Casella di testo: 21  aprile          metodi per diventare santi
Casella di testo: “Io non tento, o Signore, di sprofondarmi nei tuoi misteri, perché la mia intelligenza non è adeguata, ma desidero capire un poco della tua verità, che il mio cuore già crede ed ama. Io non cerco di comprenderti per credere, ma credo per poterti comprendere. “  (Sant’Anselmo di Aosta)

 “Io non tento, o Signore, di sprofondarmi nei tuoi misteri, perché la mia intelligenza non è adeguata, ma desidero capire un poco della tua verità, che il mio cuore già crede ed ama. Io non cerco di comprenderti per credere, ma credo per poterti comprendere. “ La scelta di questo santo nasce dalla lettura di alcuni articoli su Avvenire di martedì 4 marzo (inserto Agorà) dove si dibatteva del rapporto fede e ragione a partire da alcune riflessioni sull’Illuminismo ed attorno alla figure di due grandi autori quali Voltaire e Pascal. L’esaltazione della ragione umana non dovrebbe negare il Mistero che origina l’uomo e avvolge la sua esistenza (chi sono, da dove vengo, dove vado). Vi è poi una seconda motivazione: l’amore per la Chiesa che porto nel cuore come cristiano e come orionino e che ho scoperto anche nella figura di questo santo. Lo ricordava anche Don Orione in una sua lettera: “Tante volte, o caro mio figliuolo, hai protestato il tuo amore alla Chiesa di Roma, la Madre dei Santi, la Madre della nostra fede e delle nostre anime, e avevi giurato di essere tutto e sempre suo, e anelavi crescere a sostenere e la Chiesa e il Papa con le parole, con le opere e anche col martirio. Ebbene, o figliuol mio, di quel tuo amore, di tutta quella tua magnanimità, ti paghi oggi Gesù, Signor Nostro, “che nulla più ama, dice Sant’Anselmo, che la libertà della sua Chiesa”.

 La giovinezza di Anselmo si svolge tra le premure della madre

Anselmo è una tra le più grandi glorie del Piemonte e della Valle d’Aosta, essendo nato verso il 1033 ad Aosta da madre piemontese. I suoi genitori erano nobili e ricchi: sua madre Ermemberga era una perfetta madre di famiglia, mentre suo padre Gandolfo viveva immerso nei suoi impegni secolari. Anselmo sin dalla sua infanzia sognò di poter raggiungere Dio e nella sua semplicità ipotizzava che risiedesse sulla sommità delle montagne. Già avido di sapere, fu affidato ad un parente per un’accurata educazione, ma non essendo stato compreso dal brutale maestro cadde in una terribile crisi d’ipocondria. Per guarirlo occorsero tutto il tatto e l’amorevolezza della mamma, la quale finalmente lo affidò poi ai benedettini d’Aosta. All’età di quindici anni Anselmo iniziò a sentire il desiderio di farsi monaco, ma il padre non ne volle sapere preferendo farlo erede dei suoi averi. Le attrattive del mondo e le passioni prevalsero allora sul giovane, specialmente dopo la morte della madre. Il padre, che morì poi monaco, lo prese in tale avversione che Anselmo decise di abbandonare la famiglia e la patria in compagnia di un servo.

 All’abbazzia del Bec, Anselmo si distingue per la sua intelligenza
Dopo tre anni trascorsi tra la Borgogna e la Francia centrale, Anselmo si recò ad Avranches, in Normandia, ove venne a conoscenza dell’abbazia del Bec e della sua scuola, fondata nel 1034. Vi si recò per conoscere il priore, Lanfranco di Pavia, e restare presso di lui, come tanti altri chierici attratti dalla fama del suo sapere. I progressi nello studio furono tanto sorprendenti che lo stesso Lanfranco prese a prediligerlo ed addirittura a farsi coadiuvare da lui nell’insegnamento. In tale contesto Anselmo sentì rinascere in sé il desiderio di vestire l’abito monacale. Nel 1060 entrò nel seminario benedettino del Bec. Dopo
soli tre anni di regolare osservanza meritò di succedere a Lanfranco nella carica di priore e di direttore della scuola, visto che quest’ultimo era stato destinato a governare l’abbazia di Saint’Etienne-de- Caen. Nonostante il moltiplicarsi delle responsabilità, Anselmo non trascurò di dedicarsi sempre più a Dio ed allo studio, preparandosi così a risolvere le più oscure questioni rimaste sino ad allora insolute. Non bastandogli le ore diurne per approfondire le Scritture ed i Padri della Chiesa, egli soleva trascorrere parte della notte in preghiera e correggendo manoscritti.

