Casella di testo: 25 aprile       metodi per diventare santi
Casella di testo: Lavoriamo senza chiasso e senza tregua… 
lavoriamo sotto lo sguardo di Dio… di Dio solo.
(San Luigi Orione)

    Incoronata

 

                     Nome femminile, frequentemente usato in Puglia ed anche in altre Regioni dove è viva la devozione alla Madonna Incoronata di Foggia.

La festa principale si celebra l’Ultimo Sabato di Aprile

Storia e considerazioni sull'apparizione della 'Madre di Dio Incoronata"

 

Nella sua millenaria esistenza il Santuario dell'Incoronata ha conosciuto varie vicende.

Esso è situato a 7 km a est di Foggia, nel "bosco dell'Incoronata", un tempo chiamato "bosco del Cervaro" (dal corso d'acqua che l'attraversa) e riserva di caccia di Federico II di Svevia.

Qui la storia inizia nel 1001 e a quel tempo il bosco, molto ricco di querce, era frequentato da signorotti dei dintorni che venivano qui per cacciare e da pastori che, dall'Abruzzo,.dal Molise e da altre regioni venivano in Puglia percorrendo i lunghi tratturi, per la transumanza.

Per questo motivo questo luogo è da secoli chiamato "il sole dei tratturi".

Un' antica e costante tradizione ben radicata, ci dice che verso la fine d'aprile del 1001 un nobile conte di Ariano Irpino sogna di fare una buona caccia nel bosco del Cervaro e, incoraggiato dal sogno, viene qui per cacciare.

Venuto a caccia, l'ultimo sabato di aprile del 1001, alle prime luci dell'alba, ferisce un daino, lo insegue, lo trova accasciato ai piedi di una grande quercia, e si avvicina per prenderlo. Mentre è già vicino, la quercia viene avvolta da un grande splendore, da "bagliori di fuoco" che sembrano bruciarla e, istintivamente, si tira indietro impaurito.

Ma ecco nella luce gli appare la Vergine Maria che gli dice: “Non temere io sono la Madre di Dio, voglio che mi sia qui eretta una cappella per essere venerata dai fedeli. Renderò celebre questo luogo con le grazie che concederò a quanti mi invocheranno davanti a questa immagine con cuore sincero e filiale”.

 

Nel frattempo sopraggiunse un pastore, che la tradizione vuole denominarsi Strazzacappa, vede con stupore i suoi buoi piegarsi come in adorazione ai piedi della quercia.

Con meraviglia il conte e il pastore scorgono tra i rami dell' albero una statua di legno scuro raffigurante la Madonna con il bambino Gesù.

Subito il pastore prese la caldarella di rame che portava con se, vi versò dell'o1io e appendendola ad un ramo della quercia a guisa di lampada, l'accese in onore della Madonna.

Quell'olio durò mirabilmente per molti anni senza che se ne rifondesse altro.

I pellegrini che già accorrono numerosi a venerare la Madonna, notato questo prodigio, si ungono con l’olio della caldarella e ottengono guarigioni spirituali e fisiche.

Anche il conte di Ariano giunto per la malattia in punto di morte, si fa ungere con quell'olio e guarisce.

Fece subito edificare una cappelletta che in seguito, a motivo della grande affluenza di popolo, si affidò a monaci basiliani che nel tempo ingrandirono annettendovi anche un convento.

 

L 'apparizione

Secondo gli studi fatti finora  risulta essere la prima volta che la Vergine si proclama Madre di Dio, dopo che le era stato dato questo titolo al Concilio di Efeso nell'anno 431.

Tutta la Chiesa la festeggia come Madre di Dio il 1° Gennaio.

 

La statua in legno di noce scuro scolpita a mano

Maria, apparendo, fa ritrovare questa statua, probabilmente, era stata portata qui dall'oriente e nascosta sull'albero, forse a causa della lotta alle immagini sacre nel periodo iconoclasta.

La statuetta del Bambino, che era posta al centro sulle ginocchia della Madonna, è andata dispersa.

