Casella di testo: 19   ottobre        metodi per diventare santi
Casella di testo: Ricordati, o purissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato. Animato da tale confidenza, a te ricorro, O Madre, o Vergine delle vergini, a te vengo e, peccatore contrito, innanzi a te mi prostro. Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen. 

             Ovada, ai confini della Repubblica di Genova, sul finire del 1713. Il diciannovenne Paolo Francesco Danei, figlio di un commerciante semifallito, ha l’animo in subbuglio.
È il secondogenito di una famiglia che conta 15 figli. Vorrebbe aiutare il padre nel commercio, ma da un po’ di tempo avverte in sé, confusamente, dolorosamente, che è chiamato a percorrere un’altra strada. Un giorno ascolta, casualmente, una predica sulla Passione di Cristo. È una folgorazione. L’irrequieto giovane è preso da un sacro zelo per la causa del vangelo. Infervorato come gli antichi crociati, decide di entrare volontario nell’armata veneziana che, nel 1715, si appresta a muovere guerra contro i musulmani allo scopo di “liberare” per l’ennesima volta il santo Sepolcro. E parte davvero, ma è questione di poco: a
Crema, a seguito di un’altra provvidenziale ispirazione, comprende ben presto che la “santa crociata” ha ben poco di santo e molto di terribilmente affaristico. Avvilito, riprende le sue attività, ma ben presto nel suo spirito nasce il desiderio di darsi a Cristo in maniera nuova: non con la violenza della spada e della morte, ma con quella, ancora più dirompente, della croce e della vita: è l’intuizione carismatica che aspettava da tempo. La sua esistenza cambia radicalmente: comincia a camminare scalzo, a mortificarsi, a “vivere con altissima povertà”. Desideroso di “darsi ad una vita santa e perfetta”, indossa una rozza tonaca nera, si impegna nel servizio dei poveri e degli infermi, si circonda di una schiera di discepoli. Il cambiamento è sorprendente: finisce per crederci anche il suo Vescovo il quale, nel 1720, lo riveste dell’abito da eremita e lo autorizza a ritirarsi presso Castellazzo Bormida. Qui, tra digiuni, rapimenti di spirito, tentazioni e penitenze, Paolo scrive il Diario e traccia il testo delle Regole per l’istituzione che ha in animo di fondare. Contemporaneamente si dà alla predicazione, inaugurando quel regime di vita intensamente contemplativa e insieme apostolica che seguirà fino alla morte. La sua strada è ormai segnata. Ma sarà lunga è cosparsa di croci. Decide subito di recarsi a Roma per ottenere dal Papa l’approvazione del nuovo Istituto. A Roma lo aspetta una grave delusione: non soltanto non viene ricevuto da Innocenzo XIII, ma è respinto come un volgare vagabondo. Deluso e mortificato, Paolo si ritira in un eremo disabitato, sull’Argentario (Grosseto). Percorsi storici e geografici apparentemente incomprensibili e fallimentari, ma che segnano, provvidenzialmente, la sua esistenza umana e spirituale. Nel 1727, per l’insistenza di alcuni Vescovi e Cardinali che ormai nutrono grande stima nei suoi confronti, viene consacrato sacerdote da papa Benedetto XIII. L’anno successivo si fissa stabilmente con i primi compagni sul Monte Argentario, ove costruisce il primo “ritiro”, ossia la prima casa della futura istituzione. È una esplosione di bene: Paolo si dedica alla catechesi, all’apostolato, alle missioni popolari. L’11 giugno 1741 emette la sua solenne professione religiosa prendendo il nome di Paolo della Croce ed esibendo sul petto il “segno della Passione”: un distintivo a forma di cuore sormontato dalla croce con, all’interno, la scritta “JESU XPI PASSIO”, “La Passione di Gesù Cristo”. Per la sua istituzione sceglie una denominazione chilometrica: “Congregazione dei Chierici scalzi della Santissima Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”: la gente semplice, che ama le cose spiccie e dirette, preferisce chiamarli “Passionisti”, e tali rimangono, ancora oggi. Da quel momento è un susseguirsi di nuove fondazioni create fra difficoltà di ogni genere. Non mancano prove interiori che lacerano il suo animo: è “l’interiore desolazione”, la “notte dello spirito”, fatta di scrupoli, tremendi dubbi contro la fede, aridità. Per circa cinquanta anni egli resiste a questa oscura notte dello spirito con una speranza che viene sublimata dalla “nuda fede” e dal “puro amore”. Su tutto, anche sul buio dell’animo, Paolo mette il Cristo crocifisso. La violenza della prova si ripercuote anche nel fisico: per lunghi anni lamenta una strana “palpitazione di cuore”; c’è anche chi vede un indumento da lui usato “il quale era come abbrustolito particolarmente dalla parte del cuore”. Il dott. Federico del Bene, nel visitarlo, nota che “aveva due o tre delle costole sinistre curve ed elevate più del solito delle altre della parte destra”. A questa vita interiore di altissimo livello mistico, Paolo accompagna una attività apostolica che ha dell’incredibile. Predica centinaia di “missioni” popolari percorrendo mezza Italia: Alessandria, Gaeta, Troia, Soana, Pitigliano, Montalcino, Massa, Populonia, Acquapendente, Città della Pieve, Genova, Chiusi, Orvieto, Tarquinia, Civitavecchia, Perugia, Todi, Viterbo, Tuscania, Sutri, Nepi, Chiavari, Orte, Gallese, Porto S. Rufina, Bagnoregio, Civita Castellana, Magliano Sabina, Camerino, Roma, Montefiascone, Ferentino, Piperno, Sezze, Terracina, Grosseto, ecc. Finisce anche a Latera (paese natale di chi scrive) dove predica, converte e stupisce con fenomeni sorprendenti, come riferiscono i testimoni: “Cosa prodigiosa ancora fu quella osservata in Latera. Facendo il Servo di Dio il discorso alli sacerdoti di quel paese, nella sagrestia della chiesa parrocchiale, ed esortandoli al buon esempio, e ad esercitarsi nell’ascoltare le confessioni, parlava un giorno con tanto zelo e fervore, che fu veduto alzarsi dalla terra, e così passeggiare per la detta sagrestia in aria, quasi volando”. Per tutta la vita, anche se infermo e assillato da mille impegni, questo autentico appassionato di Cristo non si darà tregua: tiene l’ultima missione a Roma nel 1769 in S. Maria in Trastevere, coronando quasi cinquant’anni di lavoro massacrante e straordinariamente fecondo. Celebra la sua ultima Messa il 15 giugno 1775, ma “stentò a terminarla”. Ancora una volta, quella mattina, si offre a Gesù in “sacrificio d’amore e dolore”, “vittima sacrificata in olocausto, tutto a fuoco, tutto a fiamme, tutto in cenere”. È il suo testamento spirituale: stremato dagli strapazzi, dalle penitenze e dalle malattie, muore nel pomeriggio del 18 ottobre 1775. Alla sua morte, mentre il popolo saccheggia i suoi poveri indumenti per farne reliquie, tutta Roma si commuove nel rendere l’ultimo omaggio all’esemplare passionista: vero appassionato di Cristo, indomito appassionato dell’uomo. San Paolo della Croce per umiltà, e talvolta anche in vena di buon umore, diceva di avere una “faccia da bandito”. E con i banditi ebbe davvero numerosi contatti nel corso delle sue numerose peregrinazioni in terra maremmana. Adulto, raccontava ai suoi confratelli: “Mi volevano tanto bene che per me avrebbero dato anche la vita”. Spesso, nei viaggi, questi banditi l’accompagnavano per lunghi tratti e obbedivano ai suoi richiami con una docilità ammirevole. Non mancarono conversioni clamorose. Uno di loro, in segno di rispetto, non esitò a radersi i baffi e recidersi la “treccia”; un giorno due di essi si gettarono in un fosso per salvarlo dalle acque; in più di una occasione ci furono alcuni che, incontrandolo per sentieri irti di rovi e sassi, arrivarono al punto di stendere i loro mantelli perché egli, scalzo, non si ferisse i piedi.