Sant’Anselmo fu sicuramente un grande speculativo ma anche un grande direttore di anime

La fama del suo monastero si sparse ovunque ed attirò un’élite avida di scienza e di perfezione religiosa. Egli se ne occupava in prima persona con cura speciale. Molte delle sue 447 lettere mostrano l’arte che possedeva per guadagnare i cuori, adattandosi all’età di ciascuno e puntando sull’affabilità dei modi. Alla morte dell’abate Herluin, il 26 agosto 1078 i confratelli all’unanimità designarono Anselmo a succedergli. L’acutezza dell’intelligenza, la straordinaria dolcezza di carattere e la santità della vita gli meritarono un immenso ascendente tanto nel monastero quanto fuori. Intraprese relazioni con il maestro Lanfranco, nominato arcivescovo di Canterbury nel 1070, e collaborò all’organizzazione di alcuni monasteri inglesi: ciò gli permise inoltre di farsi conoscere dalla nobiltà del paese ed apprezzare dalla corte di Londra. Nel 1076 Anselmo pubblicò il “Monologion” per soddisfare il desiderio dei monaci di meditare sull’essenza divina. Questa sua prima opera si rivelò un capolavoro per la densità e lucidità di pensiero circa l’esistenza di Dio, i suoi attributi e la Trinità. Ad essa seguì il “Proslogion”, più celebre della precedente per l’assai discusso argomento che escogitò a dimostrazione dell’esistenza dell’Essere supremo, in sostituzione dei lunghi e noiosi ragionamenti che aveva esposto nel “Monologion”. “Dio è l’essere di cui non si può pensare il maggiore; il concetto di tale essere è nella nostra mente, ma tale essere deve esistere anche nella realtà, fuori della nostra mente, perché, se esistesse solo nella mente, se ne potrebbe pensare un altro maggiore, uno, cioè, che esistesse non solo nella mente, ma anche nella realtà fuori di essa”.

La nomina adarcivescovo di Canterbury e le difficoltà con i re inglesi

La fama di Anselmo si diffuse ancora di più in tutta Europa. Era talmente venerato e amato in Inghilterra che il 6 marzo 1093, in seguito alle pressioni dei vescovi, dei signori e di tutto il popolo, fu eletto dal re Guglielmo II il Rosso arcivescovo di Canterbury, sede ormai vacante dalla morte di Lanfranco avvenuta nel 1089. La situazione della Chiesa inglese era molto triste in quel periodo a causa della simonia, della decadenza dei costumi e della violazione della libertà religiosa da parte del re. Sant’Anselmo tentò di rimediare a tutto ciò, nella scia della riforma adottata da San Gregorio VII. Non destò quindi meraviglia se, nel 1095, scoppiò tra l’autorità secolare e quella religiosa un aspro conflitto circa il riconoscimento del pontefice Urbano II. Nulla convinse l’arcivescovo a recedere dal suo proposito e, dopo molte difficoltà, nel 1097 poté recarsi a Roma per consultare il papa stesso. Questi lo ricevette con grandi manifestazioni di stima e nel 1098 lo invitò al Concilio di Bari, convocato per ricondurre all’unità della Chiesa gli aderenti allo scisma consumatosi nel 1054 tra Oriente ed Occidente. Nel 1099 prese ancora parte al sinodo di Roma, in cui furono ribaditi i decreti contro la simonia, il concubinato dei chierici e la reinvestitura laica. Partì poi per Lione, ove fu però costretto a trattenersi poiché il re non lo autorizzava a tornare alla sua sede. Enrico Beauclerc successe al fratello Guglielmo sul trono inglese e, desiderando avere l’arcivescovo di Canterbury tra i suoi sostenitori, lo invitò a ritornare. Il nuovo sovrano non aveva però alcuna intenzione di rinunciare a spadroneggiare sulla Chiesa, motivo per cui nel 1103 Anselmo, inflessibile nella difesa dei suoi diritti, dovette una seconda volta andare in esilio a Roma. Dopo lunghe trattative con il nuovo papa Pasquale II, il sovrano rinunciò infine all’investitura dei feudi ecclesiastici e sant’Anselmo potè ritornare nella sua patria. Consumato dalla malattia, il 21 aprile 1109 morì. Nel 1163 Papa Alessandro III concesse all’arcivescovo Tommaso Bechet di procedere all’elevazione del suo predecessore, atto che oggi corrisponde alla canonizzazione. Sant’Anselmo è dottore della Chiesa.

Giuseppe Volponi su “Don Orione Oggi” aprile 2008

Sant’Anselmo

di Aosta

 

Vescovo e dottore della Chiesa

 

Aosta 1003

 

+ Canterbury (Inghilterra)

21 aprile 1109

Sant’Anselmo di Aosta

 

profilo curato da

Gianni Mangano

Messina, 2010