L'attuale Bambino, anch'esso di legno di noce scuro, è stato posto sulle ginocchia della Madonna il 24 maggio 1987 dal Papa Giovanni Paolo Il

Dell'antica quercia dell'apparizione è rimasto un pezzo, il "santo legno", che viene custodito sotto l'altare nella cripta del Santuario nel luogo esatto dove è avvenuta l'apparizione.

 

L'incoronazione

Dalla storia non risulta che questa sacra immagine sia stata incoronata da un vescovo, un cardinale o da un Papa, come di solito avviene.

La tradizione vuole che questa sacra immagine sia stata "incoronata " nella notte stessa da una schiera di angeli e santi che nel bosco hanno fatto una straordinaria cavalcata. Di certo il titolo di " Incoronata" c'è sin dagli inizi ed anche il bosco ha subito assunto il nome di "bosco dell'Incoronata"  (Lucus Coronatae).

E' comunque la prima volta che Maria viene chiamata con questo titolo.

"Non avere paura"

Sono queste le prime parole dette qui dalla Madonna.

Erano riferite al conte perché ebbe paura di quel grande bagliore, ma erano anche parole per la gente di allora che aveva paura di una possibile fine del mondo dopo il 1000. Oggi ancora dice a noi "non abbiate paura" della morte, delle sofferenze, di quanti vogliono metterci paura.

 

L’olio benedetto

Alcune immagini raffigurano gli Angeli che alimentano la lampada e così la tradizione popolare spiegava il motivo del prodigio dell'olio della calderella che non si consumava.

Oggi non c'è più quell'evento straordinario ma l'olio per la lampada e per gli ammalati non viene mai a mancare perché i pellegrini, i 'nuovi angeli'; portano sempre l'olio per la calderella.

L'olio benedetto della Madonna, come viene da sempre chiamato, è oggi benedetto dai sacerdoti orionini, custodi del Santuario, con le preghiere volute dalla Chiesa.

L'unzione con l'olio non è un rito magico, ma un sacramentale che ci unisce a Cristo, l'Unto per eccellenza, il benedetto di Dio.

Perciò, come l'olio mi nutre, così Cristo nutre la mia anima, come l'olio guarisce le ferite del corpo, Cristo guarisce le ferite della mia vita, come l'olio fortifica le mie membra, Cristo fortifica tutta la mia esistenza. Il pellegrino che con devozione si unge la fronte segnandosi col segno della croce chiede a Dio, per l’intercessione della Madre di Dio Incoronata di essere alimentato nella Fede, rafforzato nella Speranza e infiammato di Carità.

 

I Santi pellegrini al Santuario

Molti Santi sono venuti pellegrini all'Incoronata:

San Francesco d'Assisi, S. Tommaso d'Aquino, S.Guglielmo da Vercelli, S.Antonio da Padova, S.Vincenzo Ferreri, S. Alfonso, S. Gerardo ...Anche Padre Pio, quì pellegrino ne1 1916, raccomandava ai suoi figli spirituali di visitare la  Madonna dell'Incoronata, Da ultimo è venuto il Papa Giovanni Paolo Il e tutti voi cari devoti che, con i sacerdoti dell'Opera Don Orione, custodi del Santuario dal 1950 custodite la memoria storica del grande prodigio della quercia.

 

 L 'attuale Santuario

L'attuale Basilica è stata inaugurata l'11 aprile del 1965. Costruita sui resti dell'antico Santuario, è opera dell'architetto Luigi Vagnetti, e si rifà ai trulli e alle capanne, tipiche architetture di queste zone.

All'interno è custodito anche un crocifisso del XVII secolo.

Il campanile, anche del Vagnetti, è alto m.53,70.

