Casella di testo: 24   gennaio       metodi per diventare santi

"io penso che il compito principale della mia vita sia quello di esprimere Dio in ogni mio pensiero ed in ogni mio sentimento" (San Tommaso d’Aquino)

San Francesco di Sales

Vescovo e Dottore della Chiesa

 

Il servo della Chiesa

Anno 1567. Ad Annecy, nel sud della Francia, viene esposta al pubblico la sacra Sindone. Tra i pellegrini accorsi c’è il barone di Boisy, della famiglia dei Sales.

Con lui, Francesca de Sionnaz, la sposa quindicenne. È incinta del suo primo figlio. Davanti alla sacra tela si sente commuovere al pensiero della vita che porta in grembo. Fa dunque una promessa: quel bambino apparterrà a Gesù per sempre. Anno 1587. Un giovane ventenne, divorato dall’angoscia, cammina lungo le vie di Parigi in una fredda sera di gennaio. Il suo nome: Francesco di Sales. Nonostante la nobiltà del sangue, della mente e del cuore, quel giovane è disperato: è convinto di essere un predestinato alla dannazione. Nello sconforto, vaga senza meta. Entra in una chiesa e si inginocchia dinanzi
alla statua della Madonna. Non riesce a pregare: pronuncia soltanto un atto di abbandono eroico. Vicino a lui intravede una tavoletta con la preghiera mariana del “Memorare”. Francesco la recita piangendo. Improvvisamente, come riferirà più tardi, “ebbe l’impressione che il suo male gli fosse caduto ai piedi come croste di lebbra che si staccassero dal suo corpo”. Si alza confortato e rinvigorito. La crisi è superata, l’oscurità dissolta, il dubbio polverizzato. Completati gli studi a Parigi parte per l’università di Padova, per specializzarsi in diritto. Altra prova, altro dramma: nell’estate del 1590 è gravemente colpito da una infezione di tifo. Al reverendo Déage che gli chiede direttive circa il funerale e il testamento, Francesco risponde: “Non vedo che un testamento: quello di rimettere la mia anima a Dio. Il mio corpo, quando sarò spirato, consegnatelo agli studenti di medicina, affinché, non avendo servito a niente in questa vita, possa essere utile dopo morto”. Tra la meraviglia di tutti si riprende e, nel 1591, consegue brillantemente la laurea. È ormai un apprezzato dottore in utroque jure, ma il suo desiderio è quello di consacrarsi a Dio, nella vita ecclesiastica. Nonostante l’iniziale reazione negativa del padre, Francesco passa rapidamente per gli ordini minori e viene ordinato sacerdote il 18 dicembre 1593. Su incarico del vescovo iniziò nella regione montagnosa dello Chablais, a sud di Ginevra, una difficile missione. La zona, occupata dai protestanti, era praticamente sottratta al culto cattolico: chiese distrutte, preti cacciati e perseguitati, monasteri chiusi. Francesco si accinse coraggiosamente nel suo compito, ma, attorno a lui, si fece il vuoto. Non si scoraggiò: impostò la sua vita sacerdotale visitando poveri ed infermi, dedicandosi al ministero della Confessione e soprattutto predicando. Per cinque anni visse in condizioni di aperta opposizione: era oggetto di “mille insulti e di mille beffe”, come annotano i primi biografi; lo chiamavano “scarafaggio, idolatra, falso profeta, papista”; lo accusavano di magia e di stregoneria; gli tendevano imboscate. I suoi viaggi apostolici sono pieni di pericoli. Una sera di inverno è assalito da un branco di lupi; ha solo il tempo di salire su un albero. Per paura di addormentarsi e di cadere, si lega con la cintura a un ramo. Ogni mattina deve attraversare il fiume Dranse per andare a celebrare nella vicina cappella. Nell’inverno del 1598 il ponte è crollato; una sola tavola, coperta di ghiaccio, collega le due sponde. Allora “si metteva a cavalcioni su quell’asse e, spingendosi con i piedi, i ginocchi e le mani avanzava scivolando”. A NancysurCluses arrivò con le scarpe che trasudavano sangue: i piedi gli si erano scorticati. Nonostante le avversità, il giovane sacerdote continuò la sua missione con decisione; escogitò perfino una forma originale di apostolato. Dalla sua penna uscirono brevi foglietti volanti nei quali spiegava le verità della fede cattolica. Scritti in modo semplice, quasi giornalistico, furono poi raccolti e pubblicati sotto il titolo di Les controverses (Le controversie). La situazione progredisce positivamente. L’ostilità della gente si placa. E arrivano le conversioni, via via sempre più numerose, al punto che, nel 1602, lo stesso Francesco di Sales potrà dire: “Là, ove prima si trovavano a fatica cento cattolici, si trovano ora, a fatica, cento calvinisti”. Per questo suo zelo apostolico, nel 1599 Francesco è nominato coadiutore del vescovo di Ginevra per subentrargli come titolare nel 1602. La sua diocesi ha sede provvisoria ad Annecy. Prima di riformare gli altri iniziò a riformare se stesso: casa in affitto, servitù ridotta all’indispensabile, mensa frugale, niente carrozza. Scrive: “Durante il giorno andrò in giro da Vescovo di Ginevra; alla sera mi ritirerò da Francesco di Sales”. La sua predicazione era piana, calda, affascinante: la gente stava ad ascoltarlo senza fatica. Ad Annecy, ogni domenica, invita i ragazzi alla dottrina cristiana. Ogni tanto viene ad ascoltarlo perfino la vecchia madre. Un giorno egli le disse sorridendo: “Signora, mi fate distrarre quando vi vedo al catechismo con tutti i nostri bambini, perché siete proprio voi che lo avete insegnato a me!”. Il domestico Germain Pilliod testimoniò: “Quando era nota la chiesa nella quale avrebbe predicato, fin dalle quattro del mattino la gente andava a prendere posto”. Per venti anni durò questa intensa azione pastorale. Il Vescovo Francesco trovò perfino il tempo per scrivere importanti opere di ascetica e mistica. I suoi libri più noti sono l’Introduzione alla vita devota (conosciuto come Filotea) e il Trattato dell’amore di Dio (conosciuto come Teotimo). Impressionante è, inoltre, la mole delle sue lettere, quasi tutte di carattere spirituale (se ne conservano 2.103, forse un terzo di quelle effettivamente scritte). Nell’ottobre del 1622 il duca di Savoia lo invitò ad Avignone. Francesco accettò, nonostante il cattivo stato di salute. Raggiunta Lione, ebbe un attacco apoplettico che lo stroncò il 28 dicembre 1622. Aveva 56 anni. Il suo corpo, portato in processione ad Annecy, ricevette sepoltura solenne il 29 gennaio 1623. Fu beatificato nel 1661, canonizzato nel 1665, proclamato Dottore della Chiesa nel 1877, patrono della stampa e dei giornalisti nel 1923. La memoria liturgica ricorre il 24 gennaio. Affabile, pronto al perdono e alla comprensione per le debolezze dell’uomo, Francesco di Sales spese la sua vita per il bene della sua diocesi. Preferì abbandonare i privilegi del suo stato per servire i poveri e i miseri. Un giorno Enrico IV, re di Francia, lo invitò a restare a Parigi, promettendogli una prestigiosa diocesi. A questa offerta Francesco rispose con una frase che sintetizza a meraviglia il suo amore per il bene delle anime a lui affidate: “Maestà, ho sposato una moglie povera, non posso lasciarla per una più ricca”.

