4   gennaio         metodi per diventare santi

Chiedo la vostra attenzione in favore del più abbandonato di tutti i poveri: il Santissimo Sacramento

(Beato Manuel)

             Nasce a New York il 28 agosto 1774 da un medico. A 19 anni si sposa e ha cinque figli.          

                 La contraddistingue una grandissima disponibilità verso i poveri e i sofferenti e, dopo la prematura morte del marito, lasciata la confessione episcopaliana per il cattolicesimo, sente la necessità di fondare un istituto religioso, le Sorelle della carità, sul modello della regola di Vincenzo de' Paoli.

                 Muore a Emmitsbourg il 4 gennaio 1821, a soli 46 anni.    Viene beatificata da Papa Giovanni XXIII nel 1963 e canonizzata da Paolo VI nel 1975.

S. ELISABETTA ANNA  SETON

             Il piroscafo, partito da New York, è ormai vicino alle coste italiane, dopo un lungo viaggio di quaranta giorni. La nave è carica di passeggeri e di speranze…

             Molti sono fuggiti da Baltimora, da Boston, da New York a causa di una epidemia di febbre gialla che sta imperversando da tempo lungo la costa orientale degli Stati Uniti, mietendo numerose vittime. È il mese di novembre del 1803. Sulla nave c'è anche una giovane famiglia di religione protestante. Lei è Elizabeth Ann Bayley, di ventinove anni. Sta accompagnando il marito, William Seton, gravemente malato di tubercolosi. Con loro, la piccola Ann Mary, di otto anni. Gli altri quattro figli sono rimasti a New York, dai nonni. I medici hanno consigliato William a stabilirsi per qualche tempo in Italia, sperando che il clima mite e salubre possa procurargli qualche giovamento. Il consiglio dei medici corrisponde a un desiderio che il malato coltiva da tempo: rivedere le colline toscane dove ha soggiornato negli anni giovanili. Rivedere, soprattutto, conoscenti e soci in affari che, con il tempo, sono diventati amici carissimi. Ogni umana speranza, però, sta per essere travolta dalla tragedia. Le autorità portuali di Livorno, per scongiurare il pericolo di un contagio mortale, impongono a tutti i passeggeri una stretta quarantena. Uomini, donne e bambini, già stremati dal viaggio, sono condotti in uno “stabilimento sanitario”, per essere rinchiusi in un casermone gelido e improvvisato. Nel lazzaretto, i reclusi soffrono il freddo e la solitudine. A risentirne di più sono soprattutto i debilitati, tra i quali William, consumato da continui spasmi di tosse. Il medico che viene a visitarlo lo fa “a voce”, restando al di là dei cancelli, onde evitare qualsiasi contatto. C'è soltanto la fedele Elisabetta ad accudirlo, a incoraggiarlo, a confortarlo in quelle interminabili giornate invernali. Ma il destino di William è ormai segnato: il 27 dicembre muore tra le braccia della moglie e viene sepolto nel cimitero inglese di Livorno. Per la giovane vedova è un colpo durissimo che la lascia affranta e quasi sconvolta. Elisabetta è nata nel 1774, a New York, da una ricca e importante famiglia appartenente alla Chiesa episcopale statunitense. Nel 1794 sposa William Seton, un affermato imprenditore navale. In città è conosciuta per il suo dinamismo e la tenace volontà di compiere il bene. Ha fondato una istituzione caritativa, la “Society for the Relief of poor Widows”, la “Società per il soccorso delle povere vedove”, titolo emblematico e quasi profeticamente adatto alla sua futura situazione. Nel corso del sesto anno di matrimonio, l'impresa di William fallisce ed egli inizia ad accusare i primi sintomi della tubercolosi. Da quel momento Elisabetta si trova ad affrontare terribili prove che si concluderanno con la repentina morte del marito, in quell'anonimo e freddo lazzaretto livornese. Gli amici italiani, con i quali i Seton sono stati in relazione d'affari per più di vent'anni, convincono la giovane vedova a non ripartire subito per l'America e si prodigano a ospitarla presso di loro. Per risollevare il suo spirito le fanno visitare Firenze e le altre città d'arte della Toscana. Per Elisabetta è una folgorazione: di arte, di poesia, di bellezza, ma soprattutto di nuovi sentimenti e convinzioni. Davanti a quello splendore, alla calorosa e amabile ospitalità degli amici italiani, alla loro sincera devozione religiosa, nel cuore e nella mente di Elisabetta si fa strada una nuova e diversa considerazione del cattolicesimo: è la “tenerezza cattolica”, come ella scrive nel suo diario, che lentamente sta entrando in lei. È colpita, in particolare, dalla figura della Vergine Maria, fino ad allora per lei quasi del tutto sconosciuta, e dal sacramento dell'Eucaristia che la fa commuovere fino alle lacrime. Impara a fare per la prima volta, a ventinove anni, il segno della Croce, a segnarsi con l'acqua benedetta, a pregare la Madre celeste. Il cammino interiore di conversione alla fede cattolica è ormai maturo ed Elisabetta è disposta “a offrire tutto in cambio di un tale dono”. Ritorna negli Stati Uniti determinata a diventare cattolica. Riceve il rifiuto e gli insulti di familiari e amici che si oppongono alla sua decisione. Elisabetta si trova in gravi ristrettezze finanziarie, ma non si arrende e viene accolta scuola a New York, ma è costretta subito a chiuderla quando i genitori ritirano i figli perché lei è “una papista”. Nel 1808 un missionario francese le chiede di aprire a Baltimora una piccola istituzione per l'educazione religiosa delle bambine. Elisabetta accetta immediatamente e inaugura la sua prima scuola cattolica: sette alunne in totale, delle quali tre sono sue figlie. È l'inizio di una straordinaria attività di bene che si diffonderà come un fiume in piena. Desiderosa di offrirsi a Dio e alle anime con una forma di vita più stabile e impegnativa, nel marzo del 1809 Elisabetta pronuncia i suoi voti religiosi nelle mani dell'Arcivescovo di Baltimora, assieme a quattro giovani donne che vogliono condividere la sua stessa avventura di bene. Tutte sono vestite come la Madre Seton: gonna, corsetto, mantellina e cuffia neri con un colletto bianco. Alla morte del marito, Elisabetta ha indossato gli abiti vedovili in uso a Livorno e non li ha più smessi: ora quella divisa diventa l'uniforme delle prime “Suore di carità” d'America. Il talento organizzativo di Madre Seton è impressionante: progetta un programma educativo ben equilibrato, prepara manuali scolastici, forma i professori, traduce opere religiose dal francese, scrive lei stessa qualche trattato spirituale. La sua istituzione caritativa è, insieme, promozione religiosa e sociale, al punto che Madre Seton viene considerata come la fondatrice del sistema scolastico parrocchiale negli Stati Uniti. Confida sempre nell'aiuto divino: “Dio è con noi e se le sofferenze abbondano in noi anche le sue consolazioni abbondano grandemente, molto al di là di quanto si possa esprimere”. Debilitata dalla instancabile attività e anche lei colpita dal “mal di petto”, come era avvenuto per suo padre e suo marito, si ammala gravemente, nonostante la sua giovane età di 46 anni. All'alba del 4 gennaio 1821, circondata dalle sue consorelle che cantano sottovoce il Magnificat, Elisabetta Anna Seton parte per il suo definitivo viaggio verso la casa del Padre. Lascia in eredità il suo esempio luminoso di sposa, madre, vedova, consacrata, fondatrice: è la tipica spiritualità della prima cittadina degli Stati Uniti a essere canonizzata.

Da “Don Orione oggi” - gennaio 2007

www.donrione.org