Casella di testo: 13 agosto        metodi per diventare santi
Casella di testo: ponimi Signore sulla bocca dell’inferno perchè io, 
per la tua misericordia, la chiuda (San Luigi Orione)

San Massimo il Confessore

Teologo bizantino

Costantinopoli 580 - Schemaris (Lazica), 13 agosto 662

 

San Massimo meritò dalla Tradizione cristiana il titolo di Confessore per l'intrepido coraggio con cui seppe testimoniare - "confessare" - anche con la sofferenza l'integrità della sua fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, Salvatore del mondo. Massimo nacque in Palestina intorno al 580. Fin da ragazzo fu avviato alla vita monastica e allo studio delle Scritture, anche attraverso le opere di Origene.

Da Gerusalemme Massimo si trasferì a Costantinopoli, e da li, a causa delle invasioni barbariche, si rifugiò in Africa. Qui si distinse con estremo coraggio nella difesa dell'ortodossia. Massimo non accettava alcuna riduzione dell'umanità di Cristo. Era nata la teoria secondo cui in Cristo vi sarebbe solo una volontà, quella divina. San Massimo capì subito che ciò avrebbe distrutto il mistero della salvezza, perché una umanità senza volontà, un uomo senza volontà non è un vero uomo, è un uomo amputato.

Quindi l'uomo Gesù Cristo non sarebbe stato un vero uomo, non avrebbe vissuto il dramma dell'essere umano, che consiste proprio nella difficoltà di conformare la volontà nostra con la verità dell'essere. Non si deve amputare l'uomo per spiegare l'Incarnazione; occorre solo capire il dinamismo dell'essere umano che si realizza solo uscendo da se stesso; solo in Dio troviamo noi stessi, la nostra totalità e completezza. Così si vede che non l'uomo che si chiude in sé è uomo completo, ma l'uomo che si apre, che esce da se stesso, diventa completo e trova se stesso, proprio nel Figlio di Dio trova la sua vera umanità. Per san Massimo questa visione non rimane una speculazione filosofica; egli la vede realizzata nella vita concreta di Gesù, soprattutto nel dramma del Getsemani. In questo dramma dell'agonia di Gesù, dell'angoscia della morte, della opposizione tra la volontà umana di non morire e la volontà divina che si offre alla morte si realizza tutto il dramma umano, il dramma della nostra redenzione. Il massimo della libertà è il "sì", la conformità con la volontà di Dio. Solo nel "si" l'uomo diventa realmente se stesso; solo nella grande apertura del "si", nella unificazione della sua volontà con la volontà divina, l'uomo diventa immensamente aperto, diventa "divino". Trasferendo la volontà umana nella volontà divina nasce il vero uomo, è così che siamo redenti. Nel 649 prese parte attiva al Concilio Lateranense, indetto dal Papa Martino I a difesa delle due volontà di Cristo, contro l'editto dell'imperatore, che -pro bonopacis - proibiva di discutere tale questione. Nel 662, Massimo, opponendosi all'imperatore, continuava a ripetere: "È impossibile affermare in Cristo una sola volontà!" (cfr PG 91, cc. 268-269). Così, insieme a due suoi discepoli, entrambi chiamati Anastasio, Massimo fu sottoposto a un estenuante processo. Il tribunale dell'imperatore lo condannò, con l'accusa di eresia, alla crudele mulilazione della lingua e della mano destra - i due organi mediante i quali, attraverso le parole e gli scritti, Massimo aveva combattuto l'errata dottrina dell'unica volontà di Cristo. Infine il santo monaco, così mutilato, venne esiliato nella Colchide, sul Mar Nero, dove morì.

Quello di san Massimo non è mai un pensiero solo teologico, speculativo, ripiegato su se stesso, perché ha sempre come punto di approdo la concreta realtà del mondo e della sua salvezza. All'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, Dio ha affidato la missione di unificare il cosmo. E come Cristo ha unificato in se stesso l'essere umano, nell'uomo il Creatore ha unificato il cosmo. Egli ci ha mostrato come unificare nella comunione di Cristo il cosmo e così arrivare realmente a un mondo redento. A questa potente visione salvifica fa riferimento uno dei più grandi teologi del secolo ventesimo, Hans Urs von Balthasar. E così appare chi è veramente l'uomo, come dobbiamo vivere per rispondere alla nostra vocazione. L'universale "sì" di Cristo, ci mostra anche con chiarezza come dare il collocamento giusto a tutti gli altri valori. Pensiamo a valori oggi giustamente difesi quali la tolleranza, la libertà, il dialogo. Tutti questi valori sono grandi e fondamentali, ma possono rimanere veri valori soltanto se hanno il punto di riferimento che li unisce e da loro la vera autenticità. Gesù Cristo è il punto di riferimento che da luce a tutti gli altri valori.

 

Catechesi del Papa del 25 giugno 2008, su “Aggangio”, mensile del Movimento pro-sanctitate, novembre 2008

Casella di testo: Martirologio Romano: Nella fortezza di Schemaris presso la riva del fiume Tzkhenis Dsqali sulle montagne del Caucaso, transito di san Massimo il Confessore, abate di Crisopoli vicino a Costantinopoli: insigne per dottrina e zelo per la verità cattolica, che per avere strenuamente combattuto contro l’eresia monotelita subì dall’imperatore eretico Costante l’amputazione della mano destra; insieme a due discepoli, entrambi di nome Anastasio, fu poi relegato, dopo un duro carcere e numerose torture, nella regione di Lesghistan, dove rese lo spirito a Dio.