13 giugno                  metodi per diventare santi

Casella di testo: Inutilmente vanta la conoscenza della legge 
colui che con le opere distrugge la sua dottrina.     (Sant’Antonio di Padova)

Beato Francesco Drzewiecki

Martire  

(1908-1942)

Sacerdote nell’Opera di Don Orione

 

             Al lager di Dachau è legata una delle pagine più tragiche e gloriose del Clero polacco: in esso furono reclusi ben 1780 ecclesiastici e di essi 868 vi trovarono la morte. La Chiesa non ha esitato a esaminare gli eventi nella ricerca degli elementi sufficienti per dare a molte vittime la gloriosa corona del martirio. Pensiamo a Massimiliano Kolbe, Tito Brandsma e ad Edith Stein, tra i più noti di una eroica schiera di testimoni di Cristo, periti nei lager.
             I martiri di questi campi non ebbero troncata la vita con un attimo pur eroico di sofferenza: si trattò di un lungo
calvario fatto di umiliazioni, ingiurie, maltrattamenti, che prepararono e determinarono spesso l'olocausto conclusivo finale.
             Tra gli eroici testimoni della fede e della carità cristiana morti a Dachau, brilla di eminente splendore la figura di Mons. M.Kozal, vescovo di Wloclawek, e la corona di "socii martyres", con lui morti a Dachau. Per 107 di essi è stata introdotta la causa di beatificazione che mira a provare la loro esemplarità eroica sia nel martirio e sia nella loro vita cristiana: 3 vescovi, 51 sacerdoti diocesani, 21 sacerdoti religiosi, 3 chierici, 7 fratelli coadiutori, 8 suore e 9 laici. Don Francesco Drzewiecki è uno di questi.
             Nato a
Zduny, il 26.2.1908, Francesco entrò adolescente nel seminario di Zdunska Wola (città di San Massimiliano Kolbe) per realizzare la sua vocazione sacerdotale e religiosa nella Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione. Dopo gli studi liceali e filosofici, nel 1931 andò in Italia, nella Casa madre di Tortona, per il noviziato e gli studi della teologia. Fu ordinato sacerdote il 6 giugno 1936. Spese le sue primizie sacerdotali al Piccolo Cottolengo di Genova-Castagna, una istituzione per handicappati gravi, dove era anche formatore di un gruppo di "vocazioni adulte". Ritornato in Polonia sul finire del 1937, Don Francesco continuò la sua attività di educatore nel collegio di Zdunska Wola. Nell'estate del 1939 fu chiamato ad occuparsi della Parrocchia "Sacro Cuore" e del Piccolo Cottolengo di Wloclawek. Qui lo sorpresero i noti e tremendi eventi bellici, scantenatisi a partire dall'invasione tedesca del 1° settembre 1939.

             L'occupazione nazista si trasformò ben presto in persecuzione religiosa, realizzata in modo sistematico e particolarmente violento nella Polonia cattolica. Il 7 novembre di quel 1939, Don Drzewiecki e quasi tutto il Clero della diocesi di Wloclawek, compresi i seminaristi e il Vescovo Mons. M. Kozal, furono arrestati e tradotti in carcere. Iniziava una lunga via crucis di umiliazioni e di sofferenze: Wloclawek, Lad, Szczyglin, Sachsenhausen e infine Dachau. Dai compagni di lager fu ricordato come "l'uomo che edificava con la sua cortesia e premura", secondo l'espressione di Mons. F.Korszynski nel suo noto libro Jasne promienie w Dachau (Pallottinum, Poznan) p.193. Internato a Dachau il 14 dicembre 1940, Don Franciszek Drzewiecki, dopo due anni di stenti, di privazioni, di lavori forzati e di nobile presenza umana e religiosa, fu eliminato perché "invalido a lavorare". Morì il 13 settembre 1942. Aveva solo 34 anni: 6 di sacerdozio.

             Tante sono le testimonianze della nobiltà e santità d'animo di Don Drzewiecki, spicca quella di Don Jozef Kubicki, anch'egli Orionino e chierico di 24 anni al momento della reclusione a Dachau. Don Kubicki racconta: "Al campo di concentramento, don Drzewiecki era stato destinato alle piantagioni. Doveva fare lunghe ed estenuanti marce di trasferimento a piedi, lavorare sotto sole, pioggia, vento. Venne il tempo in cui don Drzewiecki, si indebolì e si ammalò gravemente. Gli mancavano le forze per camminare. Andò al revier (infermeria). Mentre don Drzewiecki si trovava al revier è venuta una Commissione e tutti quelli che non erano in grado di lavorare ("i mussulmani", li chiamavano) li eliminavano: o venivano gasati o uccisi con altri modi. Fu così che don Drzewiecki fu iscritto per il trasporto di invalidi". Quei viaggi terminavano al forno crematoio. Con il trasporto del 10 agosto 1942, egli fu portato per l'eliminazione con il gas al Castello di Hartheim, nei pressi di Linz. Era mattino presto. Avevo finito il turno notturno di lavoro. Nella strada principale del lager avevano radunato gli invalidi per il carico dell'invali-dentrasport. Don Francesco, pur sapendo di rischiare, attraversò la strada e mi venne a dare l'addio. Ha bussato alla finestra e io sono saltato su dal giaciglio. Don Drzewiecki mi disse: Giuseppino, addio! Partiamo. Ero tanto abbattuto che non riuscivo a dire neanche una parola di rammarico. E don Drzewiecki continuò: Giuseppino non ti dar pena. Noi, oggi, tu domani... E con grande calma disse ancora: Noi andiamo... Ma offriremo come Polacchi la nostra vita per Dio, per la Chiesa e per la Patria" (da Due Orionini al Lager. Memoriale, Roma, 1997).