 

FOGGIA
L'Incoronata

Un campanile alto, svettante sulla campagna, annuncia da lontano il santuario della Madonna Incoronata di Foggia. La tradizione assegna al 1001 l'inizio della sua storia. Il conte d'Ariano, di cui non si conosce il nome, dopo una giornata di caccia, fu colto dal buio in un casolare nel folto della foresta nei pressi del fiume Cervaro. Durante la notte una luce vivissima attraversò la selva. Il conte attratto dal chiarore, giunse ai piedi di un albero dalla cui sommità una misteriosa Signora, avvolta in aura sfolgorante, gli indicava una statua poggiata fra i rami di una quercia. Nello stesso tempo un contadino che si recava al lavoro con i suoi buoi, alla vista della Signora, capì subito di essere in presenza della Vergine Santissima. Strazzacappa, così si chiamava il contadino, prese il paiolo che gli serviva per il magro pasto giornaliero, vi versò dal cornetto la razione d'olio d'oliva che avrebbe dovuto bastargli per tutto il mese, e, fatto un rozzo stoppino, l'accese in onore della Madonna. L'omaggio di Strazzacappa restò per sempre, come il povero obolo della vedova evangelica, simbolo del santuario e segno di una fede che tutto dona al Signore e che dal Signore tutto riceve. Il nobile conte di Ariano fece costruire una cappella che poi divenne un Santuario famoso. La chiesina fu affidata a un romito, ma le comitive di villani e di pastori, sempre più numerose, e soprattutto i pellegrini che passavano diretti al grande santuario dell'Arcangelo Michele a Monte Sant'Angelo, ne consigliarono l'ampliamento. La nuova chiesa fu affidata ai monaci Basiliani, che la tennero fino al 1139. In quella data il normanno Ruggero II la donò a San Guglielmo da Vercelli che aveva da poco fondato il monastero di Montevergine sulla montagna del Partenio presso Avellino. Il santo vi rimase fino alla morte. Dal sec. XIII agli inizi del sec. XVI nel santuario vi furono i monaci cistercensi. La loro operosità e la dedizione ai pellegrini fecero del santuario uno dei maggiori centri religiosi della Capitanata. Il conte Guevara di Bovino finanziò una vera ricostruzione del convento e del Santuario. Nella seconda metà del sec. XVI l'intero complesso fu sottratto ai cistercensi e dato in commenda dapprima ad Antonio Carafa e poi ad altri dignitari ecclesiastici molti dei quali si resero benemeriti del santuario. Il secolo XIX fu infelice per il santuario. Nel 1808, in seguito alla legge del 21 febbraio del 1806, i beni del Santuario vennero confiscati. Si aprì così il periodo più buio della vita del Santuario caratterizzato da ingerenza dei laici, dal proliferare di interessi che niente avevano in comune col servizio religioso, da uno stato di abbandono che più volte fece temere la distruzione dello stesso edificio. Anche i pellegrini per mancanza di assistenza diminuivano; spesso i vescovi denunciarono lo stato di confusione e di degrado. I primi decenni del secolo XX videro l'opera solerte dei vescovi e di alcuni amministratori cittadini particolarmente solleciti della sorte dell'antichissimo santuario; fra questi sono da ricordare Alberto Perrone e Gaetano Postiglione ambedue sindaci di Foggia. Finalmente nel 1939 il santuario ritornò sotto la piena giurisdizione delle autorità ecclesiastiche. Il vescovo mons. Fortunato Maria Farina zelò l'onore di Dio riportando il santuario dell'Incoronata alla primitiva funzione di Casa di Dio particolarmente cara al popolo cristiano per la speciale presenza della Vergine Madre di Dio. Nel 1950 lo stesso mons. Farina, ne affidò la custodia ai Figli della Divina Provvidenza, fondati da don Luigi Orione. Da quell'anno la vita del santuario crebbe in continuazione. Le popolazioni vicine avvertirono subito il benefico influsso dei Figli di Don Orione che avevano riportato lo spirito di preghiera, la dedizione ai pellegrini, il continuo dono di sé ai devoti della Madonna, tutte cose che avevano caratterizzato la vita del santuario nei secoli passati quando nel bosco risuonava il salmodiare dei benedettini e dei cistercensi. I pellegrinaggi aumentavano per cui la vecchia chiesa divenne insufficiente. Dopo una lunga fase di studio, nel 1953, si decise di realizzare il progetto dell'ing. Luigi Vagnetti