Casella di testo: 20  maggio         metodi per diventare santi
Casella di testo: La nostra salvezza  è nel nome del Signore. (salmo 95)

             Un frate scalzo, esile, senza barba, con le gote affossate e gli occhi lucenti sta per salire sul pulpito, in piazza del Campo, a Siena. È l’anno 1434.

Davanti a lui migliaia di persone, molte delle quali sono lì fin dalle prime ore del mattino, per avere i posti migliori. D’improvviso il predicatore parla, o meglio, grida, avvampa. Sotto di lui Benedetto di Bartolo, artigiano, prende accuratamente nota di tutto, “de verbo ad verbum”, “parola per parola”, servendosi di tavolette di cera e di un ingegnoso sistema stenografico da lui stesso ideato. La gente è atterrita e attratta da quella figura ieratica, da quelle parole che scuotono e dirompono, sferzano, scavano e costringono a riflettere. Ce n’è per tutti: i potenti che calpestano i deboli, gli usurai “che succhiano le ossa del povero”, i macellai che gonfiano le bestie, i maghi e i veggenti che ingannano gli sprovveduti, il mercante “che dà l’anchetta alla bilancia”, gli ecclesiastici avidi e immorali, i banchieri assetati di denaro, la donna futile che “balestra con gli occhi i giovani galletti pieni di chicchirichì”, il farmacista che diluisce le medicine, i giocatori d’azzardo che mettono sul lastrico le famiglie... La predicazione di Fra’ Bernardino era sorta quasi per caso. Nato nel 1380 a Massa Marittima, rimase orfano a sei anni e fu allevato da due zie a Siena. Qui compì gli studi umanistici, ma, in occasione della peste che infuriò nel 1400, decise di dedicarsi totalmente all’assistenza e alla cura dei malati, venendo egli stesso colpito dalla malattia. Scampato alla morte, donò ai poveri ogni suo avere e chiese di entrare nell’Ordine dei Frati Minori dove promosse la cosiddetta “osservanza”, cioè la più stretta fedeltà alla Regola primitiva. Si ritirò dapprima in uno sperduto convento sui monti, sino a quando fu chiamato casualmente a sostituire un predicatore ammalato. Fu un trionfo: i suoi discorsi apparvero così vivaci e convincenti che presto Bernardino fu ricercato come predicatore in mezza Italia. Impressionante la lunga serie dei “Quaresimali” e dei “Sermoni” predicati a Genova, Milano, Treviglio, Bergamo, Padova, Verona, Vicenza, Treviso, Belluno, Modena, Bologna, Firenze, Prato, Lucca, Siena, Assisi, Perugia, Todi, Viterbo, Montefalco, Spoleto, Amelia, Orvieto, Gubbio, Urbino, Roma, Arezzo, Venezia, Forlì, Matelica, L’Aquila, Massa Marittima... Dovunque giunge la gente fa la ressa per ascoltarlo. Riferisce un suo contemporaneo: “coloro che si radunavano per ascoltarlo, fin dalle prime ore del mattino si affrettavano a recarsi nel luogo della predica, fitte come le formiche”. Dentro tutte le sue prediche scorre la parola chiara, anzi “chiarozza”, del vangelo. Mette Gesù al centro: “La più dolce parola che sia è Gesù. El più dolce predicare che sia è del Nome di Gesù”. La predicazione si sofferma poi, inevitabilmente, a trattare del peccato e delle terribili conseguenze che portano alla decadenza morale e civile. L'usura è uno degli argomenti principali dei suoi attacchi ed egli prepara la strada per l'istituzione di società benefiche di prestito, conosciute più tardi come Monti di Pietà. L'altro peccato sociale combattuto da Fra' Bernardino è quello delle fazioni e delle divisioni tra le famiglie che causa odio, violenza, omicidi. Bernardino predicava sempre in lingua volgare: i suoi sermoni potevano durare anche tre o quattro ore ed erano pieni di “esempli grossi e palpabili” tratti dalla vita quotidiana dei contadini, delle massaie, delle lavandaie, dei popolani, dei quali usava il linguaggio fiorito, a volte crudo e irriverente , senza mai scendere nella sciatteria e volgarità. Si adattava ai dialetti e ai gerghi locali e spesso ricorreva alla mimica e agli scherzi: era capace di muovere le folle al riso o alle lacrime, ottenendo conversioni, restituzioni di proprietà, cambiamenti di vita. La sua critica minuziosa spesso faceva ridere l'uditorio e frate Bernardino allora tuonava: “Non ridete ché voi avete da piangere!”. Propagò con slancio la devozione al Santissimo Nome di Gesù e al termine delle sue prediche mostrava al popolo una tavoletta sulla quale erano incise le lettere J.H.S. circondate da raggi in forma di sole. A Bologna indusse un fabbricante di carte da gioco, che era stato rovinato dai suoi sermoni contro il gioco d'azzardo, a guadagnarsi da vivere producendo questi cartelli. La devozione al Santo Nome si diffuse rapidamente in tutta Europa e il monogramma J.H.S. divenne il suo simbolo: Giovanna d'Arco lo ricamò sul suo stendardo e, più tardi, fu adottato dai Gesuiti come stemma dell'Ordine. Non mancarono al pacifico contestatore accuse di superstizione e scarsa ortodossia (subì tre processi ecclesiastici): venne perfino citato dinanzi a Papa Martino V il quale lo prosciolse dalle accuse e lo pregò di predicare a Roma. Quasi come ammenda e premio gli furono offerti i vescovadi di Siena, Ferrara e Urbino: li rifiutò, dicendo scherzosamente che “tutta l'Italia era la sua diocesi”. L'ultimo suo viaggio fu verso l'Aquila: qui, consumato da un incessante apostolato itinerante durato quarant'anni, morì alla vigilia dell'Ascensione, il 20 maggio 1444. A causa della ressa, la salma fu custodita dai soldati. Per lui suonò anche la campana che non era suonata “né per vescovo né per re”. A Siena, alla notizia che era morto, chi ci andò di mezzo fu l'asino che era servito a frate Bernardino: alcune donne lo presero d'assalto e gli strapparono i peli per avere almeno un piccolo ricordo del santo. Predicatore eccezionale e interprete sincero di Cristo e del dramma dell'uomo, Bernardino da Siena mimò anche la sua fine: quando sentì che si avvicinava la morte, essendo ormai mezzo paralizzato, fece capire con i gesti che voleva morire nudo sulla nuda terra, come Francesco. Questo magnifico araldo di Cristo riuscì a fare la predica anche senza parole

