Casella di testo: 11   FEBBRAIO     METODI PER DIVENTARE SANTI
Casella di testo: «Voglio avere il mio cuore sempre rivolto al cielo ed al tabernacolo» (S.Pedro de Jesùs)
Casella di testo: Questa memoria si collega alla vita e all'esperienza spirituale di Maria Benedette Soubirous (Santa Benedetta). Nel 1858 l'immacolata Vergine Maria apparve a Benedetta Suobiruos, presso Lourdes in Francia, dentro la grotta di "Massabielle". Da allora Lourdes è diventata meta di intenso pellegrinaggio. Il messaggio di Lourdes consiste nel richiamo alla conversione, alla preghiera, alla carità.

             11 febbraio

Lourdes, L’Eucaristia e la cura pastorale dei malati

Qualche nota per vivere i messaggi di questa santa data

 

 

Cari Confratelli, Consorelle e Laici.

 

Ricorre il 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes.

I messaggi di questa giornata dell’11 febbraio 2008 sono indicati dal Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la XVI Giornata Mondiale del Malato.

Vi leggiamo: “L’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, occasione propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti. Quest’anno tale significativa ricorrenza si collega a due eventi importanti per la vita della Chiesa, come si comprende già dal tema scelto L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati. In tal modo viene offerta una singolare opportunità per considerare la stretta connessione che esiste tra il Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo”.

 

Centralità dell’Eucarestia

nelle nostre opere di cura al malato o disabile,

nei Piccolo Cottolengo.

 

Eucaristia, Lourdes, pastorale dei malati: cosa vuol dire per noi?

Significa curare, frequentare e far frequentare la Cappella nelle nostre case e nei reparti destinati ai malati. Evidentemente nelle forme possibili. Significa celebrare la Messa con i malati e inservienti, spesso. Significa organizzare e favorire la preghiera quotidiana, la comunione e la confessione dei nostri malati, vivendo la convinzione di Don Orione che l’Eucaristia “è il fulcro su cui si aggirano tutte le opere della giornata” (Parola III, 35).

Don Orione avvertì fortemente lo stretto legame tra l’Eucaristia e l’apostolato della carità cui egli e la sua Famiglia religiosa si dedicano. “Tutto deve essere basato sulla Santissima Eucaristia: non vi è altra base, non vi è altra vita, sia per noi che per i nostri cari poveri. La migliore carità che si può fare ad un’anima è di darle Gesù! E la più dolce consolazione che possiamo dare a Gesù è di dargli un’anima. Questo è il suo regno” (Nel nome della Divina Provvidenza, p. 69-70).

Molti nostri ambienti e opere di carità oggi sono diventati praticamente “profani”. Benedetto XVI ci sollecita: “Le Cappelle nei Centri sanitari diventino il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre per la vita dell’umanità. Anche la distribuzione ai malati dell’Eucaristia, fatta con decoro e spirito di preghiera, è vero conforto per chi soffre afflitto da ogni forma di infermità”. Ed è evangelizzazione e testimonianza per il personale laico e per quanti conoscono e frequentano le “opere di carità”.

 

               Sappiamo che Don Orione trasportò lo spirito benedettino dell’ “ora et labora” nella vita movimentata, ma a suo modo serena e contemplativa, del Piccolo Cottolengo. Spesso ripetè che in questo tipo di Case deve regnare la “laus perennis” lungo le ore del giorno mediante preghiere, celebrazione e comunione eucaristica, atteggiamento di fede.

    “Cosa si fa al Piccolo Cottolengo? Si fanno Comunioni. Si prega e si prega! Laus perennis! Orate sine intermissione! La preghiera è il primo lavoro del Piccolo Cottolengo. Gli scemi, i cretini, gli idioti… voci che non sono parola, fanno pietà: Iddio le sa distinguere!” (Scritti, 83, 188).

