Casella di testo: 19  maggio       metodi per diventare santi
Casella di testo: Il Vangelo si nasconde nella Regola, come Gesù sotto le sacre specie
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Santa Maria Bernarda

(Verena Butler)

1848 - 1924

 

 Fondatrice

delle Suore Francescane Missionarie

di Maria Ausiliatrice.

        MARIA BERNARDA (Verena Bütler) nacque ad Auw, nel Cantone di Argovia, in Svizzera, il 28 maggio 1848 e fu battezzata nel giorno stesso della nascita. Era la quartogenita di Enrico e di Caterina Bütler, modesti contadini ma cristiani esemplari, che educarono gli otto figli nati dal loro matrimonio all’amore di Dio e del prossimo.

    Dotata di una eccellente salute, Verena crebbe allegra, intelligente, generosa, amante della natura. A sette anni cominciò a frequentare la scuola. Il fervore e l’impegno con cui, il 16 aprile 1860, si accostò alla Prima Comunione rimasero costanti in lei per tutto il corso della vita. La devozione all’Eucaristia formerà, infatti, il fondamento della sua spiritualità.

    All’età di 14 anni, compiuti gli studi elementari, Verena si dedicò al lavoro agricolo, sperimentando pure l’affetto per un degno giovane del quale s’innamorò. Sentendo la chiamata di Dio seppe sganciarsi da questo impegno, per rivolgersi completamente al suo Signore. In questo periodo della sua vita le fu concessa la grazia di godere sensibilmente della presenza di Dio, sentendolo molto vicino.

    Lei stessa afferma: «Spiegare questo stato dell’anima a chi non ha mai sperimentato qualcosa di simile, è estremamente difficile, se non impossibile». E ancora: «Lo Spirito Santo mi insegnò ad adorare, lodare, benedire e rendere grazie a Gesù nel tabernacolo, in ogni momento, in mezzo ai lavori e perfino nella realtà quotidiana della vita».

    Attratta dall’amore di Dio, a 18 anni entrò come postulante in un convento della sua regione. Constatato però che non era quello il posto dove il Signore la chiamava, Verena tornò ben presto in famiglia. Il lavoro, la preghiera, l’apostolato in parrocchia, tennero vivo in lei il desiderio della vita consacrata. Il 12 novembre 1867, su suggerimento del suo Parroco, Verena entrò nel Monastero francescano di Maria Ausiliatrice di Altstätten. Il 4 maggio 1868 vestì l’abito francescano, assumendo il nome di Suor Maria Bernarda del Sacro Cuore di Maria, e il 4 ottobre 1869 emise la Professione religiosa, con il fermo proposito di servire il Signore fino alla morte, nella vita contemplativa.

    Fu eletta molto presto Maestra delle novizie e per tre volte Superiora della Comunità, svolgendo questo servizio fraterno per nove anni consecutivi. Il suo zelo e il suo amore per il Regno di Dio l’avevano preparata ad avviare una nuova esperienza missionaria.

    Accolse pertanto volentieri l’invito di Mons. Pietro Schumacher, Vescovo di Portoviejo in Ecuador, che le chiese di recarsi nella sua diocesi, prospettandole la precaria situazione della sua gente. Maria Bernarda riconobbe in questo invito la chiara volontà di Dio che la chiamava ad essere annunciatrice del Vangelo in quella terra lontana.

    Superate le iniziali resistenze del Vescovo di San Gallo e dopo aver ottenuto un regolare Indulto pontificio, il 19 giugno 1888 Suor Maria Bernarda e sei Compagne lasciarono il Monastero di Altstätten e partirono per l’Ecuador. Soltanto la luce della fede e lo zelo per l’annunzio del Vangelo sostennero la Beata e le sue compagne nella difficile separazione dall’amato Monastero e dalle consorelle. Nelle sue intenzioni Maria Bernarda pensava di dover dar vita ad una fondazione missionaria dipendente dal Monastero svizzero. Il Signore la rendeva invece fondatrice di una nuova Congregazione religiosa, quella delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice.

    Accolte paternamente dal Vescovo, questi affidò a Maria Bernarda la comunità di Chone che presentava uno spettacolo desolante, per la mancanza quasi assoluta di sacerdoti, per la scarsa pratica religiosa e per l’immoralità dilagante. Maria Bernarda si fece «tutta a tutti», ponendo alla base della sua azione missionaria la preghiera, la povertà, la fedeltà alla Chiesa e l’esercizio costante delle opere di misericordia. Insieme alle sue figlie, dette avvio ad un intenso apostolato presso le famiglie, approfondendo la conoscenza della lingua e della cultura del popolo. Non tardarono a maturare i primi frutti. La vita cristiana di quelle popolazioni rifiorì come d’incanto. Anche la nuova Congregazione francescana crebbe di numero e furono fondate le due Case filiali di Santa Ana e di Canoa.

