Casella di testo: 13 maggio       metodi per diventare santi
Casella di testo: Che il mio segreto martirio per la salvezza delle anime, di tutte le anime, sia il mio paradiso e la suprema mia beatitudine (San Luigi Orione)

 

Beata

Imelda Lambertini

Vergine

 

Bologna 1320

+12/05/1333

 

Monastero Domenicano

di S.Maria Maddalena

in Valdipietra

 Imelda nacque a Bologna in una delle famiglie più illustre della città, quella dei Lambertini. Il padre Egano fu capo del casato e cavaliere, aumentò notevolmente il censo della famiglia agli inizi del Trecento avendo ricevuto il titolo di conte. Soprattutto “con l’integrità della vita, con la gravità del senno e con la prudente e onesta destrezza nel maneggio degli affari pubblici” Egano esercitò una grande influenza morale sui cittadini tanto che, in quei tempi molto difficili, fu chiamato a ricoprire cariche delicate anche in altre città.

        Quando nel 1321, un periodo burrascoso per la vita civile della città e per la Famiglia Galluzzi, Imelda venne alla luce Egano era Podestà a Città di Castello ed era già passato a seconde nozze (infatti nel 1315 aveva perduto la prima moglie Misina Guastavillani da cui aveva avuto un figlio) con Castora dei Galluzzi, anche lei di famiglia nobile e famosa per molti suoi membri illustri per santità e dottrina. Castora, oltre ai beni materiali, aveva portato in casa Lambertini il corredo inestimabile delle più elette virtù cristiane, e diventò presto un modello di sposa e di madre cristiana Fin dal suo primo apparire alla vita Imelda respirò una fede cristiana viva e profonda e, sicuramente, rimase contagiata dalla pietà della madre poiché fin da piccola incominciò a manifestare grande interesse per le cose di Dio. Si narra che ascoltava attentamente tutto ciò che aveva attinenza con la religione, in particolare la recita dei salmi, e che preferiva le storie sacre e i racconti delle vite dei santi a qualunque fiaba. Così Imelda imparò a nutrire il gusto di “piacere al Signore” e a tenersi lontana dalle vanità, infatti, da bambina, avvertì il desiderio di offrire tutta se stessa al Signore e, poi, tra i dodici o tredici anni, giovanissima, come era consuetudine in quel tempo, scelse di entrare nel Monastero domenicano di S.Maria Maddalena in Valdipietra. Il Monastero, scelto anche grazie alla vicinanza della sua famiglia all’Ordine dei Frati Predicatori, era costituito da poche monache, ma di fervida osservanza, secondo lo Spirito di San Domenico, qui Imelda si mise alla scuola dei grandi maestri della spiritualità domenicana. Della sua vita interiore non si sa nulla purtuttavia si può dire che sicuramente Imelda fu fedele alla celebrazione della divina Liturgia diurna e notturna, culto gradito a Dio, da cui si lasciò educare per penetrare sempre più nel mistero dell’amore di Dio per l’uomo e per corrispondervi. È indubbio che al centro della sua solida pietà ci fu l’amore a Gesù Eucaristia, nutrito già nell’ambito della sua famiglia e della sua città. A Bologna, infatti, il culto eucaristico, pur non manifestandosi in esposizioni solenni, processioni, celebrazioni di Messe e Comunioni frequenti, cose apparse solo inseguito nella tradizione della Chiesa, era molto vivo e sentito. I fedeli non solo versavano considerevoli somme per illuminare il Corpus Christi, ma per le provviste per le Sacre Specie destinavano anche campi a speciali coltivazioni di grano e di viti.
       La Chiesa infatti ha avuto sempre la coscienza viva di ciò che leggiamo nell’”Ecclesia de Eucaristia” cioè di “ aver ricevuto l’Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacchè ‘tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi ‘. Quando la Chiesa celebra
l’Eucarestia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e si effettua l’opera della nostra redenzione. Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. Questa è la fede, di cui le generazioni cristiane hanno vissuto lungo i secoli. … Che cosa Gesù poteva fare di più per noi? Davvero, nell’Eucarestia, ci mostra un amore che va fino ‘all’estremo’, un amore che non conosce misura”.
       Comprendiamo perciò come in Imelda, giovane novizia, la formazione religiosa e la vita di preghiera alimentarono costantemente il desiderio di ricevere Gesù nel sacramento dell’Eucarestia. Chi sa quante volte ella avrà ripetuto intimamente con san Tommaso l’Adoro Te devote, e alcuni versetti in particolare: In cruce latebat sola Deitas, at hic latet simul et humanitas: ambo tamen credens atque confitens peto quod petivit latro poenitens. In Croce era occultata solo la deità, ma qui si nasconde anche l’umanità: credo e confesso che sei uomo e Dio, anch’io
chiedo ciò che chiese il ladrone pentito.

        O memoriale mortis Domini, Panis vivus vitam paestans homini, presta meae menti de te vivere et te illi sempre dulce sapere. (O memoriale della Pasqua del Signore, Pane vivo che dona la vita agli uomini, fa’ che io viva sempre di Te e ti possa sempre gustare.)
      
