11  giugno       metodi per diventare santi

"Volontà di Dio, paradiso mio!" (Santa Paola Frassinetti)

Roma, sul finire dell'anno 1841. Un misero appartamento in via SS. Apostoli, nel cuore della città. Alcune giovani donne stanno riassettando la loro poverissima abitazione.

             Nonostante la grande indigenza, sono piene di vita e di buon umore. Qualcuna sta raccontando alle amiche la disavventura della scorsa notte: le lenzuola prese in prestito dall'Ospedale degli Incurabili sono così sdrucite che, appena si è messa a letto, i piedi le sono usciti dall'altra parte. Ridono divertite. Anche lei, Paola Frassinetti. Ha 32 anni. È suora. È la Superiora di quella minuta comunità che da alcuni mesi si è stanziata in una zona disseminata di casupole, in condizioni igieniche disastrose. È venuta dalla Liguria, sua terra natia. È lì perché animata dal desiderio sconfinato di compiere il bene a favore di ragazze povere e bisognose. Passano i mesi. Paola si vede nella necessità di far venire altre suore, perché il campo di lavoro è immenso. Si moltiplicano i disagi e le privazioni. In certi momenti, quando il freddo si fa sentire più acuto, le giovani suore si avvolgono nei grembiuli. Il medico che viene a curarle "non volle mai mettersi a sedere per timore che le sedie si sfasciassero sotto il peso", come riferiranno più tardi le stesse testimoni. Ci sono giorni in cui non sanno come fare per procurarsi da mangiare. Su tutte, su tutto, brilla Paola. Anche nei momenti più difficili non perde la sua serenità e la sua caparbietà. È la sua missione, è il suo carattere. È nata a Genova agli inizi dell'Ottocento. Fin da bambina ha sentito in sé il desiderio della vita religiosa, ma ha bussato senza successo a numerosi monasteri. Non si arrende: a diciannove anni raggiunge il fratello sacerdote, parroco a Quinto, e, con il suo aiuto, apre una piccola scuola di carità per togliere dalla strada le fanciulle povere e dare loro un minimo di istruzione. È l'intuizione carismatica, l'inizio della sua futura fondazione. Nell'agosto del 1834, con poche "sorelle", Paola inizia la vita di comunità. Dietro suggerimento di un altro sacerdote, Don Passi, decide di chiamare la nuova istituzione "Suore di S. Dorotea". Il progetto sembra all'inizio naufragare: ci sono momenti di crisi e defezioni, ma poi, lentamente, si moltiplicano case e vocazioni. Nel 1841, dopo aver aperto alcuni istituti in Liguria, Paola può partire per Roma con alcune consorelle. L'impatto con Roma è duro e doloroso, ma anche pieno di frutti copiosi. Paola vuole attuare anche nella Città eterna la sua "rivoluzione" spirituale e sociale, distaccandosi dalla linea tradizionale degli ordini religiosi femminili: accetta soltanto fanciulle poverissime, ricche di vera vocazione, senza chiedere in cambio nessuna dote. Le viene affidato il "conservatorio" (una sorta di riformatorio femminile) di Sant'Onofrio, sul Gianicolo. Inizia immediatamente il suo apostolato in varie parrocchie, educando e sostenendo i semplici e i diseredati. Gregorio XVI e Pio IX la chiamano a risanare alcuni istituti femminili in decadenza morale e spirituale. Paola, pazientemente, li trasforma in case di educazione per la formazione religiosa e umana delle fanciulle romane. Povertà e umiltà sono la chiave per comprendere come mai, fra tanti stenti e difficoltà, la gioia sfavilla sui volti delle suore e attira l'ammirazione di tutti. Si moltiplicano le iniziative di bene. Paola predilige le bambine meno attraenti, le più piccole e le più ignoranti: le chiama "immagine di Dio senza cornice". Il periodo storico in cui agisce la Fondatrice è in forte subbuglio. A Genova, i moti risorgimentali del '48 e la lotta contro le istituzioni religiose travolgono le sue prime comunità. Paola sostiene le sue figlie: "Quanto maggiori difficoltà vedo nascere, tanto più mi sento crescere la fiducia in Dio". La tempesta si abbatte anche su Roma. Nell'estate del 1849 il Gianicolo diventa campo di battaglia: truppe francesi contro i volontari della Repubblica Romana, dopo la fuga di Pio IX a Gaeta. La minuscola comunità di suore e ragazze si trova letteralmente tra due fuochi. Ma nessuna di esse si sposta e per circa un mese mangiano e dormono al tuono del cannone e delle bombe: "La battaglia era tanto vicina che le palle dei fucili venivano nel nostro giardino", scrive Paola. Finisce che gli stessi belligeranti trovano in quella casa accoglienza, soccorso, ospitalità, cure ai feriti, al punto che i soldati salutano militarmente ogni suora che incontrano. Le grandi prove attraverso le quali si snoda l'esistenza di Paola ne delineano profondamente la fisionomia spirituale, sintetizzata nella sua espressione preferita: "Volontà di Dio, paradiso mio!". Il decennio 1860-1870 trascorre tra le incognite di una politica sempre più avversa alla Chiesa e culmina con la presa di Roma nella storica breccia di Porta Pia. Paola si limita a tranquillizzare le figlie lontane informandole che le suore della sua comunità non hanno sofferto alcuna molestia, "meno qualche piccola serenata che ci svegliò"! Il nuovo Stato prosegue nella sua politica di incameramento dei beni della Chiesa e di laicizzazione dell'istruzione. Paola si prepara all'eventualità di nuove espulsioni. Ma lentamente la burrasca si placa e l'Istituto ha modo di estendere la sua opera nel resto d'Italia per poi irradiarsi in Brasile e Portogallo. Nonostante difficoltà di ogni genere, la tenacia di questa garibaldina di Dio nell'esercizio della carità è impressionante. Paola ha tutta una serie di aforismi che a noi sembrano paradossali, perché è il modo di agire dei santi: "Quando avete poco, date molto". "Volete pagare i debiti? Fate elemosine ai poveri". "La carità non impoverisce col dare". Negli ultimi anni la sua salute, sempre cagionevole, precipita: è colpita da crisi di paralisi che le impediscono il movimento. Per più di un mese resta completamente sorda. Nonostante la paralisi, Paola è serena, ma la sua laboriosa giornata terrena sta per finire. Muore invocando la Vergine che ha sempre tanto amato: "Madonna mia, ricordati che sono tua figlia". È la domenica dell'11 giugno 1882. Durante i lunghi e difficili anni che Paola trascorse a Roma, un giorno le suore si accorsero che in casa non era rimasto più nulla da mangiare. Preoccupate, si rivolsero alla loro Superiora. Paola non ci pensò due volte e ordinò di vendere subito la pisside d'oro per comprare quanto era necessario per sfamare le giovani assistite. Così sono i santi: l'oro di Dio in cambio del pane per i poveri.

Don Alessandro Belano  

su www.donorione.org 

Rivista “Don Orione Oggi”, giugno 2006.

Santa Paola Frassinetti (1809 - 1882)