Casella di testo: 21   ottobre     metodi per diventare santi
Casella di testo: mentre il demonio vorrebbe tutti vittime di giustizia, per la devozione al SS.Sacramento si aprono le porte della divina misericordia. (San Gaspare del Bufalo)

Beato Nicola Barré

 

dell’Ordine dei minimi di

San Francesco di Paola

 

nato ad Amiens (Francia)

il 21 ottobre 1621.

 

morto a Parigi

il 31 maggio 1686

 

beatificato da Giovanni Paolo II  il 7 marzo 1999

 

memoria liturgica 21 ottobre

 

Fondatore delle

suore del Bambino Gesù

e promotore dell’insegnamento popolare in Francia

Una vita di apostolo

           Nicola Barrè nasce ad Amiens (Francia) il 21 ottobre 1621.

           E' il primogenito di genitori commercianti, che avranno dopo di lui quattro figlie.

           La sua famiglia conosce una certa agiatezza, ma intorno ad essa grande è la miseria causata dalla guerra, dalla carestia e dalle epidemie.

           Egli ha 15 anni, al tempo del lungo assedio di Corbie, situato a diciassette chilometri da Amiens, mentre la peste si abbatte sulla regione, provocando la morte di migliaia di persone.

           Nicola Barrè compie studi brillanti e gli si prospetta un bel futuro.

           All'età di 19 anni, però, avendo terminato le scuole, presso i Gesuiti della sua città, decide di entrare nell'ordine religioso dei Minimi di S. Francesco da Paola, il cui nome significa 'i più piccoli'.

           I Minimi di Amiens sono vicini alla gente del popolo.

           Come in molte altre città della Francia, vengono chiamati 'i buoni uomini', a motivo di questa 'prossimità', della loro bontà e semplicità.

           Il loro motto è 'Charitas'.

           Essi conducono una vita frugale, testimoniando che la vera felicità non è nelle ricchezze, ma nella condivisione e nella conversione del cuore.

           Ciò attira Nicola Barrè, così pure il desiderio di poter pronunciare i voti ed essere inviato in missione più rapidamente, rispetto agli altri Ordini.

           Egli lascia, quindi, Amiens ed entra nel noviziato di Nigeon, vicino a Parigi (oggi: Passy).

           I suoi superiori, avendo rilevato le sue non comuni capacità intellettuali, decidono di tenerlo nella capitale, nel convento di Place Royale. Ci si aspetta "che egli si faccia un grande nome nelle alte speculazioni del pensiero".

             A 23 anni, è professore di filosofia, poi nel 1647, dopo la sua ordinazione sacerdotale, insegna teologia.

           Sei anni dopo, gli affidano anche l'incarico di bibliotecario.

           La famosissima biblioteca del convento, frequentata dalla 'elite intellettuale', contiene non meno di quindicimila volumi.

           E' questa l'aspirazione profonda del giovane che ha abbandonato Amiens, qualche anno prima, con un ardente desiderio di potere, al più presto, annunciare il Vangelo e lavorare alla conversione dei peccatori?

           Ci è permesso di dubitarne ...

           Inoltre, il convento di Parigi, sotto l'influenza di religiosi come il Padre Mersenne, è diventato il luogo di ritrovo dei sapienti, dei grandi, dei cortigiani; di conseguenza, agli occhi di alcuni, sembra che si sia allontanato dalla propria vocazione “minima”.

           Nicola Barrè soffre per questa situazione. Tuttavia, si dedica, senza misura, all'incarico affidatogli, al quale aggiunge, come ogni Minimo, la direzione spirituale e la predicazione.

           L'eccesso di lavoro, però, l'austerità, la fatica, le tensioni e le delusioni lo trascinano, a poco a poco, nella notte dell'angoscia e del dubbio.

           La prova è dura e ormai, per molti anni, Nicola Barrè camminerà nella notte.

           "lo uso tutta la fede, la speranza, l'amore, la pazienza e il coraggio che ho, per gridare verso il cielo, senza nessuna sicurezza che le mie grida siano udite".

           A questa confidenza fatta a un amico si deve aggiungerne un'altra: quella della certezza della misteriosa presenza di Dio nel cuore stesso di questa notte:

"Questa notte è un eccellente giorno,

vi si vede tutto, senza nulla vedere,

vi si sa tutto, senza nulla sapere,

vi si possiede tutto senza timore".

