per cedere, quando il Crocifisso stacca le braccia dalla croce e gli dice: “Di che t’affliggi o pusillanimo? Seguita l’impresa ch’io t’aiutero, essendo questa opera mia e non tua…”.

Da quel momento niente lo potrà più fermare! Studia e viene ordinato sacerdote il 16 maggio 1584. Dopo varie vicende assieme ai compagni si trasferisce nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, vicino al Pantheon.

Chiede a Papa Sisto V il privilegio di portare una croce rossa sull’abito religioso. Inizia così l’avventura dei Ministri (in altre parole: servi) degli infermi, che da oltre 400 anni assistono i malati, fedeli all’esempio del Padre Camillo.

La particolarità dell’Ordine Camilliano consiste nel servire tutti i malati e i sofferenti, anche con pericolo di vita, espresso nel quarto voto.

Camillo muore a Roma la sera del 14 luglio 1614. Proclamato beato dal Papa Benedetto XIV nel 1742 e canonizzato nel 1746, viene dichiarato nel 1866, da Leone XIII, Patrono di tutti gli ospedali e di tutti i malati.

Papa Pio XI, nel 1930, lo addita come modello a medici e infermieri,

Paolo VI, nel 1964, lo pone quale Patrono dell’Abruzzo, assieme a S. Gabriele dell’Addolorata. Infine, nel 1975 lo dichiara Patrono della Sanità Militare, e poi speciale Patrono dei portatori di Pace Maker (cardio-elettro-stimolatori).

San Camillo

De Lellis

 

Sacerdote

 

Bucchianico (CH)

25 maggio 1550

 

+ Roma

14 luglio 1614