Casella di testo: 16 gennaio       metodi per diventare santi
Casella di testo: Gesù vuole vincere, ma nell’Amore; vuole trionfare, ma nella misericordia. 
(San Luigi Orione)

 

 

 Oltre cent'anni or sono, il 16 gennaio 1897, moriva a Brescia Giuseppe Tovini. Aveva 55 anni, 10 mesi e 16 giorni. Un'esistenza relativamente breve anche per il tempo, il secondo Ottocento. La prima biografia di Maffeo Franzini, edita nel 1913, l'opera di Pietro Colombara, apparsa nel 1930, la magistrale biografia di Antonio Cistellini del 1954, l'imponente Positio super virtutibus del 1993, e l'ultimo profilo biografico di Giacomo Scanzi, di alcuni giorni or sono, consentono oggi di ricostruirne analiticamente e compiutamente le opere e i giorni.

Giuseppe Tovini nasce il 14 marzo 1841 a Cividate Camuno, in provincia di Brescia, da Mosè e Rosa Malaguzzi, primo di sette fratelli. La prima educazione che riceve è particolarmente austera, come volevano le tradizioni religiose, e quindi morali e educative del luogo, ancora sottilmente influenzate dalla dottrina giansenista, diffusa un po' ovunque in Valcamonica e tanto più a Cividate, paese dove fu arciprete Giovan Battista Guadagnini, «una delle migliori menti del movimento giansenista», secondo una nota definizione del Gioberti. Alla severità familiare si aggiunge la ferrea disciplina adottata nelle scuole elementari, che frequenta prima nel paese natale e poi a Breno. Nel 1852 viene affidato al collegio municipale di Lovere, dove rimane per sei anni, compiendo la prima classe liceale nell'estate del 1858. I compagni lo ricordano come un alunno esemplare, obbediente, religioso, dotato intellettualmente e moralmente. La disagiata condizione economica della famiglia minaccia però di fargli interrompere gli studi, così bene avviati. Interviene allora il sacerdote don Giambattista Malaguzzi, zio materno, e fa sì che egli ottenga un posto gratuito presso il collegio “Mazza”.

