Casella di testo: 22 dicembre     metodi per diventare santi
Casella di testo: “Francesca e un soldo non sono nulla. Francesca, un soldo e Dio sono tutto”.(S.Francesca Cabrini)

 Primavera del 1889. Una fragile donna, malaticcia, piccola di statura, si aggira per i vicoli maleodoranti della Little Italy, a New York.

 Si chiama Francesca Cabrini. È italiana, è una suora. Sta cercando: non regali o vestiti, ma miserie umane, incarnate in ragazzi abbandonati a sé stessi e bimbe orfane che vagano senza meta. In quegli anni di fine Ottocento per gli emigrati italiani in America la vita è durissima. C’è solo fame e miseria, sudore e disperazione, malattie ed emarginazione. Scrive un colono veneto: “Qui siamo come bestie: viviamo e moriamo senza preti, senza maestri, senza medici”. È l’epoca in cui i negozi delle città americane espongono cartelli per avvertire che “l’ingresso è vietato a negri e italiani”. Suor Francesca si trova lì quasi per caso, per uno di quegli scherzi che la divina Provvidenza, divertita, riserva spesso ai santi. Nata il 15 Luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, in Lombardia, sente fin dalla giovinezza il desiderio di servire Dio e il prossimo come religiosa missionaria. Con l’incoraggiamento e l’aiuto del Vescovo di Lodi fonda l’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore. È fermamente intenzionata ad andare in Cina, ma Dio ha provveduto diversamente. Durante una udienza con Leone XIII, nel 1888, il Papa la invita a rivolgersi “non all’Oriente, ma all’Occidente”. E aggiunge: “La vostra Cina sono gli Stati Uniti!”. Quelle profetiche parole danno nuovo impulso e nuova direzione al suo zelo missionario: l’invito del Vicario di Cristo l’orienta verso le masse degli emigranti che alla fine dell’Ottocento varcano l’Oceano verso gli Stati Uniti d’America, spesso in condizioni di estrema indigenza. Per nulla intimorita dalla fatica e dalle distanze, Madre Cabrini si porta da New York al New Jersey, dalla Pennsylvania all’Illinois, dalla California, alla Louisiana e al Colorado in un susseguirsi ininterrotto di bene. Nascono asili, orfanotrofi, scuole, collegi, educandati, convitti, laboratori, ospedali, per masse di diseredati privi della conoscenza della lingua e spesso vittime di persone senza scrupoli. Il suo cuore materno li raggiunge dappertutto: nei tuguri e nelle strade malfamate di New Orleans, nelle carceri del famigerato penitenziario di Sing-Sing, nelle miniere del Colorado, nel pericoloso quartiere italo-cinese di Manhattan, “arrischiandosi ad entrare in certi scantinati in cui neppure un poliziotto oserebbe mettere piede senza essere accompagnato”, come scrisse un giornale dell’epoca. Non esita davanti ad alcun ostacolo. A Newark un magazzino diventa una scuola. “Come faremo con quattrocento bambini e nemmeno una sedia o un banco?”, chiede la direttrice. “Staremo in piedi, scolari e insegnanti”, risponde lei. E in piedi iniziano le lezioni. Per incontrare i minatori sepolti tra piccozze e trivelle non esita a calarsi sottoterra, percorrendo lunghe gallerie alla luce delle candele. Rassicura la consorella che l’accompagna: “Non preoccuparti; non sarà difficile parlare a quei poveretti del paradiso, dato che nell’inferno ci sono già!”