Iesu, quem velatum nunc auspicio, oro fiat illud quod tam sitio, ut te rivelata cernens facie visu sim beatus tuae gloriae. (O Gesù, ora nascosto ai miei occhi, fa’ che la mia sete sia placata in Te e contemplandoti con volto scoperto io sarò beato nella tua gloria.)
       In Imelda il desiderio di ricevere Gesù era così grande che Gesù stesso le venne finalmente incontro e Imelda al suo primo e miracoloso incontro con l’Ostia santa, come in un’estasi d’amore, fu resa perfetta nella sua intima unione con Dio.

        Ella oggi ci appare come una splendida icone di quanto la Chiesa ci insegna nel citato documento : “L’efficacia salvifica del sacrificio si realizza in pienezza quando ci si comunica ricevendo il corpo e il sangue del Signore. Il Sacrificio eucaristico è di per sé orientato all’unione intima di noi fedeli con Cristo attraverso la comunione: riceviamo Lui stesso che si è offerto per noi, il suo corpo che Egli ha consegnato per noi sulla Croce, il suo Sangue che ha versato per molti, in remissione dei peccati. Ricordiamo le sue parole: Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me? È Gesù stesso a rassicurarci che una tale unione, da Lui asserita in analogia a quella della vita trinitaria, si realizza veramente. L’ Eucaristia è un vero banchetto, in cui Cristo si offre come nutrimento. … Prendetene e mangiatene tutti, e mangiate con esso lo Spirito Santo. Infatti è veramente il mio corpo e colui che lo mangia vivrà eternamente. …. Colui che si nutre di Cristo nell’Eucaristia non deve attender l’aldilà per ricevere la vita eterna: la possiede già sulla terra, come primizia della pienezza futura che riguarderà l’uomo nella sua totalità. Nell’Eucaristia riceviamo infatti anche la garanzia della risurrezione corporea alla fine del mondo. ‘ Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno’. Questa garanzia della futura risurrezione proviene dal fatto che la carne del Figlio dell’uomo, data in cibo, è il suo corpo nello stato glorioso di risorto. Con l’Eucaristia si assimila, per così dire, il “segreto” della risurrezione. Perciò giustamente sant’Ignazio d’Antiochia definiva il Pane eucaristico ‘farmaco di immortalità, antidoto contro la morte.”

        Il fatto avvenne il 12 maggio 1333, vigilia dell’Ascensione. Dopo la S. Messa e la recita dei Salmi le Suore si ritirarono dal Coro, il Sacerdote rimase in Sacrestia come di consueto e Imelda rimase in preghiera davanti all’altare sola. Ad un tratto apparve dall’alto un’ostia circonfusa di luce, visibile a tutti, un odore fragrante di pane si diffuse per tutto il monastero. Accorsero le suore e il sacerdote, il quale, raccolta l’ostia in una patena, comunicò Imelda che, mentre era raccolta in fervente preghiera, passò alla vita di gloria nella comunione eterna con il suo Signore insieme al Padre, allo Spirito Santo e all’immensa schiera degli Angeli e dei Santi. Aveva appena tredici anni.

        Un così grande miracolo circondò subito Imelda dell’aureola dei Santi. Le monache di Valdipietra nel 1335 posero nel martirologio del Monastero al 12 maggio la “Memoria di Imelda Lambertini.Il culto si estese subito e lo si riferì al culto eucaristico della città. Le reliquie del corpo furono custodite, inizialmente dalle monache e dalla famiglia, la quale però, dopo il pontificato di Benedetto XIV, Prospero Lambertini, poiché si andava estinguendo, ne affidò la custodia ai marchesi Malvezzi. Verso il 1798, con il beneplacito dell’arcivescovo, le reliquie vennero trasferite e venerate nella chiesa di San Sigismondo che allora godeva del patronato dei Malvezzi stessi. Leone XII ne approvò il culto nel 1825 e, nel 1908 Pio X la indicò come protettrice dei fanciulli che per la prima volta si accostano alla Prima Comunione.
       La Chiesa pone sulle nostre labbra un’invocazione: O beata Imelda, segno d’amore per Gesù eucaristico, ottieni anche a me di desiderare sempre ardentemente, come tu desiderasti, l’incontro gioioso con Gesù nell’Eucaristia. Quando Egli viene in me, fa che si trasfiguri la mia vita: sia essa azione di grazie e di amore, sia ogni giorno serena e luminosa testimonianza della mia amorosa ricerca della verità nella comunione permanente con Lui. Amen

       Ancora oggi le sue reliquie si trovano nella chiesa di San Sigismondo in Bologna, chiesa universitaria, nel cuore della Città universitaria, quasi come un segno, come un invito particolare ai giovani a nutrirsi del “ vero pane disceso dal cielo“, a non aver paura di accogliere Cristo l’unico Salvatore del mondo, a spalancare le porte a lui, vera e unica risposta alle richieste del cuore dell’uomo .