Casella di testo: 21   FEBBRAIO     METODI PER DIVENTARE SANTI
Casella di testo: Questo è il servo saggio e fedele, che il Signore ha posto a capo della sua famiglia, per distribuire il cibo a tempo opportuno (Lc 12.42)
Casella di testo: San Pier Damiani

Vescovo e Dottore 
della Chiesa

Ravenna 1007
+ Faenza 
22 febbraio 1072

    O Dio onnipotente, che in San Pier Damiani ci hai dato un maestro e un modello di vita interamente votato al tuo servizio nella santa Chiesa, fa’ che non anteponiamo nulla all’amore del Cristo e camminiamo verso di te nella luce del Vangelo.

             Pier Damiano nacque a Ravenna da agiata famiglia. Rimasto orfano, ancora bambino, per la morte del padre, fu ripudiato dalla madre onerata da troppi figli. Raccolto da una vicina di casa fu preso in custodia da un suo fratello maggiore di nome Damiano, il quale si affezionò al bimbo, lo crebbe e lo fece studiare: Pietro, divenuto adulto, per gratitudine aggiunse al proprio nome quello del fratello e si chiamò per sempre Petrus Damiani.

             Passò agli studi superiori a Ravenna, quindi a Faenza, infine a Parma dove studiò Filosofia e Retorica con grande profitto. Nel 1034 ebbe occasione di avvicinarsi a due monaci di Fonte Avellana di passaggio a Parma: attratto dalla loro umile e composta modestia, li seguì nel loro eremo e vi si fece monaco.

             A Fonte Avellana Pietro visse la quasi totalità della sua vita, ad eccezione di alcuni intervalli a causa di incarichi ricevuti da Papi suoi contemporanei.

             San Pier Damiano prese sul serio la vita eremitica e si iniziò con ardore a svariate forme di ascesi. Riusciva a dedicarsi ad una preghiera, quasi incessante, che prolungava vegliando senza tralasciare le pratiche del digiuno e l'osservanza del silenzio che esigevano le usanze eremitiche.

             Proseguì a dedicarsi allo studio, aiutato dalle sue spiccate doti di intelligenza e preparazione, impegnandosi abbastanza presto nella compilazione di quelle Opere che ne fecero un maestro "dell'arte spirituale".

             I progressi si rivelarono talmente notevoli che, a soli cinque anni dal suo ingresso a Fonte Avellana, nel 1039 l'abate Guido di Pomposa lo richiese per alcune istruzioni ai suoi monaci che Pietro portò avanti con vera competenza per quasi due anni.      

             Nel 1042 è a San Vincenzo al Furlo, lungo la via Flaminia dove si darà a scrivere la Vita Romaldi attingendone le notizie da discepoli diretti del santo anacoreta ivi residenti e diventandone il primo agiografo.

             Nel 1043 è eletto Priore di Fonte Avellana dove profonderà le energie migliori della sua anima e della sua esperienza. Il drappello degli eremiti avellaniti crebbe e il Priore provvide a dare più ampio respiro alla sua comunità fondando, nel 1053, l'eremo di Montepregio nel perugino e, l'anno successivo, quello di Camporeggio presso Gubbio.
Decise di ampliare anche l'eremo avellanita, facendo costruire un piccolo chiostro adiacente alla chiesa ed altri edifici tuttora esistenti. Provvide una buona biblioteca, dotò la chiesa di nuove suppellettili per una più decorosa celebrazione liturgica e si pensa che sia stato lo stesso Pier
Damiano a concepire lo stupendo Scriptorium (che però non vide terminato), per il lavoro e l'arte dei monaci amanuensi. Il meglio della sua mente dotta e illuminata, tuttavia, è pervenuto fino a noi nella vasta produzione di scritti che rivelano le sue più urgenti preoccupazioni di ordine spirituale e di costume.           

