Casella di testo: 31  maggio         metodi per diventare santi
Casella di testo: Ho capito perché Francesco d'Assisi ha voluto che ci chiamassimo "minori": per parlare bene di tutti e non lamentarci di nessuno, perché, rispetto a chiunque, noi siamo sempre minori. (fra Felice)

                 Massimo Rinaldi nacque a Rieti il 24 settembre 1869; fu consacrato sacerdote, a Rieti, il 16 luglio 1893; dal 1897 al 1900 fu segretario dello zio Domenico Rinaldi, vescovo di Montefiascone. Fu accettato a Piacenza dal beato Giovanni Battista Scalabrini per partire, nel novembre 1900, missionario in Brasile. Operò nel Rio Grande do Sul, anche come superiore provinciale. Tornò in Italia, nel 1910, a Roma, dove ricoprì gli uffici di vicario, di procuratore e di economo generale degli Scalabriniani; costruì, in via Calandrelli, la casa generalizia degli Scalabriniani. Il papa Pio XI, con bolla del 2 agosto 1924, lo nominò vescovo di Rieti; fu consacrato nella cattedrale basilica della sua città, il 19 marzo 1925, dal cardinale Raffaele Merry del Val.

              Massimo Rinaldi continuò a tenere, anche da vescovo, una prudente e ramificata corrispondenza epistolare con i singoli Scalabriniani, sulla situazione dell’Istituto, di cui si sentiva ancora membro attivo, al fine di conservarne il carisma originario per il quale aveva speso la vita. Egli, da documenti d’archivio, risulta, storicamente, il secondo fondatore morale, spirituale ed operativo sia degli Scalabriniani che delle Scalabriniane.

               Massimo Rinaldi, nei suoi quasi 17 anni di episcopato, si pose - e si manifesta, oggi, all’indagine storica -, come la gemma del clero reatino e il vescovo centrale della diocesi di Rieti di tutti i tempi. Benedetto Riposati, famoso latinista dell’Università Cattolica di Milano, formato dal Rinaldi all’impegno nello studio e nell’apostolato sacerdotale, scrisse di lui: «Egli aveva libera la fronte, che piegò soltanto dinanzi a Dio, agli umili, ai poveri e agli onesti. E gli umili, i poveri e gli onesti furono sempre le pecorelle predilette del suo cuore di “Buon Pastore”. Le andò a cercare prima, missionario senza nome, nelle più lontane lande d’America, poi, Vescovo senza riposo, nelle più dissite ed impervie regioni della nostra Diocesi, ascendendo monti, attraversando vallate e boschi, sempre a piedi, quasi sempre solo ed orante, spesso stanco ed affamato, ma gioioso nell’anima come un S.Francesco redivivo, soddisfatto di aver compiuta, come egli diceva, “una parte del suo dovere” tra i suoi figli prediletti».

              Massimo Rinaldi morì a Roma, nella casa generalizia degli Scalabriniani, il 31 maggio 1941. Fu sepolto nel cimitero di Rieti, nella tomba di famiglia, accanto allo zio vescovo Domenico Rinaldi. Il 31 maggio 1966, a 25 anni dalla morte, la sua salma, incorrotta, fu trasferita, per richiesta unanime dei suoi numerosi devoti, nella cattedrale basilica di S. Maria e venne collocata nella cappella di S. Rocco. Il suo processo di beatificazione fu aperto a Rieti il 25 gennaio 1991.

Un’interessante indagine fu promossa, tra il dicembre 1999 ed il gennaio 2000, dal quotidiano «Il Messaggero», per conoscere, fra i lettori del giornale, quale personaggio reatino ritenessero il più importante del secolo XX, da essere proclamato «Reatino del secolo». L’esito fu oltremodo lusinghiero per Massimo Rinaldi, classificato al primo posto, con migliaia di voti.

              Il compendio del processo del Rinaldi, in due volumi di complessive 1750 pagine, dal titolo: Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, è stato consegnato alla Congregazione delle Cause dei Santi il 5 luglio 2002, al fine di ottenere la dichiarazione del papa sulle virtù eroiche e sulla fama di santità, dichiarazione indispensabile per il prosieguo dell’iter verso la beatificazione del Servo di Dio.

 

Giovanni Maceroni

Presidente dell’Istituto Storico «Massimo Rinaldi» Rieti

 

dal sito internet: www.massimorinaldi.org

Servo di Dio

Massimo Rinaldi

 

Missionario scalabriniano

Vescovo di Rieti

(1869 - 1941)

 

«Creati per conoscere, amare e servire Dio, dobbiamo vivere, insieme alla piccola effimera vita del tempo, una vita soprannaturale che ci conduca in alto, dove appunto si incontrano tutti i cuori prodi e virtuosi anelanti a Lui. Di questo continuo incitamento verso il cielo ho bisogno io, avete bisogno voi, o figli miei dilettissimi».

 

Mons. Massimo Rinaldi