. Anima contemplativa ed attiva. Fede ed opere. Un fuoco spirituale che divora ogni paura e ogni scoria. Con il tempo, la debole maestrina è ammirata dai più potenti uomini del mondo americano; viene rispettata e aiutata non solo da esponenti del settore industriale e finanziario, ma perfino dai più temibili gangster dell’epoca. La preoccupazione del denaro non la turba minimamente. Ottiene crediti in tutte le banche: offerte e donativi le giungono da ogni parte. Spende milioni in carità, senza possedere uno solo centesimo di suo. Non si affida alle sue sole risorse, si affida a Dio: “Francesca e un soldo non sono nulla. Francesca, un soldo e Dio sono tutto”, ripete. La sua traccia luminosa percorre l’intero continente. Nel 1891, durante il viaggio in Nicaragua, il piroscafo su cui naviga è travolto da una terribile burrasca e rischia il naufragio. Nell’attraversare la giungla per una missione apostolica contrae la febbre gialla. Nel 1895, a quarantacinque anni, s’imbarca su una nave carica di banane per raggiungere Valparaiso e proseguire per le Ande. Durante la traversata andina, fatta a dorso di mulo, corre il pericolo di precipitare in un crepaccio per un salto arditamente tentato. In Argentina istituisce nuove scuole e orfanotrofi. Si reca quindi in Brasile e mentre soggiorna a Rio de Janeiro accudisce alcune consorelle malate a causa di una epidemia di vaiolo. Possiede una fede smisurata nelle Provvidenza di Dio unita ad una volontà di acciaio nell’affrontare ogni difficoltà. Scrive: “Vi sono due tempeste ugualmente da temersi: quella dell’avversità e quella della prosperità, la seconda, molte volte, più pericolosa della prima”. Giudica la capacità missionaria delle sue religiose dall’entusiasmo, dalla generosità e dalla fiducia in Dio. A Genova, poco prima di imbarcarsi in un ennesimo viaggio per l’America, fece restare a terra una giovane suora la quale, nel salutare i parenti, disse che faceva volentieri “il sacrificio” di recarsi missionaria in terre lontane. “Dio non vuole importi sacrifici così gravi”, fu il suo commento. E partì senza di lei. Nemica di ogni sentimentalismo e lamentela si proponeva di tenere il volto sempre ilare: “Ci sentiamo male? Sorridiamo lo stesso”. Scrive alle sue Figlie: “Difficoltà, difficoltà: scherzi di fanciulli ingranditi dalla nostra fantasia non ancora abituata a fissarsi e tuffarsi in Dio. Pericoli, pericoli: che cosa sono i pericoli? Fantasmi”. L’infaticabile attività apostolica della Madre Cabrini è segnata da un dinamismo, una resistenza e una frenesia che hanno dell’incredibile. Lo ammette anche lei: “II Sacro Cuore fa tanto in fretta a far le cose, che io non riesco a seguirlo”. Questo ardente spirito missionario che contrassegna il suo essere e il suo agire si riscontra in un dettaglio significativo: pur conservando il nome di battesimo volle aggiungere quello maschile di Saverio, in memoria del grande missionario dell’Oriente. Per ben 28 volte compirà la traversata oceanica di cui lei stessa fu cronista negli scritti autobiografici “Tra un’onda e l’altra”. Scherzando sulle sue origini contadine, Francesca chiamava l’Atlantico “la strada dell’orto”. Nel dicembre del 1917 si trova a Chicago. Sta incartando delle caramelle per i bambini di una scuola parrocchiale quando ha un collasso. La morte, senza agonia, la coglie sulla breccia il giorno dopo, 22 dicembre. Alla sua morte le suore del suo ordine erano 1.300 e le case da lei fondate 67. Quando morì gli emigrati dissero che “l’italiano Colombo aveva scoperto l’America, ma solo lei, Francesca, aveva scoperto gli italiani in America”. È per questo che ai piedi della Statua della Libertà, simbolo degli Stati Uniti, tra i più famosi personaggi americani ivi ritratti c’è anche lei: la piccola, grande “Mother Cabrini”, la madre degli emigranti.

Alessandro Belano fdp, su

“Don Orione Oggi” - Dicembre 2004

 

Santa FRANCESCA SAVERIO CABRINI

 

(1850-1917)

Santa Francesca Saverio Cabrini

 

profilo curato da

Gianni Mangano

Messina, 2010