Casella di testo: 30  maggio          metodi per diventare santi
Casella di testo: I Santi sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e amore. (Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est).

                 Febbraio del 1431, prigione del castello di Rouen, in Francia. Da circa un mese una giovane diciassettenne è tenuta prigioniera dentro una gabbia di ferro, con le mani, il collo e i piedi legati. Nessuno può avvicinarsi a lei. I soldati inglesi, incaricati di tenerla sotto stretta sorveglianza, hanno dovuto giurare sulla bibbia. La giovane è bassa di statura, porta i capelli cortissimi, indossa i pantaloni. Il suo nome è Jeanne d'Arc. A vederla si direbbe una delle tante ragazze di campagna. Eppure la vicenda umana e spirituale di questa ragazza è una delle più incredibili e controverse tra tutte le storie dei santi. Jannette, come veniva chiamata a casa, nasce in Lorena nel 1412, da una povera famiglia di contadini. Fin da giovanissima è assuefatta al lavoro: porta le greggi a pascolare e sa filare “come nessun'altra”. Non riceve alcuna istruzione (firmerà sempre con un segno di croce), ma ha un profondo sentimento religioso. Improvvisamente, in questa fanciullezza vissuta nella normale quotidianità, irrompe prepotentemente il soprannaturale. Lo riferisce lei stessa: “Quando avevo circa tredici anni, una voce di Dio è venuta ad aiutarmi e guidare la mia vita. La prima volta ebbi molta paura. Ho sentito la voce provenire da destra, dalla parte della chiesa. E raramente la sento senza chiarezza... Essa mi ha insegnato a comportarmi bene, a frequentare la chiesa”. Assieme alle “voci”, Giovanna comincia ad avere delle visioni: sono i santi Michele, Caterina e Margherita, i quali la incoraggiano a intraprendere una missione apparentemente impossibile: liberare il regno di Francia dal dominio inglese e consacrare Carlo VII come il legittimo re. In quegli anni, infatti, la Francia è dilaniata da un lungo e sanguinoso conflitto contro l'Inghilterra. Il nord del Paese è nelle mani degli inglesi. Il giovane delfino francese, Carlo VII, vive esiliato, senza avere ottenuto il titolo di re. Sullo sfondo di questo dramma si innesta la vicenda storica di Giovanna. Nel marzo 1429, dopo un'iniziale reazione di stupore, resistenza e derisione da parte di parenti e comandanti militari, riesce ad ottenere una udienza con il re, a Chinon. Carlo VII, incerto sulle reali intenzioni della ragazza, la fa esaminare da una commissione di teologi, poi finisce per darle fiducia. Giovanna la “Pucelle”, ossia la Vergine, come viene subito chiamata, non perde tempo. È minuta e giovanissima, non sa nulla di arte bellica, è soprattutto una donna, eppure riesce a tener fronte ai capi militari e, all'occorrenza, alla soldataglia. Sulla carta, l'impresa che propone sembra impossibile, ma Giovanna è decisa. Comincia a riformare le truppe cacciando le prostitute dal campo, costringendo i soldati a confessarsi e punendo i bestemmiatori, ma soprattutto infiamma con la sua fede e il suo entusiasmo il cuore dei francesi. I testimoni che deposero nel processo riferirono che da lei emanava una forza misteriosa intrisa di purezza e di pace, un fascino che soggiogava e induceva alla venerazione e al timore. Giovanna inizia la riconquista della Francia: si veste con abiti maschili per preservare la sua verginità, impugna uno stendardo bianco su cui ha fatto scrivere i nomi di Gesù e Maria, ha con sé una spada che, tuttavia, non verrà mai usata per uccidere. L'avanzata è inarrestabile: nell'aprile del 1429 libera Orléans, cinta d'assedio da sette mesi dall'esercito inglese. Seguono le vittorie di Patay, Auxerre, Troyes, Reims, nella cui cattedrale Carlo VII viene finalmente consacrato re di Francia. Ma la sua folgorante impresa sta rapidamente per concludersi. Dopo l'incoronazione, Carlo VII non sembra più propenso ad attaccare le forze nemiche. Giovanna viene praticamente abbandonata