di Roma. I lavori andarono avanti fra alterne vicende per oltre dieci anni. Finalmente nel 1965 il nuovo tempio, con il suo alto campanile era una realtà bella e consolante. La nuova basilica si erge solitaria dall'antico bosco di querce a vegliare sul Tavoliere delle Puglie, ricco di grani, olivi e vigneti. Il complesso del Santuario esprime una felice sintesi fra elementi simbolici e strutture architettoniche tipiche del territorio. La grande area recintata, di cui il santuario è il centro, ispira certo il senso dell'arrivo nella quiete piena di pace della casa di Dio. Ricorda anche gli stazzi, numerosi una volta intorno al bosco dell'Incoronata, disposti a corona intorno alle grande masserie, in cui trovavano rifugio le greggi di pecore dei pastori abruzzesi. Fra i grandi santuari della Capitanata, quello dell’Incoronata esprime meglio di tutti l’attesa operosa e lungimirante della Chiesa di vedere tutti i suoi figli intorno a lei, felici negli atri del Signore. E' la rappresentazione visiva della maternità di Maria e della Chiesa che tutti aspetta, tutti riceve nel suo seno provvido e materno. L’altissimo campanile è, insieme, segno felice del trionfo della croce, preghiera che s’innalza solenne, voce della madre Chiesa che chiama. Intorno le opere del Santuario, della Parrocchia e del Padri Orionini fanno corona alla chiesa. Il complesso, pur attraverso una modernità di linee e di soluzioni, esprime mirabilmente una storia che, iniziata mille anni addietro, si concluderà solo quando i lontani saranno diventati vicini, quando i dispersi avranno trovato la via del ritorno, e i pellegrini del mondo saranno finalmente nella pace del Signore.Nel segno della continuità spirituale con i padri che l’hanno fondato e frequentato in questi mille anni, il santuario conserva gelosamente tutto un patrimonio di tradizioni legate al particolare culto della Madonna. Ricordo la vestizione della Madonna che avviene il mercoledì precedente l’ultimo sabato di aprile. Degna di nota è anche la Cavalcata degli Angeli che si svolge il venerdì successivo alla vestizione della statua. Vuole riproporre il tripudio angelico che aveva riempito la selva di canti e luci nella lontana notte di aprile del 1001 quando la Vergine apparve al conte di Ariano e all’umile e privilegiato Strazzacappa. Cavalli superbamente bardati, ornati di lustrini e sonagliere, insieme a centinaia di fanciulli vestiti da angeli, da santi e da fraticelli girano per tre volte intorno al santuario in mezzo a decine di migliaia di fedeli che accompagnano il corteo col canto di antiche laudi. Oggi i pellegrinaggi si esprimono con maggiore sobrietà. Una volta, invece, la gente umile più che con le parole, amava parlare col Signore attraverso la plasticità del gesto e il linguaggio dei simboli. Quando i pellegrini, arrivavano al ponte sul Cervaro o, per quelli che arrivavano da mezzogiorno, alla confluenza del tratturo con la ferrovia per Potenza, usavano togliersi i calzari e percorrere gli ultimi due chilometri a piedi nudi. Era un gesto di umiltà fatto nel ricordo di Mosè a cui sul monte Oreb il Signore comandò "togliti i sandali perché il suolo che calpesti è terra santa". I luoghi ove i pellegrini si toglievano i sandali venivano detti "scalzatori".Ora questa usanza, insieme ad altre pratiche penitenziali più o meno spettacolari, non c’è più.E’ rimasto il triplice giro che ogni compagnia compie intorno al Santuario prima di entrarvi. E’ un ulteriore atto di omaggio alla Vergine Celeste, quasi un’anticamera, prima di chiedere umilmente il permesso di essere ammessi al cospetto della Regina del Cielo.Tra le usanze religiose sopravvissute è da ricordare anche la benedizione dell’olio che ogni pellegrino riceve; come l’olio dell’umile e fortunato Strazzacappa, significa la fede, la speranza e la santa carità come ricorda la bellissima preghiera tramandataci dai pellegrini di Ripabottoni "Ora vi preghiamo di ungere la nostra anima con quell’olio che il semplice campagnolo detto Strazzacappa mise ad ardere per voi sull’albero. Perciò fate che nell’anima nostra non manchi mai l’olio della fede, l’unzione della ferma speranza e la fiamma della santa carità".

Casella di testo: posta@unangelo.it