Cari Confratelli e Consorelle, non rassegniamoci troppo facilmente concludendo che “oggi è diverso” e “non si può più fare”. Qualche bella esperienza l’ho incontrata ancora oggi nelle nostre opere di carità. Avanti con convinzione e creatività! E’ il nostro servizio specifico di religiosi nelle istituzioni di carità. Altri beni per la vita quotidiana dei malati sono dati mediante dipendenti. Nostro compito personale è dare questi beni: “con il pane del corpo il divino balsamo della fede”.

Un’ultima osservazione di Benedetto XVI: “Appare pertanto chiaro che proprio dall’Eucaristia la pastorale della salute deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza. Come ebbe a scrivere il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Salvifici doloris, la Chiesa vede nei fratelli e nelle sorelle sofferenti quasi molteplici soggetti della forza soprannaturale di Cristo (cfr n. 27)”.

Non c’è crisi di identità o di insignificanza apostolica delle nostre istituzioni caritative se noi religiosi saremo occupati nel nostro compito specifico di curarvi la presenza di Gesù, “la sola cosa necessaria”. Il resto – evidentemente è importante - lo “faremo con i laici” o lo “faremo fare ai laici”.

 

Il clima mariano di Lourdes

nelle nostre istituzioni sanitarie

 

I 150 anni dalle apparizioni di Lourdes – scrive ancora il Papa - ci invitano a volgere lo sguardo verso la Vergine Santa. La presenza a Lourdes di molti pellegrini ammalati e di volontari che li accompagnano aiuta a riflettere sulla materna e tenera premura che la Vergine manifesta verso il dolore e le sofferenza dell’uomo. Associata al Sacrificio di Cristo, Maria, Mater Dolorosa, che ai piedi della Croce soffre con il suo divin Figlio, viene sentita particolarmente vicina dalla comunità cristiana che si raccoglie attorno ai suoi membri sofferenti, i quali recano i segni della passione del Signore”.

Il clima di Lourdes, in cui – come osserva il Papa - “al culto della Beata Vergine Maria si unisce un forte e costante richiamo all’Eucaristia con quotidiane Celebrazioni eucaristiche, con l’adorazione del Santissimo Sacramento e la benedizione dei malatideve dare ossigeno al clima dei nostri Piccolo Cottolengo e delle altre istituzioni di cura per malati e disabili.

Curiamo – noi religiosi per primi - in queste nostre opere la recita del rosario, anche pubblica, con le forme possibili e più adeguate; offriamo allo sguardo e al cuore dei malati, ma anche dei dipendenti e visitatori, la presenza visibile e toccabile (come a Lourdes) della Madonna con immagini, statue, angoli di preghiera con Gesù e Maria.

Certo ci vuole delicatezza, fede umile e gioiosa, ma in casa nostra abbia posto di onore e di familiarità la Madonna, Madre di Dio e nostra, che rende meno desolate e solitarie le pene e un poco più dolci le lunghe ore trascorse in un letto, nel Piccolo Cottolengo o in una Residenza sanitaria.

 

Eucaristia, Lourdes, pastorale dei malati: cosa possiamo fare noi?

 

             Tutti cordialmente saluto nel nome di Don Orione e per tutti affettuosamente prego.

 

Don Flavio Peloso

(superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione) febbraio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Dalle "Lettere" di santa Benedetta


Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d'oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. Misi le mani in grembo, dove trovai la mia corona del rosario
. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto altrettanto, mi sforzai e finalmente vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario, la visione subito scomparve.

 Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelle dissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch'esse mi esortarono a non tornare più in quel luogo, ma io mi rifiutai. Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata. Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni, io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; poi mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prendere niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un po' d'acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei berla. La visione allora scomparve ed io me ne tornai verso casa. Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella, di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo, mi disse di essere l'Immacolata Concezione. Nello spazio di quei quindici giorni mi svelò anche tre segreti, che mi proibì assolutamente di rivelare ad alcuno; cosa che io ho fedelmente osservato fino ad oggi.


O Dio, Padre misericordioso, soccorri la nostra debolezza, e per intercessione di Maria, Madre immacolata del tuo Figlio, fà che risorgiamo dal peccato alla vita nuova.