Casella di testo: 16  aprile          metodi per diventare santi
Casella di testo: “Non ti prometto la felicità di questo mondo, ma quella dell’altro” (N.S.di Loudes)

 È l’alba dell’11 febbraio 1858. A Lourdes, un villaggio a sud della Francia, alle pendici dei Pirenei, il tempo è nebbioso. Fa freddo. Una ragazza esce di casa per raccogliere legna, in compagnia della sorella e di una coetanea. In famiglia la chiamano Bernadette. Ha quattordici anni, ma si stenta a dargliene dodici per via della statura gracile e minuta (è alta un metro e quarantadue). Le ragazze arrivano al torrente Gave e lo attraversano per raggiungere la roccia di Massabielle, sull’altra sponda. Solo Bernadette si attarda: sa che non deve bagnarsi i piedi, per via dell’asma, di cui è sofferente fin da piccola. Finalmente si decide. Si è appena tolta la prima calza quando un improvviso fruscio, come “un colpo di vento”, richiama la sua attenzione. Bernadette guarda stupita: sull’altra sponda una luce dorata si diffonde nella cavità della roccia. Osserva meglio e vede una giovane “Signora”, non più alta di lei, bellissima, abbagliante, che le tende le mani in un gesto d’accoglienza e d’invito. Anni dopo, così ricorderà la scena la stessa protagonista: “Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. Misi le mani in grembo, dove trovai la mia corona del rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario, la visione subito scomparve”. È la prima di una lunga serie di apparizioni (saranno 18) che si succederanno tra la Vergine e la pastorella. In tutti gli incontri la Signora della Grotta rallegra la fanciulla con la luce del suo sorriso. Nel corso della terza apparizione, Aquerò, ossia “quella cosa”, come la chiama Bernadette, parla per la prima volta: “Non ti prometto la felicità di questo mondo, ma quella dell’altro”. Poi seguiranno richieste precise: alla nona chiede a Bernadette di “andare a bere alla fontana e lavarsi”, indicandole il fondo della grotta. Nel corso del decimo incontro Aquerò invita la giovane a “baciare la terra in penitenza per i peccatori”. In occasione della tredicesima apparizione Bernadette riceve un incarico: “andate a dire ai preti che vengano qui in processione e di costruire una cappella”. È alla sedicesima apparizione, il 25 marzo, che finalmente la Signora della Grotta svela il suo mistero: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Un ultimo incontro silenzioso, il 16 luglio, conclude la serie delle apparizioni. Maria non parla: sorride, diffonde bellezza, grazia e consolazione. Se si rilegge questa straordinaria esperienza secondo la logica umana c’è da restare attoniti: Bernadette non aveva proprio niente d’eccezionale. Era anzitutto malata, e lo sarà sempre: figlia di un mugnaio caduto in disgrazia, a sei anni è affetta da crisi d’asma; a 11 si ammala di colera. Riesce a guarire, ma la sua salute resterà gravemente compromessa (nel corso della breve vita ricevette per quattro volte l’estrema unzione!). A causa della grande povertà, la sua famiglia è costretta a vivere in luoghi malsani e umidi: al tempo delle apparizioni Bernadette vive in una prigione abbandonata, costituita da un’unica stanza, senza aria né luce, un “buco scuro e sozzo”, secondo le testimonianze. Lo stato miserevole della famiglia le impedisce di andare a scuola. Bernadette parla solo il dialetto e non il francese, perciò non è ammessa al catechismo. All’età di quattordici anni non sa ancora leggere né scrivere. Concluso il ciclo delle visioni Bernadette rimase per il resto della vita praticamente nell’ombra. Nel luglio 1866 lascia Lourdes per entrare nella congregazione delle Suore della Carità di Nevers. Diventa suor Marie-Bernard e conduce una vita di obbedienza e di semplicità, senza alcuna considerazione per quanto le è capitato, anzi, talvolta nell’indifferenza e nell’ostilità delle stesse consorelle. In occasione della sua professione religiosa la Madre Superiora la presentò al Vescovo con una espressione che sintetizza molto bene tale considerazione: “Monsignore, non è buona a niente!”. Ma, in fondo, era ciò che Bernadette desiderava: rimanere nascosta e dimenticata da tutti. In comunità riceve il compito di infermiera e di sacrestana: assolve il suo ufficio con umiltà e dedizione, passando dai vasi di fiori per la Vergine ai vasi da notte dei malati. Bernadette che ha contemplato la grazia e la bellezza del cielo si occupa adesso delle miserie e delle brutture della terra. Dal 1875 in poi la malattia non le diede pace: l’asma peggiorò e la tubercolosi ossea le provocò grandi sofferenze. Inchiodata al letto dalla malattia scrive: “Sono più felice con il mio Cristo sul mio letto, che una regina sul suo trono”. A chi le chiedeva il perché di quel nascondimento lontano dai luoghi famosi della sua infanzia rivelava: “Mi basta pensare alla Grotta per sentirmi in paradiso”. Sopportò tutto con grande rassegnazione e pazienza e morì il 16 aprile 1879, all’età di 35 anni. Gli unici mesi “straordinari” della sua vita furono quelli delle apparizioni; prima e dopo la sua vita fu monotona, ordinaria, segnata dal martirio quotidiano dell’invisibilità, del servizio e della sofferenza. Un giorno la Maestra di Noviziato che non credeva ai fatti di Lourdes affermò: “Se la Santa Vergine volesse apparire da qualche parte sulla terra perché dovrebbe scegliere una contadina grossolana e senza istruzione invece di una religiosa virtuosa e istruita?”. Era proprio vero: povera, malata, ignorante, ordinaria, debole, “buona a nulla”: così era Bernadette. Eppure la Regina del cielo scelse proprio questa “analfabeta” per farne la sua confidente e rivolgerle i suoi messaggi. In dialetto.

Alessandro Belano fdp, su

“Don Orione Oggi” - aprile 2004

la veggente

di Lourdes

 

S. Bernadette Soubirous

 

(1844 - 1879)