             Nel 1057 scrisse la Regula vitae eremiticae in cui espose i principi ascetico-teologici della "conversazione monastica", oltre le necessarie applicazioni di carattere organizzativo e disciplinare. Si può dire che fu lui il vero iniziatore della Congregazione Avellanita. Sempre nel 1057, fu eletto vescovo di Ostia e creato cardinale da Stefano IX, fatto che, se da una parte si rivelò quale meritato riconoscimento delle doti spirituali e intellettuali del Damiano, dall'altro alterò notevolmente i suoi ritmi di vita da eremita. Suo malgrado, verrà a trovarsi sempre più coinvolto nei gravissimi problemi della Chiesa a lui contemporanea: la simonia, la corruzione del clero, mercato vile di vescovadi e abbazie ceduti al migliore offerente, con l'inevitabile decadenza morale a vantaggio di una vita ecclesiastica licenziosa. Chi maggiormente ne veniva a risentire era il popolo di Dio che cresceva ignorante, abbandonato, lacerato dai molti scandali. Pier Damiano, pur sentendosi sempre monaco ed eremita fino al midollo, non intese mai sottrarsi ai nuovi compiti nei riguardi della Chiesa che si rivelava sempre più bisognosa di aiuto tempestivo, di uomini autentici, di voci profetiche che si spendessero in una serie improcrastinabile di riforme in alto e in basso.

             Certi suoi scritti, specie le lettere, rivelano il tormento di un animo combattuto dal duplice amore fra la solitudine amata e l'urgenza di portare fuori la sua parola infuocata, fra la ricerca di Dio e il servizio pastorale.

             Monaco, vescovo e cardinale gridò con la sua vita austera e la forza della sua virtù, prima che con l'eloquenza infuocata del retore. La prima comparsa del Damiano sulla ribalta di questa situazione della Chiesa fu in occasione dello scisma provocato da Benedetto X (+1059), l'antipapa che alla morte di Stefano IX si era insediato nel Laterano. Grande amico e confratello del monaco Ildebrando, il futuro Gregorio VII (+1073), si valse del suo grande appoggio e, di comune accordo, lavorarono indefessamente perché venisse eletto il nuovo legittimo Pontefice nella persona di Niccolò II.

             Seguirono le legazioni di Milano, di Cluny in Francia, di Firenze, di Magonza in Germania dove convocò e presiedette, a nome del Papa, il Concilio, da ultimo la legazione nella sua città natale, Ravenna.

             L'apprezzamento e l'ammirazione degli storici riguardo all'azione del Damiano sono unanimi ed ampiamente positivi ma vale soprattutto ciò che di lui disse il Papa Alessandro II nel presentarlo ai vescovi francesi quale legato al sinodo di Chalon: "poiché occupati in moltissimi negozi della Chiesa non possiamo venire Noi stessi, vi mandiamo un uomo di cui non è chi abbia maggiore autorità nella Chiesa dopo di Noi. E' Pier Damiano, vescovo di Ostia: l'occhio nostro e l'immobile fondamento della Sede Apostolica" (in Pier Damiano, Opera Omnia, III Parigi 1743, p.396).           

             Fu studioso attento, scrittore fecondo ed autore di Opere e Trattati di interesse e valore teologico che gli valsero il titolo di Dottore della Chiesa, riconosciutogli ufficialmente da Leone XIII nel 1872.

             Questa la sua produzione: sedici Libri o Opuscoli su argomenti vari di teologia, settantasette Sermoni e Omelie, centocinquantasette Lettere a Papi, Antipapi, Cardinali, Vescovi e Chierici, Monaci e Abati, Laici e Principi, quattro Vite di Santi, un numero rilevante di preghiere, inni liturgici, poesie.

             Al suo magistero si formarono discepoli quali S. Domenico Loricato (+1055), suo amanuense e segretario che gli successe nel servizio di Priore, poi Vescovo di Gubbio, il Beato Leone (+sec. XI), un eremita recluso al quale il Damiano ricorreva per consiglio. Sono questi ed altri discepoli che, con la loro santità di vita, costituiscono il documento più attendibile della sapienza evangelica e dell'esperienza spirituale del Santo Priore avellanita.

             La morte lo colse a Faenza, sulla via del ritorno alla diletta solitudine di Fonte Avellana, dopo la legazione nella città natale, Ravenna.

             Era il vespro del 22 febbraio 1072. Le sue spoglie sono venerate nella Cattedrale di Faenza dove è riconosciuto quale compatrono della città e diocesi.

 

da: www.fonteavellana.it

Casella di testo: Articolo di Giuseppe Volponi su 
“Don Orione Oggi”, febbraio 2010