Alessandro Belano su “Don Orione Oggi” - ottobre 2005

www.donorione.org

 

 

Dalle «Lettere» di san Paolo della Croce, sacerdote

Predichiamo Cristo crocifisso

                

                 E' cosa nobile e santa meditare sulla passione di Cristo; questo é il modo di arrivare alla santa unione con Dio. In questa santissima scuola s'impara la vera sapienza: qui l'hanno imparata i santi. Quando poi la croce del nostro dolce Gesù avrà poste più profonde radici nel vostro cuore, canterete: Soffrire, non morire; oppure: Soffrire o morire; oppure ancora meglio: Non soffrire e non morire, ma solamente trasformarsi totalmente secondo la volontà divina. L'amre é virtù unitiva e fa proprie le pene dell'amato Bene. Un tal fuoco, che penetra fin nelle midolla delle ossa, trasforma l'amante nell'amato e unisce in modo così sublime l'amore col dolore, il dolore coll'amore, da formare un insieme di amore e di dolore tanto unito che non si distingue né l'amore dal dolore, né il dolore dall'amore. L'anima amante gioisce nel suo dolore e fa festa nel suo doloroso amore.

             Siate dunque fedeli nell'esercizio delle virtù e massime nell'imitare il dolce Gesù paziente, perché questo é il gran culmine del puro amore. Fate che non solamente nell'interno, ma anche nell'esterno si veda da tutti che portate l'immagine di Gesù Crocifisso, tutto dolce, mansueto, paziente. Chi infatti si mantiene interiormente unito con il Figliuolo del Dio vivo, ne porta l'immagine anche al di fuori, con un continuo esercizio d'eroica virtù e massime d'un patire virtuoso, che non si lamenta né di dentro né di fuori. Statevene così tutti nascosti in Gesù Crocifisso, senza desiderare altro che d'essere tutti trasformati per amore in ciò che egli vuole in tutto, in tutto.

             Così, divenuti veri innamorati del Crocifisso, celebrerete ogni momento la festa della croce nel tempio interiore, in un silenzioso penare senza appoggio a creatura alcuna. E poiché le feste si celebrano con allegrezza, così la festa della croce dei devoti del Crocifisso si fa penando e tacendo con volto ilare e sereno, perché tal festa sia più segreta alle creature e scoperta solamente al sommo Bene. In questa festa si fa sempre solenne banchetto, perché ci si nutre della divina volontà, ad esempio del nostro Amore Crocifisso.

San Paolo della Croce

 

Sacerdote

fondatore della Congregazione dei Passionisti

 

Ovada (Alessandria)

3 gennaio 1694

 

+ Roma, 18 ottobre 1775