 

Alessandro Belano fdp, su “Don Orione Oggi” , gennaio 2004

www.donorione.org

 

 

S.Messa

 

Ingresso

 

Darò a voi dei pastori secondo il mio cuore,

essi vi guideranno con sapienza e dottrina.

 

Colletta

 

O Dio, tu ha voluto che il santo vescovo Francesco di Sales si facesse tutto a tutti nella carità apostolica: concedi anche a noi di testimoniare sempre, nel servizio dei fratelli, la dolcezza del tuo amore. Per il nostro Signore...

 

I Lettura

 

Ef 3, 8-12

Fratelli, a me, che sono l'infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l'adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'universo, perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, il quale ci dá  il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui.

 

Salmo

 

Sal 88

Annunzierò ai fratelli

l'amore del Signore.

 

Canterò senza fine le grazie del Signore,

con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

perché hai detto: << La mia grazia rimane per sempre >>;

la tua fedeltà è fondata nei cieli.

 

Dice il Signore: << Ho stretto un'alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide mio servo:

stabilirò per sempre la tua discendenza,

ti darò un trono che duri nei secoli >>.

 

Ho trovato Davide, mio servo,

con il mio santo olio l'ho consacrato;

la mia mano è il suo sostegno,

il mio braccio è la sua forza.

 

La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui

e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza.

 

Canto al Vangelo

 

Alleluia, alleluia.

 

Io sono il buon pastore,

dice il Signore;

conosco le mie pecore

e le mie pecore conoscono me.

 

Alleluia.

 

 

Vangelo

 

Gv 10, 11-16

In quel tempo, Gesù disse: <<Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore.

Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore.

E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore>>.

 

Sulle Offerte

 

O Padre, questo sacrificio, suprema testimonianza dell'amore del tuo Figlio, comunichi a noi l'ardore del tuo Santo Spirito, che infiammò il cuore mitissimo di san Francesco di Sales. Per Cristo nostro Signore.

 

Dopo la Comunione

 

O Signore, che ci hai dato la gioia di partecipazione ai tuoi sacramenti nel ricordo di san Francesco di Sales, fà che in ogni circostanza della vita imitiamo la sua carità paziente e benigna per condividere la sua gioia nel cielo. Per Cristo nostro Signore.

Casella di testo: Nacque nella Savoia nel 1567. Ordinato sacerdote lavorò molto per la restaurazione del cattolicesimo nella sua patria. Eletto vescovo di Ginevra si dimostrò vero pastore verso il clero e verso i fedeli, istruendoli nella fede con gli scritti e le opere, offrendo esempio a tutti. Morì a Lione il 28 dicembre 1622, ma venne sepolto ad Annecy il 24 gennaio 1623.