Alessandro Belano fdp, su “Don Orione Oggi” - maggio 2004.

 

SAN BERNARDINO DA SIENA, sacerdote

 

Nacque a Massa Marittima in Toscana nel 1380; entrò a far parte dei Frati Minori, venne poi consacrato sacerdote e percorse tutta l'Italia esercitando la predicazione con gran frutto delle anime. Propagò la devozione al santissimo nome di Gesù, si rese molto meritevole nel promuovere lo studio e la disciplina nel suo Ordine, e scrisse pure dei trattati teologici. Morì a L'Aquila nel 1444.

 

 

Colletta

 

O Padre, che hai donato al tuo sacerdote san Bernardino da Siena un singolare amore per il Nome di Gesù, imprimi anche  nei nostri cuori il sigillo della tua carità con il fuoco dello Spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

I Lettura

 

At 4, 8-12

In quei giorni, Pietro, pieno di Spirito Santo, disse loro: <<Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato ad un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a tutti voi e a tutto il popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo.

Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d'angolo. In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati>>.

 

Salmo

 

Sal 95

La nostra salvezza

è nel nome del Signore.

 

Cantate al Signore un canto nuovo,

cantate al Signore da tutta la terra.

Cantate al Signore, benedite il suo nome.

 

Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria,

a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

 

Date al Signore, o famiglie dei popoli,

date al Signore gloria e potenza,

date al Signore la gloria del suo nome.

 

Dite tra i popoli: << Il Signore regna! >>.

Sorregge il mondo, perché non vacilli;

giudica le nazioni con rettitudine.

 

Canto al Vangelo

 

Alleluia, alleluia.

 

Se uno mi ama osserverà la mia parola,

dice il Signore,

e il Padre mio lo amerà

e noi verremo a lui.

 

Alleluia.

 

 

Vangelo

 

Gv 14, 12-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: <<In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.

Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui>>.

 

 

L’Apostolo del santo nome:

 

S. BERNARDINO DA SIENA

 

 

(1380 - 1444)

San Bernardino da Siena

 

profilo curato da

Gianni Mangano

Messina, 2010