Casella di testo: 19   marzo      metodi per diventare santi
Casella di testo: La porta del Tabernacolo sarà per me la porta delle Divine Misericordie 
(San Luigi Orione)

Il custode del Messia

 “Il più grande tra i santi e il meno conosciuto”. La definizione, trovata sulle pagine di una rivista religiosa, è, certo, ad effetto, ma in parte vera. Si riferisce a San Giuseppe, lo sposo di Maria, un santo popolare, uno di quelli che ogni tanto, scolorito e spiegazzato, esce inaspettatamente dalle pieghe di un portafoglio. Eppure pochi lo conoscono, forse perché gli stessi vangeli sono avari di informazioni: non ci regalano neanche una parola di Giuseppe di Nazaret, il quale si affaccia in quelle pagine solo in poche scene: ma che presenza, la sua! Appare all’improvviso, assieme alla sua promessa sposa Maria, coinvolto in una vicenda che sembra superare le sue forze. Conosciamo i fatti: “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,18). Per l’operaio di Nazaret comincia il dubbio, il sospetto, il segreto tormento. Ma i vangeli subito aggiungono che Giuseppe “era giusto”: davanti all’evidenza, ma anche alla convinzione della virtù di Maria, l’umanissimo Giuseppe si dibatte nella decisione di separarsi segretamente da lei. Ed è qui che inizia la serie delle comunicazioni divine, i sogni notturni, che tanta importanza avranno nel corso della sua esistenza: “Mentre stava pensando a queste cose gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Chi è fuori della fede può anche ridere di questo giovanotto di Nazaret, invitato a credere che un figlio arrivi dal Cielo, portato dalla colomba dello Spirito Santo. Eppure, la storia della salvezza si realizza grazie anche alla straordinaria fede e obbedienza di Giuseppe, al suo sì che fra poco si salderà nell’intimità della vita familiare all’altro sì, quello precedente pronunciato da Maria. Da questo momento Giuseppe si consacra totalmente al disegno di Dio che gli chiede di proteggere Maria e di diventare, come padre legale, il custode del Messia: “Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa” (Mt 1,24). Questo primo “fece” diventa l’inizio della singolare via di Giuseppe, l’uomo dell’azione, dell’obbedienza dinamica, della fede incarnata: è lui che in qualità di padre legale iscrive Gesù nell’anagrafe dell’umanità, registrando il suo nome nel censimento di Betlemme; è lui che introduce Gesù nel popolo dell’Alleanza con il rito della circoncisione; è lui che con pieno diritto legale impone al Verbo incarnato il nome di Gesù; è lui che conduce Gesù al Tempio, compiendo l’offerta rituale del primogenito; è lui che protegge il Bambino e sua madre nei viaggi dell’esilio e nella vita di profughi in Egitto; è lui che introduce Gesù e Maria nella terra di Israele durante il loro ritorno; è lui che prende domicilio a Nazaret e provvede a nutrire, allevare, custodire Gesù. Ci si pensa poco al ruolo familiare di Giuseppe, “la terza persona della trinità terrestre” (J. Gerson), all’intimità di questa “sacra famiglia”, raccolta tra le mura di una povera casa; eppure essa nasconde il segreto dei segreti: “È possibile portare il fuoco nel proprio petto senza bruciarsi le vesti? Giuseppe portava sul suo petto il fuoco, cioè Cristo: infinite volte lo ha toccato con le mani, spogliato, vestito, abbracciato, baciato; ne segue che ardesse in modo veementissimo dalle fiamme del suo amore” (Giuseppe di Cartagena). I vangeli riferiscono anche il mestiere che Giuseppe esercitava: lo fanno con un termine generico (tèkton) che qualcuno intende come impresario, piccolo imprenditore. Ma la filologia e la tradizione non danno scampo: si tratta, più modestamente, di un falegname/ carpentiere. Gesù ha mangiato grazie anche al sudore e alla fatica dell’artigiano Giuseppe. E la barba bianca di certa iconografia? La testa canuta? La pelle raggrinzita? L’incedere ansimante, aggrappato ad un bastone? L’asserita età decrepita al tempo del suo sposalizio con Maria? (i vangeli apocrifi parlano di 89 anni...). Illazioni pseudoteologiche di stampo apologetico: dimostrare a livello iconografico la verginità di Maria. Non è così: “È il caso di supporre che egli non fosse un uomo anziano, ma che la sua perfezione interiore, frutto della grazia, lo portasse a vivere con affetto verginale la relazione sponsale con Maria” (Giovanni Paolo II). Un santo che ha avuto i suoi dubbi, che è vissuto per un po’ nel travaglio delle incertezze, che ha sofferto il disagio dell’esilio e delle preoccupazioni per la sua famiglia, è un santo umano, vicino a noi, a cui ci si rivolge come a una persona di casa. È per questo che San Giuseppe, “il santo che dispensa il cielo agli uomini” (C. Lapucci), è diventato nella tradizione popolare il protettore degli afflitti e dei peccatori, il santo tutelare dei poveri, il dispensatore della Provvidenza, l’avvocato delle cause perse, l’aiuto risolutivo nelle situazioni disperate, il patrono dei moribondi. Non resta che affidarci alla sua potente intercessione: “O beato Giuseppe, cui fu concesso non solo di vedere e udire, ma di portare, baciare, vestire e custodire Dio, prega per noi!” (dalla Liturgia).

Alessandro Belano fdp, su “Don Orione Oggi”, marzo 2003

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