Casella di testo: 6  gennaio           metodi per diventare santi
Casella di testo: Noi abbiamo visto la sua stella in oriente 
e siamo venuti con doni per adorare il Signore. (cf. Mt 2,2)

Ha diffuso in Canada
la devozione a san Giuseppe

di Mario Lachapelle
Religioso della congregazione
di Santa Croce e vicepostulatore

André (Alfred) Bessette – che viene canonizzato da Benedetto XVI domenica 17 ottobre – ha venticinque anni quando arriva a Côte-des-Neiges per prepararsi al noviziato nella congregazione di Santa Croce. Trova una comunità dinamica ma ancora fragile, come la sua salute. Tuttavia il giovane dimostra subito di essere una figura importante per la comunità. Portinaio del collegio, accetta anche di svolgere altri compiti.

Un tratto del suo carattere lo contraddistingue da lungo tempo. Già durante il noviziato il suo formatore diceva: “Questo uomo sa pregare”. La sua preghiera intensa e la sua devozione a san Giuseppe attirano l’attenzione e le persone vengono sempre più numerose a chiedergli di pregare per loro. Gli confidano le loro sofferenze e le loro difficoltà. La sua vita è stravolta, e anche quella del collegio, con tutte quelle persone che aspettano davanti alla porta.

Fratel André non pensa di rinunciare al compito che gli è stato affidato. Sente che il Signore lo chiama a un’altra missione, ma si tratta di trovare il tempo per rispondere a questa chiamata, continuando nel frattempo il lavoro quotidiano. Quando i superiori gli dicono che non può più ricevere i visitatori nel collegio, trova insieme a loro una soluzione. Li aspetterà nella piccola stazione del tram, di fronte al collegio, dopo il lavoro.

Non è però facile per fratel André svolgere l’attività di portinaio e allo stesso tempo rispondere alla chiamata di rendersi disponibile all’accoglienza dell’altro e alla preghiera. Per rispondere in modo più adeguato, avrebbe bisogno di un luogo di accoglienza e di un piccolo santuario dedicato a san Giuseppe. Questo luogo lo vede tutti i giorni dalla finestra della sua portineria sulla collina del monte Royal.

Nel 1896 il collegio Notre Dame acquista un terreno sulla collina. Fratel André vede in ciò un segno. Nel 1904 il progetto inizia a prendere forma. Il piccolo oratorio può accogliere poche persone ed è aperto solo alcuni mesi dell’anno, durante l’estate. Per cinque anni ancora fratel André continua a lavorare nel collegio e instancabile, fa la spola con il suo oratorio.

Nel 1909 la cappella è ampliata e viene costruito un piccolo ufficio per l’accoglienza. Fratel André riceve un nuovo compito: quello di custode dell’oratorio. Può così dedicarsi interamente al suo nuovo ministero fatto di accoglienza, di ascolto e di preghiera.

Verso la fine della vita, André confida a un confratello che “la santità non arriva come una sferzata”. Pochi giorni prima della morte avrebbe chiesto al suo superiore di pregare per la sua conversione. Colui che tutti consideravano un santo, non si riteneva tale.

Possiamo distinguere alcune tappe nello sviluppo della vita di fede di fratel André. La prima è quella della gioventù (1845-1870) in cui ha conosciuto grandi prove. Questo periodo gli ha permesso di rafforzare il rapporto con Dio. Osserviamo che invece di allontanarlo dal Signore, gli eventi infelici della vita lo hanno avvicinato a Lui.

Poi c’è il periodo che va dal 1870 – anno del suo ingresso nella congregazione della Santa Croce come religioso – al 1904, anno della costruzione della piccola cappella dedicata a san Giuseppe sul monte Royal. Molti sono i compiti affidatigli, nonostante la sua salute cagionevole. Accoglie visitatori e parenti. Il prossimo diviene una realtà importante per lui, che si apre agli altri come ha saputo aprirsi al Signore. Evita così di chiudersi in quel rapporto esclusivo con Dio a cui le prove della vita avrebbero potuto condurlo. Impara che non si può amare veramente Dio senza amare il prossimo e non si possono amare gli altri senza riconoscere in loro la presenza di Dio. L’accoglienza, la compassione e l’apertura diventano i tratti caratteristici della sua persona. A sessant’anni fa costruire il più grande santuario del mondo dedicato a san Giuseppe.

Attraverso le conversazioni con la gente ha lasciato un messaggio semplice che parla di un Dio buono, vicino a noi: nessuno è troppo piccolo ai suoi occhi per essere escluso dal suo amore; per questo Egli ci invita ad avvicinarci a lui e ad amarlo amandoci gli uni gli altri come fratelli e sorelle.

Infine c’è l’ultima fase, quando folle sempre più numerose cominciano a recarsi al santuario del monte Royal: occorre offrire loro dei servizi. Dal 1912 un gruppo permanente si è stabilito nell’area. Con grande gioia di fratel André, il santuario può ora proporre ai pellegrini celebrazioni eucaristiche quotidiane e sacerdoti per il sacramento del perdono. Nel 1918 una nuova chiesa si aggiunge all’oratorio iniziale. Questa può accogliere circa mille persone. Ma i posti non bastano. Fratel André si dedica ad accogliere le migliaia di persone che si recano da lui per confidargli le loro sofferenze. Molte ripartono guarite, altre lasciano l’oratorio con fede e coraggio rinnovati.

Nonostante l’età avanzata, fratel André vuole ancora visitare i malati e soprattutto vuole passare molte ore in preghiera. Il piano per la costruzione di una grande chiesa sul fianco del monte Royal va avanti e si concretizza. La prima pietra viene posta nel 1924, ma la crisi economica degli anni trenta rallenta i lavori. Qualche mese prima della morte di fratel André, gli ingegneri sono preoccupati. Bisogna portare a termine il tetto altrimenti gli immensi muri rischiano danni. Fratel André invita la comunità a mettere una statua di san Giuseppe nella chiesa. Lascia al suo santo amico la preoccupazione di trovarsi un tetto. Ispirata da un simile gesto di fede, la comunità intensifica gli sforzi e trova i mezzi.

Fratel André muore il 6 gennaio 1937 e non vede ultimato il progetto. Ricordiamo questa confidenza fatta ai suoi amici: “Quando sarò morto, avrò molto più potere per aiutarvi”.

 

Sant’Andrè Bessette

al secolo: Alfred

 

Mont-Saint-Grégoire, 9 agosto 1845

+ Montréal, 6 gennaio 1937

 

Religioso nanadese

della Congregazione di Santa Croce

 

canonizzato da Benedetto XVI

il 17 ottobre 2010