Giuseppe Tovini: strenuo difensore e sostenitore della scuola libera ne promuove molte altre in Vallecamonica ('82), in Valtrompia ('84), in Vallesabbia ('85), a Chiari, Palazzolo, Salò, Vestone, Marcheno. Nel 1887 queste fiorenti società possono celebrare il loro primo congresso.
Il Tovini inoltre sostiene ed aiuta innumerevoli altre opere di carattere sociale, in primo luogo le casse rurali (dei cui interessi si fa difensore in molteplici cause civili), giungendo a proporre nel 1885 la fondazione dell'Unione diocesana delle società agricole e delle casse rurali. Convinto ancora della necessità di assicurare piena autonomia economico-finanziaria alle istituzioni e alle iniziative cattoliche, specie quelle educative e dell'
informazione, nel 1888 fonda a Brescia la Banca S. Paolo e, nel 1896, a Milano il Banco Ambrosiano.
L'ambito nel quale egli profonde il massimo delle sue energie è però quello educativo e scolastico. Oltre che strenuo difensore dell'insegnamento religioso nelle scuole a tutela della fede e della morale dei giovani, è deciso propugnatore del principio della libertà d'insegnamento, sostenitore della scuola libera nella quale individua, tra l'altro, uno strumento efficace per formare le giovani generazioni anche a compiti di responsabilità civile e sociale.
Sostiene memorabili battaglie nei Consigli comunale e provinciale, ma soprattutto promuove iniziative del tutto
originali, fondando nel 1882 l'asilo «Giardino d'Infanzia s. Giuseppe» e il collegio «Ven. A. Luzzago» (che subirà la soppressione nel 1888 per riaprire definitivamente, dopo una lunga ed aspra battaglia legale, nel 1894 con il nome di «C. Arici »); il Patronato degli studenti presso i padri della Pace nel 1889; l'Opera per la conservazione della fede nelle scuole d'Italia nel 1890 (a sostenere la quale l'anno successivo avvia la pubblicazione del periodico «Fede e Scuola »). Propugna dal 1887 la Compagnia di assicurazione «Lega per gli insegnanti cattolici» e nel 1891 ne redige lo statuto che viene diffuso a migliaia di copie in tutta Italia (purtroppo il Tovini sarebbe morto lasciando questa Lega allo studio e alle fatiche dei pochi che lo avevano capito). Solo nel 1900 infatti sarà inaugurata l'Unione magistrale italiana, che, configurata in federazioni, si costituirà in Milano nel 1906 con la titolazione «Niccolò Tommaseo». Promuove altresì nel 1892 l'erezione di Circoli universitari cattolici e collabora alla fondazione della «Unione Leone XIII» di studenti bresciani da cui nascerà la FUCI. Offre collaborazione, fornendo aiuti economici e adoperandosi affinché i Padri gesuiti assumano la direzione dell'«Istituto magistrale Leone XIII» di Milano. Nel 1893 fonda la rivista pedagogica e didattica «Scuola Italiana Moderna», primo periodico cattolico italiano a diffusione nazionale per i maestri; nello stesso anno promuove il settimanale «La Voce del Popolo» che principalmente affianca le iniziative del Comitato diocesano; il «Bollettino dei Terziari Francescani» e «Sorrisi e Vagiti di Maria Santissima Bambina», a supporto delle attività delle suore della carità e indirizzato ai più piccoli. Partecipa ancora, d'intesa con i Padri gesuiti, alla realizzazione in Padova di un «Pensionato Universitario Cattolico» ('94), mentre dalle colonne di «Fede e Scuola» lancia la proposta di una raccolta di fondi per una Università cattolica realizzata e fonda una Scuola Normale a Cividate presso le suore canossiane. Sostiene la causa della «Federazione Universitaria Cattolica» ('96) e ripropone, al Congresso cattolico di Fiesole nel 1896, il suo progetto per l'istituzione e il mantenimento di un'Università cattolica in Italia; al Congresso Eucaristico di Milano non perde infine l'occasione di parlare, nella sua ultima pubblica relazione, sull'apostolato della preghiera e, quasi fosse il suo testamento, di rivolgere un appassionato invito alla comunione eucaristica, come elevato ad essenziale aiuto per l'educazione cristiana della gioventù ed il ritorno della fede nelle scuole. L'educazione cristiana, l'azione pedagogica, la scuola costituiscono la sua opera preminente, per questa si sente apostolo e missionario («le nostre indie solo le nostre scuole »), e vi si dispone come ad una crociata in difesa della fede. Invano si tenterebbe di comprendere quali ragioni e quali motivazioni abbiano indotto il Tovini ad affannarsi tanto in iniziative ed organizzazioni le più differenziate (elezioni politiche e amministrative, società operaie, opere pie, casse rurali, stampa, banche ecc.) se dimenticassimo l'educazione e la scuola come denominatore comune di tutto il suo operare, come genesi e approdo di ogni suo programma e di ogni sua iniziativa. Senza il «Luzzago» e l'«Arici» non si può comprendere l'istituzione della Banca S. Paolo di Brescia, come senza l'«Istituto magistrale Leone XIII» ed il progetto di una Università Cattolica in Milano non si può capire l'istituzione del Banco Ambrosiano. E come le banche, così la stampa ed innumerevoli, molteplici, singolari e feconde iniziative ed istituzioni. Il dinamismo del Tovini si rivela veramente sorprendente, se si considera la sua gracile costituzione e le precarie condizioni di salute, che, a partire dal 1891, di anno in anno andavano peggiorando. Scrive ad un figlio collegiale: «...come sai, sono ammalato da vario tempo e la mia salute è tanto precaria che potrei morire da un giorno all'altro...». I ricordi più remoti lo indicano già gracile e sofferente; pare persino che, quand'era ospite al «Mazza» di Verona, avesse manifestato cenni di emottisi e che la debolezza della sua costituzione fosse stata motivo da parte dei Corbolani e consentirgli il matrimonio con la figlia. I centri termali di Pejo, Comano, Wofishofen, Bressanone, rappresentano le tappe di un itinerario arduo, impervio, travagliato; sono momenti cadenzati dei suoi ultimi dieci anni di vita, quelli peraltro più intensi, più ricchi di iniziative, contraddistinti da un infittirsi ed intrecciarsi di opere, iniziative, istituzioni geniali, lungimiranti, altamente ispirate, delle quali egli è il centro propulsore, l'organizzatore instancabile, l'ispiratore profetico. Si tratta senza dubbio di una stagione sorprendente e prodigiosa. L'avvocato bresciano, dopo aver percorso il suo cammino terreno, il suo ininterrotto itinerario di apostolo, il 16 gennaio 1897 muore nel Signore all'età di 55 anni.
Tracciare sia pur sinteticamente la biografia del Tovini, senza accennare all'uomo di Dio, all'uomo di fede e all'apostolo, è come voler descrivere il corso d'un grande fiume senza identificarne la sorgente. La sua pietà, il suo ritmo di vita devoto, il suo fervore eucaristico, la devozione alla Madonna, lo spirito e la visione francescana della vita, il profondo e radicato
«sensus Ecclesiae», i tratti peculiari della sua esperienza interiore, non certo disgiunti dall'esercizio eroico delle virtù teologali e cardinali, consentono, se approfonditi e compresi nella loro veridicità e unità, di cogliere compiutamente il «segreto e mistero che si indovinano esser la chiave della sua vita».

La salma di Giuseppe Tovini, il 10 settembre 1922, è solennemente traslata nella chiesa di san Luca in Brescia, ove ancor oggi riposano le sue spoglie mortali.

La causa di beatificazione e canonizzazione prese avvio con la celebrazione del Processo ordinario diocesano l'8 maggio 1948, mentre fu introdotta presso la Congregazione per le Cause dei Santi, in virtù del decreto promulgato da Paolo VI, il 14 aprile 1977. Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha proclamato l'eroicità delle virtù di Giuseppe Tovini il 6 aprile 1995, presso il Palazzo Apostolico, dichiarandolo Venerabile, mentre ne ha riconosciuto il miracolo il 18 dicembre 1997.