Casella di testo: 7  marzo        metodi per diventare santi
Casella di testo: Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. (Vangelo)

Due meravigliose giovani donne, martiri sotto l'Imperatore Settimio Severo. Nell'epopea dei Martiri cristiani, Il racconto della loro passione è un documento di eccezionale valore, sia perché autentico, sia perché scritto dalla stessa Perpetua, che lo stese in prigione. di nascosto, fino alla vigilia del martirio, a edificazione dei fratelli in Cristo.

Perpetua era una nobildonna di Cartagine, e Felicita era la sua devota schiava. Ma le distanze sociali, furono annullate dall'amore.

Veramente né Perpetua né Felicita né gli altri tre uomini condannati con loro, Saturnino, Secondulo e Saturo, erano cristiani battezzati. Erano catecumeni, cioè aspiranti al battesimo. La grazia del Sacramento li raggiunse, come un premio, mentre erano in carcere, in attesa del martirio.

« Fummo messi in prigione, - narra la donna di Cartagine, - e ne rimasi sbigottita, perché non mi ero trovata mai fra tenebre così folte. La sera stessa feci una lunga preghiera e una visione mi apparve. Vedevo una scala d'oro che dalla terra poggiava in cielo, ma così stretta che una sola persona poteva montare. Ai piedi della scala stava accovacciato un enorme serpente. Vedevo in cima Saturo, e m'invitava a salire: "Vieni - mi diceva - ma bada che il serpente non ti morda". Non mi morderà, perché in me è Gesù Cristo". A questo nome il serpente si allungò e si scosse sbarrando la scala, ma gli posi il piede sul dorso e salii liberamente ». Perpetua narra poi i dolorosi episodi della prigionia: Secondulo muore di stenti. Felicita, che sta per avere un figlio, potrebbe evitare il martino, ma prega perché il parto giunga presto, ed ella possa così unirsi ai compagni. Infatti il bambino nasce due giorni prima della data fissata per lo spettacolo nel circo. Nelle doglie del parto, un soldato la schernisce:«Come ti lamenterai allora, quando ti sbraneranno le belve? ». La risposta di Felicita vale un trattato di dottrina cristiana.« Quello che patirò allora - dice - non lo patirò io, ma lo soffrirà Gesù per me ».

Per Perpetua, la prova più difficile è invece quella del padre, il quale, benché pagano, le vuole molto bene. Perciò supplica affinché la figlia torni con lui, all'affetto della famiglia, al bambino di pochi mesi. Perpetua ha il pianto alla gola. Non può parlare. Ripete soltanto una frase: la semplice, e difficilissima, professione della fede:«Sono cristiana ».

Poi, qualcun altro prende la penna caduta dalla mano di Perpetua, per raccontare le ultime vicende di quei corpi, sospesi in una rete e straziati da una giovenca infuriata, finiti poi dalla spada; per fissare le ultime parole di quelle donne che appartengono ormai alla gloria della Chiesa, anzi dell'umanità.

 

Colletta

 

O Dio, che hai sostenuto le sante martiri Perpetua e Felicità con la forza invincibile della tua carità e le hai rese intrepide di fronte ai persecutori, concedi anche a noi, per loro intercessione, di perseverare nella fede e di crescere nel tuo amore. Per il nostro Signore...

 

I Lettura

 

Sir 51, 1-12

Ti glorificherò, Signore mio re, ti loderò, Dio mio salvatore; glorificherò il tuo nome, perché fosti mio protettore e mio aiuto e hai liberato il mio corpo dalla perdizione, dal laccio di una lingua calunniatrice, dalle labbra che proferiscono menzogne; di fronte a quanti mi circondavano sei stato il mio aiuto e mi hai liberato, secondo la tua grande misericordia e per il tuo nome, dai morsi di chi stava per divorarmi, dalla mano di quanti insidiavano alla mia vita, dalle molte tribolazioni di cui soffrivo, dal soffocamento di una fiamma avvolgente, e dal fuoco che non avevo acceso, dal profondo seno degli inferi, dalla lingua impura e dalla parola falsa.

Una calunnia di lingua ingiusta era giunta al re. La mia anima era vicina alla morte, la mia vita era alle porte degli inferi.

Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava; mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano.

Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore, e delle tue opere che sono da sempre, perché tu liberi quanti sperano in te, li salvi dalla mano dei nemici.

Ed innalzi dalla terra la mia supplica; pregai per la liberazione dalla morte.

Esclamai: <<Signore, mio padre tu sei e campione della mia salvezza, non mi abbandonare nei giorni dell'angoscia, nel tempo dello sconforto e della desolazione. Io loderò sempre il tuo nome; canterò inni a te con riconoscenza>>.

La mia supplica fu esaudita; tu mi salvasti infatti dalla rovina e mi strappasti da una cattiva situazione.

Per questo ti ringrazierò e ti loderò, benedirò il nome del Signore.

 

Salmo

 

Sal 123

Il Signore ci ha liberati dalla morte.

 

Se il Signore non fosse stato con noi,

quando uomini ci assalirono,

ci avrebbero inghiottiti vivi,

nel furore della loro ira.

 

Le acque ci avrebbero travolti;

un torrente ci avrebbe sommersi,

ci avrebbero travolti acque impetuose.

 

Noi siamo stati liberati come un uccello

dal laccio dei cacciatori:

il laccio si è spezzato

e noi siamo scampati.

 

Il nostro aiuto è nel nome del Signore

che ha fatto cielo e terra.

 

 

Canto al Vangelo

 

Lode e onore a te Signore Gesù.

(Oppure, fuori Quaresima)

Alleluia, alleluia.

 

Rallegratevi ed esultate,

voi che oggi siete nel dolore,

perché già vostro è il regno dei cieli.

Lode e onore a te Signore Gesù.

(Oppure, fuori Quaresima)

Alleluia.

 

 

Vangelo

 

Mt 10, 28-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: <<Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.

Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli>>.

Santa PERPETUA

e

Santa FELICITA

martiri

Subirono il martirio a Cartagine nel 203, durante la persecuzione di Settimo Severo.

Della loro morte resta ancora una bellissima narrazione che in parte fu stesa dai medesimi confessori e in parte da uno scrittore del tempo.