Casella di testo: 6   FEBBRAIO     METODI PER DIVENTARE SANTI
Casella di testo: Chi semina nel pianto, raccoglie nella gioia. (sal 125)
Casella di testo: San PAOLO MIKI 
(1585-1640)

             Nagasaki, città portuale nel sud del Cipango, come allora veniva chiamato il Giappone. La comunità cristiana sta vivendo un periodo di florida espansione. Siamo nell’anno 1590.

 In poco più di trent’anni, a partire dalla prima evangelizzazione svolta da San Francesco Saverio, il numero dei convertiti è salito a duecentomila. La città di Nagasaki è diventata il centro di questa cristianità. Su tutti si distingue Paolo Miki, un giovane predicatore di origine giapponese, non ancora sacerdote. Sta spendendo i suoi anni giovanili in una intensa attività catechetica, percorrendo continuamente il Paese. È ricercato e ammirato e ottiene continue conversioni non solo tra il popolo, ma anche tra personaggi altolocati. Paolo era nato nel 1556 da una famiglia benestante di Kyoto, la capitale dell’arte e della cultura giapponese. Suo padre, un nobile samurai, si era convertito al cristianesimo assieme ad alcuni monaci buddisti. All’età di cinque anni riceve il battesimo per poi entrare, giovanetto, nel seminario dei Gesuiti e proseguire negli studi di teologia. Riesce bene in tutto: solo il latino lo fa soffrire: per lui, autentico giapponese, quella lingua astrusa è troppo lontana dal suo modo di parlare e di pensare. Diventa invece un esperto delle dottrine e delle usanze buddiste. Per questa sua capacità viene destinato dai Superiori alla predicazione locale, in una terra punteggiata da templi buddisti e scintoisti. Convertire i giapponesi non è facile: la fede buddista è ritenuta dagli indigeni una parte vitale della loro cultura; il cristianesimo è visto come un venir meno a questa eredità etnica e culturale. Eppure Paolo ci riesce, sostenendo utilmente le discussioni con i dotti monaci del luogo, ma senza dimenticare gli altri, i poveri contadini delle campagne, oppressi dai loro padroni e costretti a subire un sistema feudale rigido, ingiusto e violento. Predicazione e promozione sociale, fede e carità. Molti restano colpiti da questa sua autentica testimonianza di vita. E si convertono. Tutto sembra andare per il meglio. Ma un’ombra di sangue e di orrore si sta profilando all’orizzonte. Sul finire del XVI secolo, per motivi religiosi ed economici, scoppia una persecuzione da parte delle autorità locali, chiamati Shogun, ossia capi militari e politici. Nel 1587 Hideyoshi Toyotomi, lo Shogun al potere, promulga un editto di espulsione di tutti i predicatori cristiani. Le famiglie giapponesi sono minacciate di morte sul rogo se osano prestare qualche soccorso. Oltre 130 chiese vengono bruciate, le proprietà confiscate. Molti missionari partono: quelli che restano sono costretti a vivere e agire nella semi-clandestinità. Si va avanti così, per alcuni anni, con alterne vicende, fino a quando la persecuzione diventa sistematica e violenta. Il dittatore ordina l’arresto di tutti i missionari e i catechisti residenti a Kyoto, Osaka e Nagasaki. Può un nobile giapponese e un fedele soldato di Cristo tradire il proprio Paese e la propria fede, scappando? No. Paolo Miki viene arrestato nel dicembre del 1596 ad Osaka, assieme a due confratelli di noviziato. Trasferito in carcere, vi trova altri missionari e catechisti laici, compresi tre ragazzi di 11, 13 e 15 anni. Nel carcere, diventa subito il punto di riferimento: rafforza la fede dei compagni, li incoraggia, li prepara ad andare incontro al martirio. Ai prigionieri viene ingiunto di abiurare. Nessuno tradisce la fede cristiana. Al rifiuto, viene tagliato loro il lobo dell’orecchio sinistro. I martiri, mutilati e insanguinati, sono esposti al pubblico ludibrio e disprezzo. I condannati vengono quindi caricati, a tre a tre, su dei carri e trasportati via terra a Nagasaki, in un lungo e tormentoso viaggio di circa un mese, nel più crudo inverno giapponese. La sentenza, portata da un banditore, precede il corteo dei martiri. Vi è scritto: “Io, Hideyoshi, condanno costoro a morte perché, nonostante la mia proibizione, hanno predicato e abbracciato la dottrina cristiana. Ordino che siano crocifissi a Nagasaki e che rimangano esposti in croce”. Durante il viaggio numerose persone si avvicinano ai condannati per confortarli: tra di essi si distinguono due giovani cristiani, i quali seguono il corteo di dolore prestando piccoli servizi ai prigionieri. Le guardie, stanche di vederseli sempre intorno, finiscono per arrestarli e li aggregano agli altri, destinandoli alla stessa pena. Il gruppo, con loro, sale così a 26 martiri. Al mattino del 5 febbraio 1597 i soldati conducono i prigionieri su una piccola altura che domina il porto di Nagasaki. Un testimone oculare, il gesuita Luis Frois, ci ha lasciato una “Relación” degli avvenimenti che seguirono. Le 26 croci vengono collocate ad una distanza di tre, quattro passi l’una dall’altra. Le croci sono costruite in stile giapponese: un palo verticale, più lungo, e tre assi orizzontali: una per sostenere le braccia, quella centrale come appoggio al corpo, la terza per i piedi. I martiri avanzano a grandi passi, cantando e inneggiando. Vengono sciolti dai legacci e dalle catene, si salutano e si abbracciano a vicenda. Poi vengono fissati alle croci con cinque anelli: uno alla gola, due ai polsi e due alle tibie. Lo spettacolo, da lontano, è di terribile grandezza: l’orizzonte è segnato, per circa 70 metri, da una linea ininterrotta di 26 croci, sulle quali pendono i condannati. I particolari sono strazianti e commoventi: alcuni pregano in silenzio, altri cantano inni e salmi, altri perdonano ad alta voce l’imperatore e i carnefici. Uno dei ragazzi esorta i genitori a non piangere. Dalla croce, Paolo Miki rivolge parole di incoraggiamento alle numerose persone presenti, invitandole ad aderire al cristianesimo; poi esprime apertamente il suo perdono ai carnefici, suscitando intensa commozione fra i connazionali. È la sua ultima predica, quella più importante, quella definitiva, quella del martire che va incontro al suo Signore. Poco dopo i soldati portano a termine l’esecuzione: “Allora quattro carnefici cominciarono ad estrarre dal fodero le spade in uso presso i giapponesi. Alla loro orribile vista tutti i fedeli gridarono: “Gesù! Maria!”. Seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo. I loro carnefici con un primo e un secondo colpo, in brevissimo tempo, li uccisero tutti” (Luis Frois). È la fine di una tragica e meravigliosa storia del passato, segnata con il sangue indelebile di 26 martiri. È l’inizio della luminosa storia della fede cristiana nel Sol Levante. “Non videro il tramonto / ma il Regno dei Cieli. / Era pur arida per loro la terra” (Shuoshi Mizuhara, poeta giapponese).