           A 36 anni, Nicola Barre sembra sfinito, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente. Viene allora mandato nel convento di Amiens, dove svolge l'incarico di sagrestano, per due anni.

           Là, in una vita più semplice, più vicina ai poveri, riprende progressivamente le proprie forze. A poco a poco, un cammino di pace, di serenità, si apre in lui: consentire a Dio, nel più profondo dell'oscurità della propria anima, abbandonarsi a Lui, affinché "attraverso questa penuria, in Dio egli abbia tutto il suo bene".

           Proprio nel cuore della sua esperienza, Nicola Barrè attinge l'eccezionale talento di guida spirituale delle persone provate nella fede.

           'Tagliato, appuntito dalle prove che ha saputo superare, senza lasciare la mano di un Dio apparentemente nascosto, egli è diventato uno strumento pronto a ricevere da Lui una nuova missione.

           Nel 1659, malgrado la sua salute sia ancora fragile, Nicola Barrè viene mandato a Rouen, per predicarvi le missioni popolari, che stimolano, molto in fretta, un grande numero di persone di ogni ambiente a sollecitarlo per la direzione spirituale.

           Egli ha -si dice di lui- un dono particolare per leggere nei cuori; egli ottiene molte trasformazioni profonde e conversioni, tanto che un'espressione quasi proverbiale ricorre nella città, quando si parla di un miscredente: "Si dovrebbe condurlo da Padre Barrè".

           Durante le missioni, è colpito dalla miseria e dall'abbandono morale, nei quali si trovano i bambini e i giovani dei quartieri popolari.

           La maggior parte, soprattutto le ragazze, non sanno nè leggere né scrivere e, sebbene battezzati, non hanno nessuna formazione cristiana.

           Giovanissimi, lavorano, mendicano, rubano o si prostituiscono. Talvolta, essi sono rinchiusi in quei luoghi di esclusione, per gli uni, di reinserimento, per gli altri, che sono gli 'ospedali generali' inventati, a quell'epoca, per rinchiudervi coloro che la società rifiuta e dai quali essa vuole proteggersi.

           AI tempo di una missione, predicata a Sotteville les Rouen, nel 1662, e poco dopo nella città di Rouen stessa, Nicola Barrè comunica la propria preoccupazione ad alcune giovani che invita a mettersi, con coraggio e disinteresse, a servizio della gioventù e dell'infanzia abbandonata.

           Per lui, si tratta di combattere la maledizione della povertà, a partire da una delle radici del male: la mancanza di accesso a una formazione umana e spirituale.

           Di fronte all'umanità sfigurata dalla miseria e dall'ingiustizia, Nicola Barrè non smette di ricordare che gli esseri umani sono stati creati a immagine di Dio.

           In un'epoca in cui il bambino è poco considerato, questo apostolo contemplativo è convinto che se Dio, in Gesù, "non soltanto si è fatto uomo, ma persino bambino", è "per farsi prossimo" dei più umili, dei più piccoli, dei più poveri, affinché possano conoscere il suo amore.

           Nel 1669, egli propone alle giovani, che si sono impegnate, da qualche anno, nell'educazione popolare (scuole gratuite, catechismo, laboratori, alfabetizzazione e formazione cristiana delle donne) di vivere "unite le une alle altre" e di formare, così, una comunità laica, senza voti religiosi, in una vita "rischiata" per il Vangelo.

           Nicola Barré lo fa nel suo modo naturale, diretto, senza mascherare le difficoltà, dopo aver a lungo pregato e verificato che l'ispirazione gli viene dallo Spirito Santo.

           Senza esitazione e "di gran cuore", quelle donne che egli ha formate al quotidiano, a una vita come quella degli apostoli, rispondono:

           "Sì, lo vogliamo e ci abbandoniamo alla divina Provvidenza, con totale disinteresse".

           Questa comunità non cessa di crescere e di svilupparsi, in tutta la Francia, durante la vita del Padre Barrè, che continua a ispirarle zelo, amore per i poveri, disinteresse, umiltà e semplicità.

