Casella di testo: 6   FEBBRAIO     METODI PER DIVENTARE SANTI
Casella di testo: Chi semina nel pianto, raccoglie nella gioia. (sal 125)

Pietro Battista

Martino dell'Assunta

Francesco Blanco

Filippo Las Casas

Francesco di S. Michele

 Gonsalvo García),

 

Paolo Miki,

Giovanni Soan di Gotó

 Giacomo Kisai

 

Michele Cozaki

Tommaso Cozaki

Leone Carasumo

Paolo Suzuki 

Il Giappone ha ricevuto l'annuncio della fede cristiana da S. Francesco Saverio, che vi lavorò nel 1549-51.

In poche decine d'anni, i cristiani erano circa 300.000.

Umanamente parlando, duplice è il « segreto » che ha consentito questa rapida espansione: il rispetto che i missionari gesuiti portavano verso i modi di vita e le credenze giapponesi non direttamente opposti all'insegnamento cristiano e l'impegno di immettere elementi locali nella predicazione e nell'amministrazione.


Appunto catechista gesuita era divenuto in giovane età Paolo Miki, nato nel 1564-66 da una famiglia benestante di Kyoto, la culla della civiltà giapponese e capitale dell'impero dal 794 al 1868.

 La sua ordinazione sacerdotale era stata rimandata « sine die », poiché l'unica diocesi di Fusai non aveva ancora ricevuto il suo pastore.

Né l'avrebbe potuto ricevere molto presto: nel 1587 l'imperatore Toyotomi Hideyoshi, che tentò con alterne fortune la conquista della Corea, mutò infatti il proprio atteggiamento dapprima benevolo verso i cristiani, emanando un decreto di espulsione dei missionari stranieri.


L'ordine venne eseguito solo in parte: alcuni missionari rimasero in incognito nel paese e nel 1593 alcuni francescani spagnoli guidati dal padre Pietro Battista giunsero in Giappone dalle Filippine, abbastanza ben accolti da Hideyoshi. Ma poco dopo avvenne la rottura definitiva, anche per motivi politici anti-spagnoli e anti-occidentali. Il 9 dicembre 1596 vennero arrestati sei francescani
(Pietro Battista, Martino dell'Assunta, Francesco Blanco, Filippo Las Casas, Francesco di S. Michele e Gonsalvo García), tre gesuiti (Paolo Miki, Giovanni Soan di Gotó e Giacomo Kisai) e quindici laici terziari francescani, cui poi se ne aggiunsero altri due (Michele Cozaki e suo figlio Tommaso, Leone Carasumo e Paolo Suzuki catechisti ... ).

Subìta l'umiliazione del taglio del lobo sinistro, i 26 furono trascinati da Meaco a Nagasaki, con l'intenzione di esporli al ludibrio della folla, che ne ammirò invece l'eroico coraggio, che si manifestò soprattutto nel momento supremo della morte, avvenuta per crocifissione su una collina di Nagasaki il 5 febbraio 1597.

Particolare commozione destarono le parole di perdono e di testimonianza evangelica pronunziate da S. Paolo Miki in croce e la serenità e il coraggio di cui diedero prova Luigi Ibaraki, undicenne, il tredicenne Antonio e il quattordicenne Tommaso Cozaki, che morirono intonando il salmo « Laudate, pueri, Dominum... » .