Alessandro Belano fdp su “Don Orione Oggi” - febbraio 2005

www.donorione.org

 

 

SS. PAOLO MIKI E COMPAGNI, martiri - 6 FEBBRAIO

 

Paolo nacque in Giappone fra il 1564 e il 1566. Entrato nella Compagnia di Gesù, predicò con gran frutto il vangelo ai suoi connazionali. Diventando sempre più crudele la persecuzione contro i cattolici, fu catturato con altri venticinque. Dopo aver sofferto aspri maltrattamenti, alla fine furono condotti a Nagasaky, ove vennero crocifissi il 5 febbraio 1597.

 

 

Colletta

 

O Dio, forza dei martiri, che hai chiamato alla gloria eterna san Paolo Miki e i suoi compagni attraverso il martirio della croce, concedi anche a noi per loro intercessione di testimoniare in vita e in morte la fede del nostro Battesimo. Per il nostro Signore...

 

I Lettura

 

Gal 2, 19-20

Fratelli, mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.

 

Salmo

 

Sal 125

Chi semina nel pianto, raccoglie nella gioia.

 

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,

ci sembrava di sognare.

Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,

la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

 

Allora si diceva tra i popoli:

« Il Signore ha fatto grandi cose per loro «.

Grandi cose ha fatto il Signore per noi,

ci ha colmati di gioia.

 

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,

come i torrenti del Negheb.

Chi semina nelle lacrime

mieterà con giubilo.

 

Nell'andare, se ne va e piange,

portando la semente da gettare,

ma nel tornare, viene con giubilo,

portando i suoi covoni.

 

Chi semina nel pianto, raccoglie nella gioia.

 

Canto al Vangelo

 

Alleluia, alleluia.

(Oppure, in Quaresima)

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio.

Andate e ammaestrate tutte le nazioni,

dice il Signore;

ecco, io sono con voi tutti i giorni,

fino alla fine del mondo.

 

Alleluia.

(Oppure, in Quaresima)

Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio.

 

 

Vangelo

 

Mt 28, 16-20

In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».