           Essa è motivo di molte opposizioni e incomprensioni, incluse quelle di alcuni confratelli Minimi. Tuttavia si diffonde anche per dare vita a nuovi gruppi, come a Reims, con Nicola Roland (Suore del Bambino Gesù), o per aiutare temporaneamente alla formazione di altri Istituti, Come a Lyon (Suore di S. Carlo), a Lisieux  (Suore della Provvidenza), ecc.

           L'opera di Nicola Barrè e, soprattutto, lo spirito che la ispira divengono un punto di riferimento, in mezzo a molte difficoltà e contraddizioni.

           L'Istituto delle Scuole caritatevoli è come la Chiesa: la sua crescita gli farà sicuramente incontrare , persecuzioni, difficoltà e contraddizioni.

           Tutto ciò che sembrerà distruggerlo lo consoliderà.

           Dobbiamo essere abbandonati a Dio, per questo disegno, e aspettare tutto da Lui, con fiducia".

           Dal 1675 fino alla sua morte, nel 1686, all'età di 65 anni, Nicola Barrè è nuovamente a Parigi, dove persegue la stessa missione di Rouen, sostiene la nascita di scuole popolari, è direttore spirituale molto competente, accanto a persone provate da pene interiori, e ardente predicatore del Vangelo.

           A più riprese, viene consultato da Giovanni Battista de la Salle.

           Egli stesso si è reso conto della difficoltà dei giovani a continuare la professione di maestri nelle scuole popolari, così disprezzate a quell'epoca. Non ha potuto fare di quelli che si sono impegnati in questa azione educativa un gruppo costituito in comunità, come è avvenuto per le'Maestre'.

           Per tale motivo, Nicola Barré consiglia a Giovanni Battista de la Salle di fare lui stesso delle scelte radicali, che saranno decisive nella fondazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane: rinunciare a tutti i suoi beni e condividere la vita di quei poveri maestri di scuola, che il giovane prete di Reims considerava allora "molto al di sotto dei suoi servitori".

           Senza lasciarsi fermare dalla malattia, nè dal sentimento profondo della propria povertà, il Padre Barrè continua ad accompagnare, illuminare, consolidare le persone che cercano in lui la luce.

           'Sovente, un direttore riceve molte luci e doni celesti, per diffonderli su coloro che dirige. E' ricco dei beni altrui.

           Se si separasse ciò che gli viene donato per gli altri, dalle sue grazie e virtù personali, rimarrebbe quasi del tutto nudo, "povero e miserabile".

           Quando, in un certo modo, si dimentica se stessi e si lavora per la salvezza del prossimo, essendo chiamati da Dio a questa missione, Egli prende una particolare cura della salvezza e della perfezione della persona, che si sacrifica in questo servizio”.

           Alle donne, sempre più numerose, e ad alcuni giovani, che si offrono per il servizio educativo dei bambini poveri, Nicola Barrè insegna come attingere nella contemplazione del "Dio fatto uomo e persino bambino” l'amore, la pazienza, il coraggio, il disinteresse e la libertà interiore, necessari agli educatori.

           Alla comunità formata dalle 'Maestre caritatevoli', sparse in varie regioni della Francia, egli conferisce un minimo di organizzazione, ma nessuna certezza materiale che possa assicurarne la durata.

           Le uniche fondazioni solide sono l'abbandono a Dio e la totale libertà dell'apostolo.

           A coloro che soffrono moralmente o spiritualmente il Padre Barrè insegna, con la pazienza e la sicurezza, nate dalla sua esperienza, a non fuggire la prova, ma a farne il luogo stesso dell'incontro con Dio, perché vi sgorghi la sorgente di una pace indicibile.

           Egli muore a Parigi, il 31 maggio 1686. Apprendendo la notizia del suo decesso, le folle si precipitano sino al Convento, nel quartiere del Marais, gridando: "II santo dei Minimi è morto"'.

           Nella sua ultima lettera, Nicola Barrè lascia un messaggio di speranza ai suoi discepoli, preoccupati per il futuro della fondazione, così fragile, senza nessun mezzo che possa assicurare materialmente la sua continuità: "Qualunque cosa vi accada, siate sempre in pace e affidatevi a Dio; riceverete secondo la vostra fede, la vostra speranza, la vostra carità, e ancora di più".

 

(Sr.Brigitte Flourez)