             Don Drzewiecki manifestò in questo supremo e drammatico momento di essere buon pastore "pronto a dare la vita per le sue pecore" (Gv 10,11) e lo espresse nell'offrire, coscientemente e liberamente, quella vita che, all'apparenza dei fatti, gli era tolta iniquamente. Come Gesù. "Io offro la mia vita e poi la riprendo. Nessuno me la toglie; sono io che la offro di mia volontà" (Gv 10,17-18). Per don Drzewiecki, "agnello mansueto condotto al macello", la conformazione a Cristo, raggiunge il suo apice in quel saluto, prima di salire sul convoglio dell'invalidentrasport: "Per Dio, per la Chiesa e per la Patria". La carità, frutto della sua abituale unione con Dio, fu il tessuto della sua vita. Lo rese prima chierico esemplare, poi educatore e pastore zelante, infine, lo sostenne ed esaltò nella terribile prova e morte nel lager. La causa di Don Francesco Drzewiecki, come quella dei "Socii martyres", è iniziata nella diocesi di Wloclawek nel 1992. Conclusa la fase istruttoria, la Congregazione per le Cause dei Santi ha emesso il Decreto di validità del processo diocesano il 24 gennaio 1995. L'Informatio de vita, virtutibus, martyrio et fama martyrii è pronta per il giudizio conclusivo.



BIBLIOGRAFIA. Korszynski Franciszek Jasne promieniew Dachau, Pallottinum, Poznan, 1957; in italiano: Un Vescovo polacco a Dachau, Morcelliana, Brescia, 1963. Borowiec Jan - Peloso Flavio, N. 22666: Don Francesco Drzewiecki, l'uomo che edificava nel Lager di Dachau, Ed. Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 1995, (Messaggi di Don Orione, 87). Borowiec Jan - Peloso Fravio, N. 22666: Ks. Franciszek Drzewiecki, swiatlo wciemnosciach Dachau, Orionisci, 1995. Due Orionini al Lager. Memoriale, Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 1997. Peloso Flavio, Offriremo come Polacchi la nostra vita per Dio per la Chiesa e per la Patria in L'Osservatore Romano, 13.9.1998, p.4.


Don Flavio Peloso

Postulatore generale

ANTIFONA D’INGRESSO

Esultano in cielo i santi martiri che hanno seguito le orme di Cristo; per suo amore hanno versato il sangue e si allietano per sempre nel Signore.

 

 

COLLETTA

O Dio onnipotente ed eterno,

che ai beati martiri Francesco e compagni

hai donato di patire per Cristo,

estendi il tuo divino aiuto anche alla nostra debolezza,

affinché come essi non esitarono a morire per te,

così anche noi possiamo vivere forti nella fede.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio.

 

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

Accogli, Signore, i doni del tuo popolo,

nel ricordo dei beati martiri Francesco e compagni;

l’Eucaristia che li rese forti nel martirio

ottenga a noi dignità e pazienza nelle prove della vita.

Per Cristo nostro Signore.

 

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

“Chi perderà la propria vita per me e per il Vangelo,

la salverà”, dice il Signore.

 

 

ORAZIONE DOPO LA COMUNIONE

Signore, che ci hai accolti alla tua mensa

nel giorno dedicato ai beati martiri  Francesco e compagni,

donaci la multiforme ricchezza della tua grazia,

perché dal loro glorioso martirio impariamo

ad essere forti nell’ora della prova

e ad esultare nella speranza della vittoria.

Per Cristo nostro Signore.

 

PREGHIERA DEI FEDELI

Se  il chicco di frumento, caduto in terra, muore, produce molto frutto. Con l’intercessione dei beati martiri rivolgiamo al Signore la nostra preghiera, dicendo insieme: Conforta il tuo popolo, Signore.

 

Perché con l’aiuto e l’intercessione dei beati martiri Francesco Drzewiecki e compagni, la Chiesa di Cristo illumini il mondo con la testimonianza della fede e cammini fiduciosa verso la Gerusalemme celeste, preghiamo:

 

Perché i cristiani, laici e religiosi, perseguitati in ogni parte del mondo, sostenuti dalle preghiere di tutta la Chiesa, abbiano la forza di accettare anche il martirio, in fedeltà a Cristo Crocifisso, preghiamo:

 

Perché il luminoso esempio del nostro martire e dei suoi compagni ci sia di stimolo e forza per operare generosamente e con disinteresse nel campo della carità, soprattutto a beneficio degli ultimi e dei piccoli, preghiamo:

 

Perché impariamo dal martire Don Francesco Drzewiecki che il sacrificio, anche quello del terribile quotidiano, spinto fino all’olocausto, è il solo mezzo efficace per la conquista delle anime, preghiamo:

 

Perché tutte le anime consacrate imparino da Don Francesco e da tutti i martiri che cosa significhi amare come e con Gesù Crocifisso e traducano in vita vissuta, giorno dopo giorno, la loro radicale donazione a Dio, preghiamo:

 

O Dio, premio e corona dei martiri, che hai voluto salvare il mondo attraverso il sacrificio di Cristo tuo Figlio, aiutaci ad imitarlo nel dono della nostra vita a favore dei fratelli. Per Cristo nostro Signore. Amen.