Casella di testo: 22   FEBBRAIO     METODI PER DIVENTARE SANTI
Casella di testo: a san Pietro viene detto: «A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19).
Casella di testo: S. Margherita
da Cortona

Religiosa

Laviano (Perugia) 1247 

+ Cortona (Arezzo)
22 febbraio 1297

Il giglio del campo:

Gli ingredienti per la trama di un film d’avventura ci sono tutti: lei è povera, ma dotata di una bellezza mozzafiato.

Giovanissima, fugge da casa con un nobile cavaliere. Diventa una gran dama, potente, ricca, ammirata. La sua vita è una parabola folgorante: è amante, nobildonna, madre, vedova, penitente, santa. Non mancano i tratti drammatici, i colpi di scena, il finale a sorpresa. La vicenda potrebbe essere quella fantasiosa di una sceneggiatura di successo, traboccante di passione, vendetta, odio e amore. Ed invece è tutto vero. La storia, bellissima, commovente e terribilmente umana, è quella di Margherita da Cortona, nata, in realtà, a Laviano, sul lago Trasimeno, nel 1247. A otto anni perde la madre e si ritrova una matrigna gelosa
ed ostile. Non può durare: stanca di maltrattamenti e invettive, l’ormai avvenente quindicenne è costretta a mendicare affetto altrove. E lo trova nelle braccia di un nobile di Montepulciano, di nome Arsenio, il quale le fa balenare un futuro matrimonio. La prospettiva è allettante: la ragazza cede e, dopo una rocambolesca fuga notturna tra le paludi della Val di Chiana, è accolta nella casa di Arsenio. Qui, per nove anni, senza aver potuto regolarizzare la sua unione, Margherita recita compiutamente e convintamente la parte della moglie di un signorotto medievale. Il suo confessore- biografo, fra’ Giunta Bevegnati, riferisce che la si vedeva per le vie della cittadina “adorna di tanti vestiti, con fermagli d’oro fra i capelli, a cavallo o a piedi, col viso dipinto, ostentando la ricchezza del suo uomo”. La vita sfarzosa non le impedisce di occuparsi dei poveri: il cuore di Margherita è nobile e generoso, nonostante il disagio di una condizione irregolare e chiacchierata. La “vanerella”, come verrà chiamata in seguito, trova anche il tempo di diventare madre, dando un figlio al suo signore. Dopo nove anni di “dolce vita”, improvviso, avviene il dramma. E la conversione. L’occasione, spietata, le viene offerta dall’assassinio del suo uomo: fu la stessa Margherita, guidata dal cagnolino di famiglia, a scoprire il cadavere insanguinato dell’amato, riverso sotto i rami di una quercia. Crolla un mondo di mondanità e false certezze, ne nasce un altro di grazia e santità. Ma a caro prezzo. Indesiderata a Montepulciano, Margherita cerca rifugio e protezione nella casa paterna, ma è respinta dalla matrigna che non le ha perdonato la fuga da casa. Non sa dove andare: disperata, con un figlio ancora piccolo, procede con l’angoscia nel cuore. Un pensiero, terribile, si fa avanti: c’è una sola alternativa per una giovane madre, ancora molto attraente: trovare altre braccia e altri amori. Ma un’improvvisa, e certamente provvidenziale illuminazione, la spinge a incamminarsi verso la vicina Cortona: qui madre e figlio trovano ricovero, protezione e lavoro presso due devote nobildonne che le mettono a disposizione una cella e la incaricano di assistere le giovani partorienti. Margherita corrisponde con entusiasmo, ma vuole di più. Vuole amare ed espiare, donare e riparare. Decisa, si presenta al convento dei Francescani e chiede di essere accolta come terziaria penitente. I frati la respingono poiché “troppo giovane e troppo bella”. Questa costante della bellezza, più volte ricordata da Giunta Bevegnati, accompagna e quasi perseguita l’esistenza di Margherita: se per un verso fu causa della sua vita peccaminosa, divenne anche motivo di ammirazione e, soprattutto, segno di santità. Margherita lotterà per venticinque anni contro la bellezza del suo corpo, infliggendosi una penitenza durissima e a volte estrema, fatta di flagellazioni e digiuni. Non contenta di essersi tagliati i capelli, per farsi più brutta si imbrattò il volto di fuliggine e arrivò al punto di chiedere al suo confessore il permesso, subito negato, di sfregiarsi il volto con un coltello. Gesti insani, incomprensibili e perfino inaccettabili. Eppure sono gesti di santi. Ogni mattina di buon’ora Margherita sale alla chiesa di san Francesco. Si inginocchia sempre al solito posto, a destra del Crocifisso. Da qui partecipa alla messa, qui rimane in preghiera per più ore. Con questo Crocifisso Margherita intesse continui colloqui d’amore. Ne percepisce la Voce nell’intimità dell’anima, rivive i momenti dolorosi della passione, avverte locuzioni interiori. Nel corso di un’estasi il Signore le riserva un programma di vita davvero poco allettante: “Come l’oro si purga nella fornace, così io purgherò te con tribolazioni, tentazioni, infermità, dolori, timori, vigilie, lacrime, fame, sete, freddo, e nudità”. Il “giglio del campo”, come un giorno la chiamò lo stesso Sposo celeste, replica: “Signore, ovunque voi siete, lì è il mio paradiso”. Dopo tre anni di attesa il suo desiderio di diventare terziaria francescana è finalmente appagato. Nel 1275 riceve l’abito grigio della penitenza, la corda ai fianchi, il lungo mantello: d’ora in poi viene consegnata alla storia e sarà ricordata come Margherita da Cortona. Le sue qualità di bene si rivelano subito: costruisce un ospedale, assiste i poveri, ottiene più volte la pace tra le famiglie divise. È una donna coraggiosa, anti-convenzionale, a volte scomoda per le sue scelte eccessive e incomprensibili. Le viene concessa una piccola cella, vicino alla chiesa di S. Francesco, dove rimarrà per tredici anni, consumandosi in una rigida ascesi e in continue preghiere, meditazioni ed estasi. Nel 1288 si rinchiuse in una nuova celletta, presso la Rocca della città, dove continuò, quasi totalmente reclusa, il suo ministero di pace, di carità, di preghiera e di penitenza. In questo eremo passerà il resto della vita in una penitenza sempre più accentuata che ridurrà il suo corpo ad una consunzione estrema. Negli ultimi giorni Margherita è irriconoscibile: scheletrita, gelata, diafana, quasi fisicamente trasparente. La metamorfosi della avvenente Margherita da Laviano è giunta al termine, come ella voleva. Il 22 febbraio 1297, tra le anguste pareti della cella in cui si era sepolta viva, Margherita la peccatrice diventa Margherita la Santa. Donna mistica, ma anche di azione, Margherita rappresenta uno degli esempi più belli di quella “spiritualità affettiva” tipicamente francescana, contrassegnata da un “misticismo attivo” che diventa segno di conforto e speranza per i disperati di ogni categoria e di ogni epoca. Quando, sul finire della vita, ormai logorata da anni di battaglie contro il suo corpo, il confessore le chiese il perché di quella esasperata penitenza, Margherita rivelò: “Voglio morire di fame per saziare i poveri”.

Alessandro Belano, fdp, su “Don Orione Oggi” - febbraio 2004

www.donorione.org

            

Santa Margherita da Cortona

 

profilo curato da

Gianni Mangano

Messina, 2009