a se stessa: dopo un inutile tentativo di liberare Parigi, accorre in aiuto degli abitanti di Compiègne. È l'ultima sua azione: nel maggio del 1430, durante una sortita, la giovane eroina è fatta prigioniera dai borgognoni, alleati degli inglesi, i quali la consegnano al nemico per diecimila tornesi. Gli inglesi che la detengono nel castello di Rouen decidono subito di processarla come eretica. Il processo inizia nel gennaio del 1431, sotto la direzione di Pierre Cauchon, ex-rettore dell'università di Parigi, vendutosi all'Inghilterra. Giovanna, incatenata per timore di evasioni, è sottoposta a esasperanti interrogatori. Le si vuole strappare a tutti i costi la confessione che la storia delle “voci” è solo inganno e che il suo operato è dovuto alla magia e ai sortilegi. L'accanimento dei giudici nel tentativo di farla cadere in contraddizione è palese e vergognoso. Giovanna, senza avere ricevuto alcun difensore, risponde con una saggezza e serenità che lasciano attoniti. Il processo-farsa si conclude nel maggio del 1431. Giovanna è accusata di essersi inventata le sue “voci”, di rifiutare la gerarchia ecclesiastica, di essersi vestita di abiti maschili contro la legge divina, di aver evocato i demoni, di essere una blasfema contro Dio e i santi. La condanna è la morte sul rogo: la pena delle eretiche e delle streghe. L'esecuzione si svolge la mattina del 30 maggio 1431, sulla piazza del Mercato vecchio di Rouen. La scena è descritta dai diretti testimoni: Giovanna viene condotta sul luogo del supplizio passando in mezzo ad una folla concitata e commossa. Chiede di avere un crocifisso. Un soldato inglese riesce a formare una piccola croce servendosi di due pezzetti di legno e gliela porge. “Lei la prese devotamente, la baciò e la mise in seno, fra il suo corpo e i suoi vestiti”. È legata al palo, con le braccia dietro la schiena. Nel frattempo il suo confessore, Fra' Martino, si affretta a cercare nella vicina chiesa un crocifisso, “per tenerlo alto davanti ai suoi occhi, fino al momento della morte”. Il rogo viene acceso. Tra il crepitio delle fiamme che ormai l'avvolgono in un abbraccio di orrore, Giovanna grida le sue ultime parole: “Gesù! Gesù! Gesù! Non sono eretica, né scismatica. Oh, santi del paradiso! San Michele! Santa Caterina! Santa Margherita! Le mie voci erano di Dio! Gesù! Gesù”. È il suo testamento spirituale, prima della fine. Ha diciannove anni. Gli aiutanti del boia le riservano un ultimo, ignobile trattamento: riducono per un po' l'altezza delle fiamme che già hanno divorato i suoi indumenti “per far vedere al popolo tutti i segreti che possono e dovrebbero essere in una donna”. Poco dopo le sue ceneri vengono gettate nella Senna per impedire la raccolta di reliquie e cancellare così il ricordo della Vergine guerriera. L'ingiustizia inflittale era troppo palese perché qualcuno non pensasse di riaprire il processo. A seguito di una attenta revisione critica, nel 1456 venne annullata la primitiva sentenza: la coraggiosa fanciulla uscì completamente riabilitata e proposta come modello di santità, simbolo di una fede pura e genuina, di un coraggio indomito messo al servizio della giustizia e della verità, a costo della vita. Nel 1920 fu dichiarata santa. Giovanna d'Arco, vergine, guerriera, condottiera, eroina e martire, non cessa mai di stupire e far riflettere. Paradossalmente questa ragazza d'armi fu prima di tutto una mistica, interamente abbandonata all'azione di Dio. Quando, nel corso di quel terribile interrogatorio che la condurrà sul rogo, il giudice le chiese se fosse più affezionata al suo stendardo o alla sua spada, ricevette questa risposta: “Al mio stendardo! Quaranta volte più che alla mia spada!”.

 

Alessandro Belano su “Don Orione Oggi”  n.5, maggio 2007

 

 

Santa Giovanna D’Arco

(1412-1431)

La vergine guerriera

Santa Giovanna D’Arco

 

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Gianni Mangano

Messina, 2010