    Ben presto però l’opera missionaria di Madre Maria Bernarda fu segnata dal mistero della Croce. Furono infatti molte le sofferenze a cui ella e le sue figlie furono sottoposte: la povertà assoluta, il clima torrido, incertezze e difficoltà di ogni genere, rischi per la salute e per la stessa sicurezza di vita, incomprensioni da parte dell’Autorità ecclesiastica e, per giunta, la separazione di alcune Sorelle dalla comunità, costituitesi poi in Congregazione autonoma (le Francescane dell’Immacolata della Beata Carità Brader). Maria Bernarda sopportò tutto con eroica fortezza, in silenzio, senza difendersi e senza nutrire risentimento nei confronti di alcuno, ma perdonando di cuore e pregando per coloro che la facevano soffrire.

    Come se non bastassero tutte queste prove, nel 1895 una violenta persecuzione, messa in atto da forze ostili alla Chiesa, obbligò Suor Maria Bernarda e le sue Suore a fuggire dall’Ecuador. Senza sapere dove andare, con 14 Suore si diresse a Bahia, da dove proseguì per la Colombia. Il drappello era ancora in navigazione, allorché ricevette un invito da Mons. Eugenio Biffi a lavorare nella sua diocesi di Cartagena. E così il 2 agosto 1895, festa della Porziuncola d’Assisi, la Fondatrice e le sue Suore esuli dall’Ecuador, giunsero a Cartagena, accolte paternamente dal Vescovo. Trovarono ospitalità in un’ala dell’ospedale femminile, chiamato comunemente «Opera Pia». Il Signore le aveva condotte per mano verso quell’asilo, dove Madre Maria Bernarda resterà sino al termine della sua vita. Dopo la casa di Cartagena, furono avviate altre fondazioni non solo in Colombia ma anche in Austria e in Brasile.

    Con amore compassionevole, da autentica francescana, era impegnata soprattutto nel soccorrere le necessità spirituali e materiali dei poveri che ella considerò sempre i suoi prediletti. Diceva alle Suore: «Aprite le vostre case per aiutare i poveri e gli emarginati. Preferite la cura degli indigenti a qualsiasi altra attività». La Madre guidò la sua Congregazione per lo spazio di trenta anni. Anche dopo aver rinunziato all’ufficio di Superiora Generale, continuò ad animare, con sentimenti di vera umiltà, le sue care Sorelle, soprattutto con l’esempio della sua vita, con le sue parole e con i suoi scritti.

    Colta da lancinanti dolori ipogastrici, il 19 maggio 1924, presso l’«Opera Pia» di Cartagena, pianta dalle sue Figlie, amata e venerata da tutti come autentica santa, Maria Bernarda si addormentò serenamente nel Signore. Contava 76 anni di età, 56 di vita consacrata e 38 di vita missionaria. La notizia della sua morte si diffuse rapidamente. Il parroco della cattedrale di Cartagena ne annunziò il transito dicendo ai suoi fedeli: «Stamane, in questa città, è morta una Santa: la reverenda Madre Bernarda!». La sua tomba fu subito meta di pellegrinaggi e luogo di preghiera.

    Lo zelo apostolico e l’ardore della carità di Madre Maria Bernarda rivivono oggi nella Chiesa particolarmente attraverso la Congregazione da lei fondata, presente attualmente in vari Paesi di tre Continenti. La Beata può essere additata come autentico modello della «inculturazione» di cui la Chiesa ha sottolineato l’urgenza per un efficace annunzio del Vangelo (cf. Redemptoris missio, n. 52).

    Essa incarnò perfettamente nella sua vita il motto programmatico: «La mia guida, la mia stella, è il Vangelo».

    Durante la sua vita, trovò sostegno e conforto solo in Dio.

    Allorché abbandonò la sua patria, dove non sarebbe mai più tornata, e quando lasciò il suo caro Monastero di Altstätten e durante la sua instancabile attività apostolica, ella fu sempre sostenuta da una solida spiritualità, dalla preghiera incessante, dalla carità eroica verso Dio e verso il prossimo, da una fede salda come la roccia, da una confidenza illimitata nella Provvidenza di Dio, da una forza ed umiltà evangelica, da una fedeltà radicale agli impegni della sua vita consacrata. Dalla contemplazione dei misteri della Santissima Trinità, dell’Eucaristia e della Passione del Signore, attinse inoltre il dono di quella misericordia che ella praticò verso tutti e che lasciò come particolare carisma alla sua Congregazione. Devotissima della Vergine Madre del Signore, volle che la sua Congregazione avesse l’Ausiliatrice come madre, protettrice e modello di vita nella sequela di Cristo e nella sua attività missionaria. Come Francescana, coltivò la stessa venerazione che San Francesco d’Assisi nutrì per la «Santa Madre Chiesa», per i suoi pastori e per i sacerdoti, che ella chiamava « gli unti del Signore».

    La Beata resta un mirabile esempio di donna biblica: forte, prudente, mistica, maestra spirituale, insigne missionaria. Ella ha lasciato alla Chiesa una testimonianza meravigliosa di dedizione alla causa del Vangelo, insegnando a tutti, soprattutto oggi, che è possibile unire contemplazione e azione, vita con Dio e servizio dei fratelli, portando Dio agli uomini e gli uomini a Dio.

 

Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice,

Vaticano 12 ottobre 2008